Shining

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ShiningShining è una tra le opere più famose di Stephen King e probabilmente (almeno questa è la mia opinione) la sua fama è dovuta al film realizzato da Kubrick, pellicola che il romanziere non ha proprio apprezzato (anzi, l’ha criticato di brutto). Sinceramente, l’ho trovato un buon libro, ben fatto, con un approfondimento dei personaggi pregevole, specie in quello di Jack Torrence, ma non un capolavoro e devo ammettere che mi ha colpito di più il film, almeno per quanto riguarda l’horror (sì, l’opera di Kubrick fa più paura): l’elemento orrorifico è presente, ben incarnato dalla nefasta figura dell’hotel e delle presenze che lo infestano, ma non è così dominante come nel film.
Tuttavia, non posso negare che il personaggio di Jack, padre del piccolo Danny che si rincontrerà in Doctor Sleep, è davvero ben caratterizzato e King ha ben mostrato come alla fine sia caduto nelle mani dell’hotel e delle sue presenze: Jack ha avuto un padre alcolizzato e violento, che picchiava lui, la madre e i fratelli, e benché abbia provato a non essere come lui, causa insuccessi, sconfitte dalla vita, col tempo lo è diventato. Jack ha provato a vivere di scrittura, è stato insegnante (in questo si rivede una parte di King), ha avuto anche dei piccoli successi, ma non è riuscito a sfondare, e questo non ha fatto che acuire quei moti rabbia che alle volte vanno oltre il suo controllo, facendogli fare delle cose di cui si è poi pentito (come l’aver rotto un braccio al figlio solo perché aver sporcato delle pagine di un suo manoscritto). Il dramma di Jack è che è un brav’uomo, che vuole bene alla sua famiglia e s’impegna per sostentarla, ma i suoi problemi alla fine hanno avuto la meglio, facendolo scivolare sempre più in basso e l’andare all’Overlook Hotel è stato per lui il colpo di grazia, perché questo è un luogo maledetto, dove sono stati commessi omicidi, dove sono stati condotti affari sporchi, malavitosi, dove ci si è dati a bagordi e vizi di ogni genere. L’hotel e le sue presenze prendono di mira Jack perché hanno capito che lui è il punto debole per arrivare al loro vero obiettivo, che altro non è che il figlio Danny, dato che è un forte possessore di aura (o luccicanza, a seconda di come viene tradotto), un potere di telepatia e preveggenza da cui le presenze dell’hotel sono attratte.
Sempre più indebolito, Jack viene posseduto sempre più dalle cose nell’albergo, divenendo una loro estensione, dando così la caccia alla moglie e al figlio. Le sue paure di tornare a essere alcolizzato, di vedere la moglie divorziare da lui e perdere il figlio, tutto viene dimenticato, l’unica cosa che conta è scatenare la violenza che l’hotel vuole da lui. Non dico nulla del finale, anche se, dopo più di quarant’anni non sarebbe più spoiler; quello che posso tranquillamente dire è che finale del libro e finale della pellicola sono diversi.
Di Shining più che la parte horror ho apprezzato come sono state affrontate le paure, i timori, le angosce, della famiglia Torrence. Di Jack ho già parlato, ma sono ben mostrati anche il rapportarsi di Danny con le visioni che vengono dal suo potere, gli incubi ricorrenti che ha di violenza e morte, il suo essere molto legato al padre e vederlo divenire quel mostro che non è mai stato; per non parlare di Wendy, in apparenza debole e sottomessa al marito, che mai è riuscita a imporsi ed è sempre sminuita da una madre che le addossa colpe che non ha, ma che riesce a trovare una forza che non credeva di avere nel momento del bisogno. Shining si può definire un dramma familiare, fatto di problemi come violenza domestica, alcolismo, consapevolezza di star distruggendo tutto quello che si è creato, paura del divorzio e dell’abbandono, di affrontare mondi che ancora non si comprendono perché troppo piccoli per certe cose; certo l’ombra dell’hotel maledetto fa la sua parte, ma non è così protagonista, a mio avviso, come da certi è stato fatto passare.

2 pensieri su “Shining”

  1. AndreaNo Gravatar

    Ho amato molto il romanzo (nel corso degli anni l’ho letto due volte). Per quanto riguarda il film, invece, non posso dare giudizi perché non l’ho mai terminato: mi sono addormentato ogni volta.
    Solo un appunto: la fama di King non è arrivata col film di Kubrik ma era già enormemente famoso da prima. Il film ha senz’altro contribuito a consolidare la sua figura nella cultura pop di massa, ma King era già considerato il “re del horror” e un autore da bestseller internazionali: Carrie, Salem’s Lot, The Stand, lo stesso romanzo Shining. Insomma, King sarebbe stato King anche senza Kubrik, a mio avviso.

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