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Sottoterra. Parte 1

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Tutte le lampade della Caraffa Schiumosa erano accese, rischiarando la pietra delle pareti e il legno del soffitto. Uomini sorseggiavano birra al bancone, accompagnati dall’odore di stufato che proveniva dalla cucina. Le cameriere sgusciavano tra i tavoli con piatti fumanti sulle mani.
Seduto in un angolo del locale, Reinor era in compagnia dei resti della cena. Era nella locanda da un’ora prima del tramonto, orario convenuto con Darden per incontrarsi; vedendo il suo ritardo, aveva ordinato: sicuramente era stato trattenuto dai suoi impegni.
La figura corpulenta dell’amico comparve nella sala. Con alcuni cenni attirò la sua attenzione.
Il mercante arrivò al tavolo trafelato, sedendosi con un sospiro di sollievo e asciugandosi con un fazzoletto il sudore che scendeva dalla fronte.
«Che corsa per arrivare.» Le parole gli uscirono in uno sbuffo.
«Potevi evitartela, visto che l’ora dell’appuntamento era passata» commentò Reinor.
«L’ingratitudine non ha limiti a questo mondo. Uno si preoccupa, fa di tutto per mantenere i propri impegni e viene ripagato con risposte pungenti e incomprensione» rispose melodrammatico Darden.
Reinor sorrise: cercando di sdrammatizzare ogni cosa, Darden riusciva ogni tanto a farlo sorridere. Un evento raro, specie negli ultimi tempi.
Darden continuò la filippica con fare sconsolato. «Sei ancora giovane per capire gli impegni gravosi che comportano gli affari e non sai ancora cosa significa portare avanti con dedizione e passione il lavoro di una vita…»
«Risparmiami: non ho fatto nulla di grave per meritarmi una simile punizione» lo fermò Reinor prima che l’amico mettesse in atto una commedia, chiamando al tavolo una cameriera. «Un piatto di stufato e una birra» ordinò. «Speriamo che con la bocca piena la smetterai di lamentarti» borbottò.
«Guarda che ti ho sentito!» Darden si raddrizzò sulla sedia. «Dovresti avere più rispetto per gli anziani.»
«Hai ragione, ma c’è un piccolo particolare da considerare: tu non lo sei» puntualizzò Reinor.
Darden alzò le mani in segno di resa. «Devi sempre avere l’ultima parola, vero? Speriamo che la cena sia buona, visto che la compagnia non è delle migliori.»
Reinor rise davanti alla sua faccia teatralmente immusonita.
Non parlarono più finché Darden non ebbe consumato il pasto. Reinor s’immerse nei suoi pensieri, estraniandosi dai rumori della folla. Come alle volte accadeva, mentre teneva lo sguardo fisso davanti a sé, una sensazione strana fece capolino: era come se la sua mente fosse attirata in una spirale e più vi si addentrava, più perdeva contatto con la realtà e con se stesso, come se stesse per dissolversi. Ma prima che iniziasse una discesa che ben conosceva, fu riportato alla realtà dal sospiro compiaciuto di Darden che aveva terminato la cena.
«Quello che ci voleva dopo una dura giornata di lavoro.» Darden si massaggiò l’addome sporgente.
«Quale lavoro?» lo punzecchiò Reinor.
«Caro ragazzo, devi sapere che per portare avanti buoni affari occorre dimestichezza nella contrattazione. Occorre pazienza e tatto, trovare le parole giuste al momento giusto. La mente è sempre sotto pressione, sempre allerta, e richiede un gran dispendio di energie» spiegò il mercante con sicumera.
«Non metto in dubbio l’intellettualità del tuo lavoro, anzi direi che il tuo essere rispecchia pienamente il lavoro che pratichi.» Reinor fece cadere lo sguardo sull’addome prominente.
Darden sorrise compiaciuto, convinto per una volta che fosse riconosciuto un suo ragionamento: quando si accorse dell’allusione che Reinor stava facendo, assunse uno sguardo offeso.
«Quando la smetterai di prenderti gioco di me, ragazzo?»
«Quando la smetterai di prenderti troppo sul serio» rispose serafico Reinor.
«Senti chi parla di non prendersi sul serio: quello che affronta ogni situazione come se fosse una guerra. Non sei la persona adatta a fare queste osservazioni.»
Reinor non ribatté, sapendo che c’era verità in quella battuta.
«A proposito di cose serie» Darden assunse il tono pacato che riservava a particolari occasioni. «Non potrò accompagnarti nel proseguimento del viaggio.»
Reinor accolse la notizia senza scomporsi, lasciando l’amico proseguire.
«Dagli incontri avvenuti in questi giorni sono scaturiti nuovi contatti che paiono essere promettenti.» Bevve un sorso di birra. «È un risvolto inaspettato, ma benvenuto: il cosiddetto colpo di fortuna che noi mercanti aspettiamo sempre. Gli affari andranno in porto, ne sono sicuro, tuttavia non si concluderanno velocemente. Potrebbero occorrere diverse settimane e non credo tu sia propenso a stare fermo così a lungo.»
«Non c’è niente che questa cittadina possa darmi, a parte un pasto caldo e un letto. Restare sarebbe solo uno spreco di tempo» disse con calma Reinor.
«Sapevo che avresti risposto così.» Darden batté la mano sul tavolo, con un sorriso compiaciuto. «Ed è per questo che ho già trovato una soluzione: sono venuto a sapere che fra due giorni una piccola carovana partirà per Womb Rendin. Ho fatto domande e non hanno nulla in contrario ad avere con loro un altro viaggiatore.» Tamburellò le dita sul legno. «Avrei preferito accompagnarti, ma gli eventi non sono andati come programmato. Però arriverai a poca distanza da Hatieven senza fatica Allora, che ne dici?»
Reinor soppesò la proposta. «Va bene: è la soluzione più conveniente per entrambi.»
«Davvero non ti dispiace che non riesca ad accompagnarti?»
«Da quando esiste un mercante che antepone i sentimenti agli affari?» s’informò Reinor.
«Ecco il risultato di essersi preoccupato per qualcuno: malignità e diffidenza.» Darden riprese a recitare la parte drammatica.
«Va bene, basta che non ricominci a fare la vittima» rispose divertito l’Usufruitore. «Piuttosto dimmi l’ora e il luogo dove dovrò trovarmi per unirmi alla carovana.»
«Avrai tutte le informazioni che ti servono, ma per il momento godiamoci la serata. Ragazza, altra birra!» esclamò levando il boccale vuoto mentre una cameriera passava dalle sue parti.

La mattina di due giorni dopo Reinor era su una larga strada che conduceva alla porta nord di Nhal, il ritrovo della carovana. I carri erano allineati vicino ai palazzi, con gli uomini intenti a terminare i preparativi per la partenza. Rimanendo presso l’angolo della strada, evitò di essere risucchiato in quella che ormai era una scena familiare: nell’arco di un mese era la terza volta che assisteva alla partenza di una carovana.
Una mano gli scosse la spalla. «Aspetti che partano, per poi corrergli dietro? O hai cambiato idea e deciso di rimanere a tenermi compagnia?»
«Nessuna delle due» rispose alzando lo sguardo su Darden. «Aspetto che si calmi il trambusto.»
«Si vede che non hai la stoffa per diventare un mercante: tutto questo è la nostra linfa vitale.»
«Non ho mai detto di volerlo diventare» si schernì Reinor.
Una sonora risata scosse il corpo dell’omone. «Seguimi, ti faccio conoscere la persona con cui viaggerai.»
Si fecero largo fra la folla di mercanti e lavoratori, arrivando all’inizio della colonna, fermandosi vicino a un carro coperto da un pesante telo cerato. Un uomo con larghi pantaloni bianchi e una blusa indaco che metteva in risalto la carnagione olivastra stava sistemando il carico di botti.
«Mastro Cander» chiamò Darden.
Un volto sulla cinquantina, con capelli crespi e folti baffi, si voltò a osservarli.
«Signor Darden.» L’uomo porse la mano al mercante.
«Ecco l’amico di cui le ho accennato qualche giorno fa.» Darden presentò l’Usufruitore.
«Giusto in tempo per la partenza; puoi sistemarti sul sedile del conducente o nel retro se vuoi dormire durante il viaggio.»
«È ora di salutarci» disse Darden. «Ti raggiungerò a Hatieven una volta conclusi i miei affari.»
«Bada di non diventare troppo ricco» Reinor accennò un sorriso.
«E tu accantona per un po’ gli studi e lasciati vivere» controbatté il mercante. «E non cacciarti in qualche guaio.» La sua risata risuonò mentre si allontanava.
Reinor andò a sistemarsi sul carro, mentre la colonna lentamente si avviava verso la porta. Si voltò a dare un ultimo sguardo alla città: nel punto dove era stato pochi istanti prima vide Darden che assisteva all’allontanarsi della carovana. Con un cenno della mano lo salutò prima che le mura lo celassero alla vista.

La giornata, la quinta dopo aver lasciato Nhal, era cominciata come al solito all’alba, con l’odore dei fuochi che andava a risvegliare i viaggiatori ancora sotto le coperte. Subito dopo la colazione, la carovana s’inoltrò nella piana che si stendeva oltre la zona collinare circostante Nhal.
Reinor non si unì alle conversazioni dei compagni di viaggio, restando all’interno del carro a studiare sui libri e a meditare. Uscì quando la calura del giorno cominciò ad attenuarsi, portandosi a fianco del conducente. Il villaggio che avevano scorto due ore prima stava scorrendo alla loro destra, uscendo dal campo visivo.
«Credevo che ci saremmo accampati per la notte nei pressi di quel piccolo centro abitato.»
«Avremmo anticipato la sosta, perdendo tre ore di marcia inutilmente» spiegò Mastro Cander. «La regione è tranquilla: possiamo fermarci in qualsiasi luogo senza correre pericoli.»
Stava per perdersi nelle sue riflessioni quando vide sporgere oltre la linea della carovana la sagoma di uno dei carri più avanzati: la struttura di legno rimase per una frazione di secondo sospesa in un’inclinazione innaturale, poi si piegò di lato, andandosi a schiantare al suolo e accartocciandosi su se stessa. Le assi del piano si divelsero, andando a mescolarsi con la merce rotolata sul manto erboso.
Il carro subito dietro seguì la stessa sorte.
La carovana si trasformò in una cacofonia d’urla e nitriti spaventati. I passeggeri dei mezzi ribaltati furono aiutati a riprendersi, i cavalli liberati dai finimenti ingarbugliati. L’incidente non aveva causato ferite ad animali e persone. Gli unici a riportare danni erano stati i carri: le assi dei pianali, i semiassi e i raggi delle ruote erano spezzati; niente d’irreparabile, ma occorreva tempo per rimetterli in sesto.
Reinor rimase a fissare la voragine che si era aperta al loro passaggio mentre le merci venivano recuperate. “Delle semplici piogge non possono causare un simile fenomeno, a meno che sotto il terreno non ci sia uno spazio vuoto, come delle tane di animali. Ma quali bestie possono scavare simili buche sotto il suolo?”
Con sua sorpresa la carovana ripiegò verso il villaggio.
«Non possiamo trasportare per tutto il tragitto la merce degli altri mercanti» disse Mastro Cander anticipando la sua domanda. «I carri devono essere riparati, ma ci manca il materiale per farlo: al villaggio possiamo procurarcelo, così da poter ripartire nell’arco di qualche giorno.» Fece una smorfia di disapprovazione. «Un ritardo non preventivato.»
Reinor accolse la notizia restando in silenzio.

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