Tra i film che ho visto di M. Night Shyamalan, Old è quello che mi ha lasciato meno di tutti (si può dire che praticamente non mi detto o lasciato nulla): tutto troppo veloce per lasciare dentro qualcosa, per creare pathos, atmosfera, per far affezionare ai personaggi.
La trama è piuttosto semplice: una famiglia con due figli va in un resort tropicale e, su consiglio del direttore, visita una spiaggia isolata vicino a una riserva naturale, un posto esclusivo, riservato a pochi. Lì incontreranno altre persone già presenti. Un luogo paradisiaco per una vacanza fantastica, ma le cose cambiano di colpo quando in acqua vicino alla spiaggia viene ritrovato il cadavere di una ragazza; già di per sé la cosa è inquietante, ma lo diventa ancora di più quando dopo poco del cadavere non rimangono che le ossa: il corpo si è decomposto a velocità impressionante.
Come è impressionante il modo in cui i bambini crescono: in breve si ritrovano adolescenti. Ben presto si capisce che in quella spiaggia il tempo scorre diversamente: una mezz’ora corrisponde a un anno. Il problema è che non si può lasciare quel luogo, se ci si prova si perdono i sensi e ci si ritrova sulla spiaggia.
Le cose precipitano: chi muore tentando si scappare, chi per le patologie che ha, chi impazzisce e uccide. Rimangono soltanto i due figli della coppia, diventanti ormai adulti, che, grazie a un aiuto esterno, riescono a trovare il modo di lasciare la spiaggia, tornando al resort e facendo scoprire che si tratta di una copertura per un laboratorio dove si conducono esperimenti su ospiti ammalati: la spiaggia, visto come il tempo scorre velocemente, serve per testare su queste cavie inconsapevoli dei nuovi farmaci, così da non dover attendere anni per vedere dei risultati.
Shyamalan in un’intervista disse che il film «Riguarda sicuramente il nostro rapporto con il tempo e, secondo me, il nostro rapporto disfunzionale con il tempo che tutti noi abbiamo. Fino a quando non saremo costretti a esaminarlo, che si tratti di una pandemia o dei fattori che si trovano in questa situazione, questi personaggi sono intrappolati su questa spiaggia e devono riflettere sulla loro relazione nel tempo. Vedi alcuni personaggi incapaci di affrontare questo problema, e poi alcuni personaggi trovano pace. Perché hanno trovato la pace e come hanno trovato la pace in mezzo a tutto questo caos? Quindi c’è questa conversazione al riguardo, quella che sto avendo di me stesso con il tempo». Ma devo essere sincero, a me Old non ha fatto pensare a tutto ciò, nel film non ho trovato nulla di quanto il regista afferma: avviene tutto troppo in fretta perché le cose possano colpire lo spettatore. Anche i drammi che vivono i personaggi, appaiono, scompaiono e vengono elaborati in pochi istanti, come se niente fosse. Tutto è così frettoloso che non rimane nulla; nel giro di una giornata gli unici due sopravvissuti passano da bambi a cinquantenni e la battuta che riescono a dire è “andrà tutto bene”: la cosa mi lascia alquanto perplesso, dato che ci si è persi le esperienze di una buona metà della vita.
Old è stato candidato nel 2022 come miglior film thriller ai Saturn Award ma o non c’era niente di meglio oppure io e la critica abbiamo punti di vista differenti.






.jpg)
.jpg)















Sul rapporto che abbiamo con il tempo ci ho addirittura scritto un libro, ma questo film non mi ha convinto moltissimo. La logica zoppica in più punti.
Il regista ha fatto film migliori, questo non appartiene a tale categoria.