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I fuoristrada si arrestarono vicino ai palazzi diroccati. Le portiere si aprirono, facendo scendere i passeggeri.
«Venite qua.»
I ragazzi si raggrupparono attorno all’istruttore.
«Da questo punto dovrete cavarvela da soli, perciò, niente sbruffonate Jordan.» L’istruttore volse lo sguardo sul più muscoloso del gruppo.
«Certo, signore» il ragazzo fece un sorriso smagliante.
Il cipiglio dell’istruttore si accentuò. «Non siete in simulazione: qui i pericoli sono reali. Se farete errori, ne pagherete le conseguenze.» Volse lo sguardo su ognuno dei ragazzi. «Questa esperienza vi farà capire i vostri limiti, oltre che a conoscervi meglio.» Fece un passo avanti. «Credete che questo discorso sia una cazzata, ma vi sbagliate: nessuno conosce veramente se stesso se non quando affronta le difficoltà. In questi momenti si dimostra chi si è davvero.» Sbuffò. «Una di queste volte, Jordan, quel tuo ghigno cretino ti svanirà dalla faccia.»
Jordan volse lo sguardo verso le ragazze, facendo l’occhiolino. «Ma così perderei tutto il mio fascino.»
«No, solo la tua deficienza. C’è da sperare che questo avvenga prima che ti faccia ammazzare. O faccia ammazzare qualcuno dei tuoi compagni.» L’istruttore mantenne l’espressione severa, costringendo i ragazzi ad abbandonare ogni traccia di divertimento. «Il mondo esterno non è l’Ateneo: si muore, anche se si è preparati e addestrati. Entrate nell’ottica d’idee che tutto è ostile. Non abbassate mai la guardia. Non sottovalutate nessun ostacolo. Anche se vi sentite forti, sappiate che c’è sempre qualcuno più forte di voi.» Estrasse da una tasca della giacca un foglio di carta. «Per questo dovete imparare anche a fare affidamento sugli altri e a cooperare.»
«Questo vuol dire…» intervenne il ragazzo a fianco di Jordan.
«Esatto, Angus: lavorerete in coppia. E sarete suddivisi per quadranti.» L’istruttore cominciò a leggere. «Marcus e Jeanna: siete assegnati a quello orientale. Hanin e Jordan, meridionale. Angus e Vander, settentrionale. Maresca e Lanicia, occidentale.»
«E qual è l’obiettivo dell’esercitazione?» domandò Marcus.
L’istruttore rimise il foglio nella tasca. «Sopravvivere per i prossimi tre giorni.» Si diresse verso i fuoristrada, dove i conducenti stavano aspettando di ripartire.
«Potremmo tornare indietro ed evitare i pericoli» disse Jordan incrociando le braccia sul petto.
«Potreste» convenne l’istruttore. «Ma senza la Pietra del Passaggio nascosta in ciascun quadrante, non riuscirete a superare la barriera posta prima del ponte» aggiunse prima di richiudere la portiera.
Gli otto rimasero a osservare i mezzi fino a quando non li videro scomparire oltre la curva che portava al bosco.
«Beh» fece Marcus «non ci resta che dirigerci alle zone assegnateci.»
«Che fretta hai?» domandò Jordan.
«Siamo in uno spazio aperto» gli fece notare Marcus. «Non è sicuro restare esposti così a lungo.»
«Rilassati» lo esortò Jordan. «Goditi un po’ di libertà: sono settimane ormai che non facciamo che sgobbare con gli allenamenti.»
«Potrebbero esserci dei pericoli» obiettò Maresca.
«Avranno controllato l’area prima di portarci qui. Non ci sarà nulla che non sapremo affrontare.» Jordan fece un po’ di stretching per le braccia. «Senza adulti tra i piedi, sarà una scampagnata, non c’è niente di cui preoccuparsi.»
Jeanna serrò le labbra, pronta per rispondergli per le rime quando Vander la superò, dirigendosi verso nord senza dire una parola.
«Aspettami!» Angus si affrettò a raggiungerlo.
I sei restanti rimasero in silenzio alcuni secondi, fissando i compagni che si allontanavano verso il quadrante loro assegnato.
Jordan sbuffò. «Tanto vale fare lo stesso: qui non c’è nulla da vedere.»

Erano passate ore, ma nessuna traccia della Pietra.
«L’hanno nascosta bene» borbottò Jordan osservando il dedalo di vicoli che si dipanava tra i palazzi.
«Che ti aspettavi?» sbuffò Hanin. «Avranno anche sistemato una rete d’energia in grado di rilevare i nostri tentativi con il Potere di scovarla.»
«Un sistema d’allarme capace di attivare trappole o di far convergere su di noi creature ostili» terminò Jordan per lui.
«La seconda» disse Hanin. «Al livello in cui siamo, crolli ed esplosioni non sono un ostacolo.»
Jordan sputò per terra. «Possono aver pensato a usare i gas.»
Hanin analizzò la questione. «Lo scopo è addestrarci, non eliminarci. Gli unici gas che potrebbero usare sono quelli soporiferi, ma addormentarci non servirebbe al loro scopo.»
«Forse è questo che vogliono farci pensare: ritenere che ci andranno leggeri per non farci male. E così, sottovalutando la situazione, finire per fregarci in maniera idiota.»
I due avanzarono lungo la strada dissestata, lanciando rapide occhiate alle carcasse arrugginite delle auto, scrutando i palazzi dalle facciate piene di crepe.
«Ti sei mai chiesto com’è successo tutto questo?» domandò Hanin.
«Anche tu non stai attento alle lezioni di storia?» sorrise divertito Jordan.
Hanin gli scoccò un’occhiataccia. «So benissimo del conflitto che gli uomini del passato hanno scatenato e di quello che ha portato. Quello che mi chiedo è come hanno fatto a non rendersi conto di dove le loro azioni li avrebbero fatti giungere.»
«Forse è stata arroganza. Forse idiozia. Oppure cecità» spiegò Jordan. «La gente del passato agiva in preda agli istinti, alle passioni. Probabilmente ha perso contatto con la realtà, ritenendosi intoccabile e capace di tutto.» Lanciò uno sguardo ai palazzi circostanti. «Ha limitato la sua intelligenza in spazi sempre più angusti, proprio come gli appartamenti di questi edifici. Così facendo ha ristretto la sua visuale, fino a quando non è riuscita a vedere oltre il suo naso.»
«Pensi sia andata così?»
«Quando non conosci nemmeno te stesso, è inevitabile andare incontro a qualcosa di male.»
Aveva appena finito di parlare che Maresca e Lanicia li raggiunsero trafelate. Le due stettero a lungo con le mani appoggiate sulle ginocchia e il capo chino, il petto che si alzava e abbassava velocemente.
Hanin e Jordan si scambiarono una lunga occhiata, aspettando che si riprendessero.
Quando Maresca e Lanicia si sollevarono, poterono vedere il sudore imperlare la loro fronte e scorrere sulle guance sporche di terra fino a discendere sul collo. I loro vestiti erano strappati e infangati, ma non sembravano aver riportato ferite.
«Come avete fatto a ridurvi così?» domandò Jordan.
Le ragazze lanciarono un’occhiata alle loro spalle, come se si aspettassero di veder comparire qualcosa all’incrocio.
«Non so che cos’erano» rispose Maresca affaticata. «Sono comparse dalle ombre senza che ci accorgessimo della loro presenza. Sembravano fumo.»
«Le abbiamo colpite con il Potere: si dissolvevano in uno sbuffo ma si riformavano dopo pochi istanti» continuò Lanicia.
«Non credevo gli istruttori si spingessero a tanto» disse pensieroso Hanin.
«La prova non c’entra nulla.»
La voce di Vander li fece sobbalzare: il compagno li raggiunse a passo spedito, seguito a ruota da Angus, Marcus e Jeanna.
«Che cosa stai dicendo?» chiese Jordan.
«Ha ragione: non ho mai visto creature del genere durante l’addestramento. Anzi, non ne ho nemmeno letto» disse Marcus.
«E allora da dove spuntano fuori?» domandò Hanin.
Vander indicò la periferia del quartiere, dove una coltre bianca e fumosa si stava ammassando. «Dalla nebbia.» Fermò Jordan prima che potesse parlare. «Non è normale: quando essa appare, succedono delle cose. È come se si aprissero delle porte, delle finestre che si affacciano su altri mondi, facendo arrivare il loro alito su di noi. Un sospiro capace di mutare la realtà.»
«In che senso?» chiese Maresca.
«Gente scompare, creature mai viste arrivano» Vander strinse le labbra.
«Se le cose stanno così, gli istruttori interverranno» intervenne Lanicia.
Vander scosse il capo. «Non so nemmeno se siamo ancora sul nostro mondo.» Vide lo sguardo esterrefatto degli altri. «Siamo davvero isolati: non possiamo contare sull’aiuto di nessuno.»
«Che cosa facciamo ora?» chiese in un sussurro Angus.
Vander storse la bocca, spuntando per terra. «Vediamo se davvero siamo Usufruitori.»

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