A trenta secondi dalla fine è uno dei pochi film che non mi stanco mai di guardare ed è uno di quei film dove praticamente tutto funziona: trama, personaggi, fotografia. Penso che non sia un film per tutti, ma ugualmente lo consiglierei di vedere, anche se so che ad alcuni potrebbe dire poco o niente, forse perché una pellicola del genere fa più presa su chi si sente prigioniero di qualcosa, di legami, di situazioni. Vero, A trenta secondi dalla fine è una denuncia sulle dure condizioni che i detenuti sostengono in certe prigioni (in Italia la cosa sarebbe molto attuale per il sovraffollamento delle carceri), ma penso che ciò che lo fa funzionare davvero sia il personaggio di Manny (interpretato da un grande John Voight), un uomo violento, facile all’ira, che non si è mai saputo adattare alla società, a trovare un suo posto nel mondo, che non si è mai piegato al sistema, alle regole. Pensare che Manny però sia un pazzo è sbagliato: Manny è un uomo capace di andare in profondità, toccare tasti cui pochi riescono a raggiungere, non vive di sogni, non ha illusioni, infatti sa benissimo cosa va incontro, cosa lo aspetta. Volendo, se si è sinceri con se stessi, è anche uno specchio per tante persone che fanno un lavoro che non gli piace, che li rende insoddisfatti, che fa provare rabbia perché lo si deve fare per sopravvivere. Il dialogo tra Manny e Buck, il suo compagno di fuga dal carcere, mentre sono sul treno che hanno scelto per scappare, rende ampiamente l’idea.
“Ah, Manny, ci sarebbe un colpo a San Francisco: mezzo milione di dollari, le buste paghe di uno zuccherificio. E’ quello che ho sempre sognato: un colpo fantastico e poi mettermi a riposo. Non dover far più niente. Ah, cazzo, me ne andrei a Las Vegas con tanti di quei soldi in tasca da permettermi tutte le puttane che voglio. Che bello…ho passato tutte le notti a sognare di fare quello che voglio.”
“Sognare?”
“Sì.”
(Manny sputa a terra) “Sognare…STRONZATE…Non farai mai niente del genere. Te lo dico io cosa farai: ti troverai un lavoro. ECCO cosa farai, ti troverai un lavoro, uno di quei lavori che può trovare uno come noi. Passare le giornate a lavare le tazzine in un bar o a pulire i cessi. E ti aggrapperai a quel lavoro come se fosse oro, perché è oro: questo devi imparare. Quello è oro. OH! DEVI starmi a sentire! E quando il padrone entra a fine giornata, e viene a vedere come hai lavorato, TU non lo guarderai negli occhi. GUARDERAI per terra, perché avrai una gran voglia di saltargli addosso, sbatterlo per terra e farlo urlare. E farlo supplicare e piangere. E così guarderai per terra, perché avrai paura di farlo: QUESTA è la vita che ti aspetta, stronzo.
Lui si guarderà intorno per controllare quello che hai fatto e dirà: Oh, c’è ancora una macchiolina,laggiù. CRISTO, è possibile che non l’hai vista? PRIMA di andare via, quella me la levi!
Reprimerai la rabbia che ti sale al cervello e pulirai quella macchia, ecco; pulirai quella macchia bene, finché non diventerà bello lucido.
E il venerdì, ritirerai la tua busta paga. SE TU ci riuscissi, SE TU ci riuscissi, potresti diventare presidente di una banca, quello che vuoi! Se riesci a farlo.”
“NON IO, amico. IO non voglio fare quella vita di merda! Allora me ne rimanevo in galera.”
“Allora peggio per te,ragazzo. Peggio per te.”
“TU la faresti quella vita di merda?”
“Magari potessi…Magari potessi.”
Un dialogo per me tra i meglio riusciti del film, che, oltre a far ragionare sul fare lavori che non piacciono e cosa fanno provare, mostra parte della natura del protagonista, che non è solo l’uomo che vuole vivere senza regole, ma un individuo che sa che per lui non c’è un posto dove andare, dove restare, dove crearsi una vita, dove trovare pace. Una pace che troverà solo alla fine, dopo il confronto con il duro e spietato direttore del penitenziario dal quale è fuggito, proponendo uno dei dialoghi più belli che mi è capitato di vedere, accompagnato da una colonna sonora azzeccatissima per il momento (la bellissima Gloria in D Maggiore – Et in terra pax di Vivaldi).
Per me, A trenta secondi dalla fine rimane un gran bel film che purtroppo non è stato conosciuto nella maniera che meritava.



