Archivio mensile:Agosto 2026

Tempo di sangue, Tempo del coraggio

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Tempo di sangueHo terminato la lettura di Tempo di sangue e Tempo del coraggio, ma devo dire che dopo la lettura di Venti di Guerra, che non mi era dispiaciuto, sono rimasto deluso dalla conclusione di questa trilogia perché questi due volumi hanno confermato i timori sorti alla conclusione del primo libro: è quel tipo di young adult che non mi piace. Storia prevedibile, piena di luoghi comuni, stereotipata, con trama e personaggi già visti; riassumendo in poche parole, è la solita lotta tra demoni e angeli, con i primi malvagi che si compiacciono del male che fanno e i secondi che non sono così puri come sembrano. In mezzo ci sono uomini e giganti, nella maggior parte dei casi i buoni.
In Tempo di sangue le cose si metteranno al peggio per Drem, Riv e i guerrieri dell’Astro Splendente, con i cattivi e le loro schiere che prevarranno, portando morte e distruzione dovunque vanno. In Tempo del Coraggio c’è il riscatto dei buoni, che inanellano una vittoria dietro l’altra, con lo scontro finale che li vede trionfare; certo ci sono delle perdite perché ci vuole un tocco drammatico, ma è qualcosa che viene fatto perché deve essere fatto, perché fa parte del solito copione. La spiegazione che do perché Tempo di sangue e Tempo del coraggio siano a un livello che non mi ha soddisfatto è che la figlia dell’autore è stata gravemente malata nel periodo in cui doveva realizzare la loro stesura, portandolo a non scrivere per un pezzo nemmeno una parola; quando si è ripresa e con le scadenze con cui avere a che fare, l’autore ha fatto una maratona per finire il lavoro, creando qualcosa che non è all’altezza di quanto letto in precedenza. Vista la situazione in cui John Gwynne si è trovato, posso capire che non abbia realizzato qualcosa all’altezza; questa almeno è la giustificazione che mi sono dato per aver letto due libri che non mi hanno soddisfatto e che sconsiglio di leggere.

Joyland

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JoylandJoyland è uno dei pochi romanzi che Stephen King ha scritto in prima persona (si parla di una decina di opere) e attraverso il punto di vista di un Devin Jones ormai più che sessantenne viene raccontata la sua estate del 1973 quando, unversitario, venne mollato dalla sua fidanzata e si ritrovò triste e sconsolato a lavorare per l’estate presso un parco giochi (il Joyland del titolo, situato a Heaven’s Bay nella Carolina del Nord) dove non si vendono mobili o auto, non si vendono terreni o case o fondi pensione, non si ha un programma politico, ma si vende divertimento, come piace dire a un personaggio secondario del romanzo. Grazie all’amicizia con Tom ed Erin, altri due ragazzi che lavorano con lui nel parco, le pene d’amore si alleviano leggermente, ma un’ombra grava su di lui come gli predice Rozzie, la chiromante del parco; profezia non sbagliata, dato che si fa coinvolgere dalla storia della ragazza uccisa anni fa nella Casa degli Orrori, il cui fantasma pare infestarlo, apparendo ad alcuni visitatori come in cerca d’aiuto. La storia sembra una delle tante che s’inventano in certe situazioni, ma Tom la vede per davvero, rimanendone scioccato, e questo colpisce Devin, che decide così di farsi assumere come lavoratore fisso e non solo stagionale nel parco per scoprire cosa è veramente successo. Nel mentre conosce una donna e suo figlio, Annie e Mike, che vivono in una grande villa sulla spiaggia dove lui spesso passa per andare e tornare dal lavoro; il ragazzino è malato di distrofia muscolare (sta quasi sempre sulla sedia a rotelle) è molto intelligente, oltre a possedere certe doti soprannaturali (tipo comunicare con la gente morta) e lega subito con Devin, mentre la madre all’inizio è molto diffidente e fredda nei suoi riguardi. Sarà proprio questo legame con loro due che porterà a risolvere il mistero legato a Joyland e alla ragazza uccisa (che però non è l’unica ad aver fatto una morte violenta).
Joyland è un thriller/horror (più del primo: sinceramente di horror c’è davvero poco) e devo dire che mi è piaciuto parecchio: è veloce, scorrevole, sintetico, non come altri romanzi di King dove vengono usate tante parole. La scrittura è essenziale, si arriva al punto senza dilungarsi; magari in certe occasioni è un po’ troppo veloce, così da sembrare sbrigativa, però ci teniamo su dei livelli davvero buoni. Ho qualche perplessità su come tutta la vicenda si risolve, ma nel complesso il libro l’ho apprezzato parecchio, soprattutto per quel che riguarda i temi affrontati, già visti in altri libri e tanto cari a Stephen King: questo mi ha fatto mettere in secondo piano come il mistero venga risolto, che, devo esser sincero, m’interesseva relativamente, dato che ero focalizzato molto di più sulle vicende umane e personali del protagonista.
Joyland è una lettura consigliata per chi non vuole avere a che fare con la versione prolissa di King e vuole leggere una storia che non si perde dietro tanti fronzoli.

Nessuno resta indietro

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Nessuno resta indietroNessuno resta indietro è il secondo racconto del Testimone della trilogia omonima di Steven Erikson. A G’danishan c’è aria di rivolta, con i Malazan che di nuovo devono vedersela con il culro dell’Apocalittico; al Gran Pugno Arenfall l’arduo compito di evitare che la situazione degeneri, ma oltre a dover fronteggiare i nemici davanti a sé deve guardarsi le spalle dalle macchinazioni interne con l’arrivo dell’Aggiunto Inkaras, venuto forse per aiutarlo, forse per farlo fuori. Assassini, divinità antiche, case Azath, fanti di marina che usano congegni esplosivi con facilità estrema, uniti all’inconfondibile stile Erikson creano una storia densa, dove buona parte della storia ruota attorno all’Inquisitore di Va’Shaik Bornu Blatt, uomo deforme dalla nascita ma proprio per il dolore che ha dovuto sopportare per tutta la vita dotato di grande intelligenza e compassione; proprio questi suoi aspetti, che non lo hanno mai portato ad adorare alcun dio, lo metteranno in contrasto con il volere della dea che lo ha scelto, un volere che si alimenta della rabbia nata dalle ingiustizie e che vuole bruciare e distruggere tutto quanto.
Devo dire che Nessuno resta indietro, insieme a I figli di Dune, è stato una boccata d’aria fresca in un periodo di letture un po’ troppo semplici (pare però che nel genere fantasy adesso sia questo che passa il convento): Erikson, almeno in Italia, non ha grandi giri di vendite (seppure bisogna notare siano buone, altrimenti non sarebbe pubblicato) e non ha tantissimi fan per la prosa e le tematiche non semplici che usa, ma per me in questo momento era quello che ci voleva perché è stato di stimolo, perché fa pensare, perché non dà la pappa pronta. Certo non è immediato (anche se devo dire che ho trovato più difficoltà in passato), certo essendo passati tanti anni dalla lettura dal Libro dei Caduti di Malazan molte cose non me le ricordo (in questo libro meno che nel precedente), ma Nessuno resta indietro è stata davvero un’ottima lettura e mi è dispiaciuto averla finita (in verità mi ha fatto venire voglia di rileggermi l’intera saga, anche se ho tanti libri non letti ancora da smaltire).

Yumi e il Pittore di Incubi

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Yumi e il Pittore di IncubiYumi e il Pittore di Incubi di Brandon Sanderson è bello. Davvero bello. E dire che ero partito un po’ prevenuto trattandosi di uno young adult romantico, oltre al fatto che alcune delle ultime letture di Sanderson (gli ultimi due volumi dell’Era Due di Mistborn e Vento e Verità) non mi avevano completamente soddisfatto. Poi ho letto la postfazione dell’autore e le cose sono cambiate, perché sapere che cosa aveva ispirato la storia ha cambiato l’approccio al romanzo. Possono due paginette far cambiare idea? In questo caso per me è stato così: sapere che Sanderson si era ispirato al videogioco di Final Fantasy X e a storie del tipo di Your Name di Makoto Shinkai (che ho apprezzato molto) ha cambiato la predisposizione verso Yumi e il Pittore di Incubi.
Le storie di Makoto Shinkai mi piacciono (reputo Your Name una delle migliori; il primo posto spetta a 5 cm per second) e la serie di Final Fantasy è tra le mie preferite, con Final Fantasy X che è per me è l’ultimo vero Final Fantasy (dopo a mio avviso lo spirito che ha animato i capitoli fino a questo punto si è smarrito). Proprio per capire quanto è forte l’influenza che essi hanno avuto su Yumi e il Pittore di Incubi, occorre conoscere un poco le storie appena citate.
Your Name racconta le vicende di un ragazzo e una ragazza che vivono uno la vita dell’altra: involontariamente finiscono con la mente nel corpo dell’altro e devono rapportarsi con una realtà, con persone diverse da quelle che conoscono. Non s’incontrano mai, ma si conoscono comunicando fra loro lasciandosi messaggi scritti su carta e promemoria sul cellulare, arrivando a innamorarsi. Sanderson è partito da questo, ma ha voluto che Yumi e Pittore interagissero di più tra loro, facendo sì che i due fossero sempre vicini, sia che si trovassero nel mondo di Yumi sia in quello di Pittore, con uno dei due sempre in forma di spirito (si possono vedere solo tra loro).
Final Fantasy X ha un’impronta ancora più forte sul romanzo di Sanderson. Tidus è un atleta acclamato e famoso del blitzball (una specie di rugby/pallanuoto che si gioca sott’acqua) che vive a Zanarkand fino a quando la sua città non viene attaccata e distrutta da una gigantesca creatura (Sin) e lui viene catapultato in un altro mondo, dove conosce Yuna, una giovane invocatrice che inizia un pellegrinaggio per ottenere l’Invocazione Suprema per fermare (almeno per un poco) la calamità che distrugge regolarmente il suo mondo (Sin appunto); i due, praticamente coetanei, s’innamorano ed entrambi scopriranno una scioccante verità: i mondi di Yuna e Tidus non sono diversi, ma sono gli stessi, solamente di epoche differenti. La Zanarkand di Tidus è la città che mille anni prima fu sconfitta da Bevelle, una città rivale, i cui superstiti divennero Intercessori, in modo da poter ricreare la loro distrutta città a partire dai loro ricordi: Tidus altro non è che un sogno, un’entità illusoria ricreata dagli Intercessori che, stanchi di sognare, hanno ricercato un aiuto per morire ed essere finalmente liberi.
Parlando di queste due storie forse ho rivelato tanto di quanto c’è in Yumi e il Pittore degli Incubi, ma nonostante questo, sapendo tutto ciò, la lettura non viene rovinata, anzi, acquisce ancora maggiore valore. E poi Sanderson riesce comunque a sorprendere (lo dice uno che conosce abbastanza bene Your Name e FFX).
Yumi (notare la somiglianza con Yuna) è una delle quattordici yoki-hijo che con la loro capacità d’impilare rocce possono invocare gli Spiriti e ottenere favori. Il suo è un mondo dalle sfumature rosse, una terra molto calda, dove l’acqua è poca, le città sorgono attorno a geyser e gli alberi galleggiano nell’aria; la sua è una vita fatta di rituali, meditazione e devozione, un’esistenza austera, cui desidererebbe evadere, almeno per un poco. Cosa che si verifica quando uno spirito appare chiedendo il suo aiuto.
Pittore (il cui vero nome è Nikaro) vive in un mondo avvolto da una notte perenne, dove in cielo si vede solo una stella; la cittadina in cui vive è illuminata da linee hion (la fonte di energia alla base della sua civiltà) dai colori ciano e magenta e attorno a essa c’è il sudario, una massa oscura da cui emergono gli incubi. Il suo lavoro è quello di “esorcizzarli” dipingendoli: nel suo mondo capire la natura di un incubo e renderlo un dipinto è capace d’impedire che diventi stabile e così portare morte e distruzione, come successo in passato. Proprio l’incontro con un incubo quasi stabile cambierò la sua vita; quello e qualcosa che lo colpisce cadendo dal cielo mentre guarda la stella.
Yumi e il Pittore di Incubi vede come già successo con Tress del Mare Smeraldo Hoid tra i personaggi del romanzo, ma se in quel libro aveva perso i suoi ricordi, qui si ritrova bloccato nello stato di attaccapanni, con sommo divertimento della sua Spren Scarabocchia, che in questo mondo ha assunto le fattezze di un’avvenente donna che gestisce un ristorante. Come tante storie romantiche young adult già viste, Yumi e Nikaro all’inizio non si comprenderanno, ci saranno scontri, attriti, incomprensioni, ma comincieranno pian piano ad avvicinarsi, a sostenersi l’uno con l’altro, facendo fronte comune con le minaccie che incombono sui loro mondi.
Per chi ha amato Your Name e Final Fantasy X, Yumi e il Pittore di Incubi è un romanzo da leggere. E se lo dice uno che non è un fan della maggior parte degli young adult, tantomeno dei romance, allora questa storia merita davvero di essere conosciuta.

Berserk 43

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Stando alle parole di Kouji Mori nelle ultime pagine di Berserk 43 (Collection) l’arco narrativo che sta venendo narrato per Kentaro Miura era molto importante perché (riportando le parole del compianto maestro) “Quando (Gatsu) perderà tutto, si dispererà”, “Questa disperazione è assolutamente indispensabile per Gatsu”; persa Caska rapita da Grifis, il suo scopo di vendicarsi in apparenza fallito per non essere riuscito a colpire quello che un tempo era stato un amico, le convinzioni e il mondo di Gatsu crollano, lasciandolo vuoto, senza più forze. Venendo meno tutto quello su cui aveva basato la sua vita (la spada che non è riuscita a fare nulla contro Grfis), la sua rabbia, il suo odio lo abbandonano lasciandolo senza nulla.
Con Gatsu in stato catatonico prima, poi catturato e imprigionato dai Kushan, tutta l’azione sulle spalle di Shilat, che si ritrova a combattere contro Laqushas, il Barkilaka reietto, ora Apostolo del Falco di Luce e suo assassino: i due si affrontano durante il consiglio militare dell’Impero Kushan, con il temibile nemico che apre i cancelli dell’altro mondo facendo giungere nella città Kushan una legione troll che cominciano a spargere morte per le strade. Con Shilke fuori gioco sarà Farnese a intervenire e usare la magia per indebolire il loro potere e permettere di contrattaccare. Lo scontro volgere a favore dei Kushan e degli alleati di Gatsu, ma ciò non significa che è tutto a posto: Gatsu è accusato da Daiba, essendo portatore del Marchio Maledetto, di essere la causa dell’attacco, avendo richiamato i demoni. Viene così deciso di rinchiuderlo in uno Stupa, un’antica sacra tomba dimenticata; questo, seconda una mia impressione, ha dei rimandi evangelici, a quando Gesù morto viene seppellito nel sepolcro e poi risorge; certo, Gatsu non è morto, ma ha desiderato la morte e senza il suo spirito è come se lo fosse, entrare nella Stupa è un modo per ritrovarsi e “risorgere” più forte di prima.
Il lavoro fatto dallo Stuio Gaga sotto la supervisione di Mori si mantiene su un buon livello, sebbene si possa percepire, in alcune tavole, che ci sono delle differenze con il tratto di Miura; tuttavia ho potuto notare in questo Berserk 43 delle scelte stilistiche che Miura non avrebbe fatto, come dimostrato le immagini qui sotto: Kentaro non avrebbe usato delle semplici sagome nere per i troll, ma avrebbe lavorato in altro modo. In altri manga questo non sarebbe sbagliato, ma in un’opera come Berserk tutto ciò stona.

Berserk 43

Berserk 43

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Berserk 43

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