Anche nelle forze piú socializzanti, troverete sempre qualche moto sotterraneo che tende a conquistare e a mantenere il potere attraverso l’uso delle parole. Dagli stregoni ai sacerdoti, ai burocrati, è sempre la stessa cosa. II basso popolo, governato, dev’essere condizionato ad accettare queste parole-potere come qualcosa di vero, perché scambi questo sistema di simboli inconsistenti per la realtà tangibile dell’universo. Onde conservare una simile struttura di potere, certi simboli devono esser tenuti fuori portata della comune comprensione: simboli, ad esempio, che abbiano a che fare con le manipolazioni economiche, oppure quelli che definiscono localmente ciò che s’intende per equilibrio mentale. Una simile segretezza nei simboli porta allo sviluppo di sub-linguaggi parziali, e ognuno di essi è il segnale di riconoscimento per quelli che lo usano,, accrescendo ogni volta il proprio potere. (1)
Un libro sacro è un libro di potere; un potere che ha la capacità d’insegnare, a chi vuole ascoltare, il cambiamento comportante la crescita. È un libro vivo, sempre attuale, perché di vita parla: attraverso la parola (uno dei mezzi per dare forma a volontà e pensiero) mostra un cammino che ogni individuo, in qualsiasi epoca, può intraprendere. Da solo però non può fare tutto: se dopo averlo letto, o ascoltato, non seguono atteggiamenti concreti, tutto risulta vano. Il messaggio in esso contenuto, se non è sorretto dalla volontà dell’individuo di metterlo in atto, è solo lettere che si dissolvono, finché non rimane niente. Realtà che invece cambia se lo si mette in pratica: esso diviene una forza capace d’influenzare chiunque, di cambiare l’esistenza dei suoi simili. Una forza che però non avrebbe nessun potere sugli altri se questi non glielo permettono.
Comprendendo da questo ragionamento come agisce il potere della parola sulle persone, si capisce come si creano le maggioranze e da esse gli uomini che governano: tutto dipende da quanto gli individui sono disposti a concedere agli altri. Un modo di conferire potere con il quale i popoli hanno concentrato, incanalato, proiettato le proprie energie su pochi individui perché li guidassero e decidessero per loro, facendoli responsabili delle proprie azioni.
Un qualcosa da cui stare in guardia, perché vuol dire affidarsi e dipendere dagli altri, sottostare alla loro volontà e non essere più liberi, pagandone perciò un prezzo; ne parla la Bibbia nell’Antico Testamento e precisamente nel Primo Libro di Samuele (8, 5-22), quando il popolo ebraico chiese a Samuele di dargli un re perché lo governasse ed egli, seguendo la parola di Dio, lo concesse perché imparasse l’errore che stava commettendo (con tale scelta, il popolo ebraico non voleva più seguire Dio, che altro non è che il vero essere interiore dell’uomo, rinunciando alla libertà).
Un brano attuale adesso come allora perché serve agli individui a essere responsabili e consapevoli della vita che vivono e delle scelte che compiono. Consapevolezza che tanto spesso sfugge all’uomo: pochi riescono a comprendere questa lezione, i più sono impegnati nel cercare lontano e negli altri ciò che già possiedono. Una mancanza di comprensione che comporta delle conseguenze: nel piccolo, perché condiziona e limita la libertà personale, nel grande, perché può portare all’impoverimento d’intere nazioni, quando non addirittura la rovina. (2)
1. I figli di Dune. Frank Herbert. Editrice Nord 1977, pag.203
2. Jonathan Livingston e il Vangelo.
