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Berserk 42

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Berserk 42 Edizione CollectionCon Berserk 42 (edizione Collection, che unisce i numeri 83 e 84 dell’edizione regolare) riprende la narrazione delle vicende di Gatsu e compagni dopo la morte di Kentaro Miura. Basandosi su quanto lasciato dal creatore del manga, con i disegni realizzato dalla Studio Gaga e la supervisione di Kouji Mori, la storia continua dalla rivelazione che il bambino della Luna altri non era che Grifis, risvegliatosi da quello che era stato una sorta di sogno in cui lui, in una notte di plenilunio, diveniva un bambino e assaporava il calore di una famiglia. Per chi non ha seguito tutta la storia di Berserk, la cosa può sembrare complicata. Gatsu e Caska stavano aspettando un bambino prima dell’avvento dell’Eclissi; sarebbe stato solamente loro se non fosse stato per lo stupro perpetrato ai danni di Caska da Grifis rinato come Phemt, il quale contaminò il feto con il male derivante dalla sua nuova condizione. Sopravissuti alla strage, Gatsu e Caska videro nascere prematuramente il feto/bambino, deforme ma con poteri derivanti dal Grifis. Al tempo dei Capitoli della Condanna, ormai in fin di vita, il feto fu accolto da una strana creatura che utilizzando un Bejelit fece rinascere Grifis come uomo, dando il via a una nuova era. Il Grifis rinato era sì Grifis, ma aveva anche una parte del bambino di Gatsu e Caska e questa giustifica il suo voler passare del tempo con loro e assaporare quell’affetto cui un bambino anela.
La comparsa di Grifis sull’isola degli elfi ha un effetto sconvolgente: Caska rivive il trauma provato durante l’Eclisse, Gatsu va in berserk attaccando Grifis, l’isola viene attaccata da una sorta di marea/blob oscura. Nonostante tutto il suo impegno, Gatsu non riesce a colpire una sola volta il nemico, che rapisce Caska e vola via sulla schiena di Zodd arrivato sull’isola in volo. Il Guerriero Nero rimane sconvolto per non essere riuscito a infliggere un solo colpo; lui che non aveva mai creduto in niente, ma solo sulla sua spada, si vede venire meno l’unica convinzione che aveva. Sentendosi tradito, crolla. Salvato ancora una volta (lui e gli altri compagni) dal Cavaliere del Teschio, Gatsu viene messo al sicuro sulla nave con il quale sono arrivati mentre l’isola degli Elfi collassa e le creature fantastiche si dissolvono lasciando il mondo reale; così, uno sconvolto Isidoro vede svanire davanti a sé Isma (in parte sirena), tenendo tra le mani l’unica cosa che resta di lei, i vestiti.
Altrove, nella città di Falconia, Caska viene servita e trattata come una principessa, ma si capisce da subito che non è se stessa, è come se fosse in trance, vittima di un’ipnosi; riesce a uscire da questo stato e tenta di ribellarsi e scappare, ma viene ripresa e riportata nello stato in cui era costretta.
Sulla nave, le streghe e i maghi fuggiti dall’isola ormai scomparsa stanno perdendo i loro poteri, dato che non c’è più l’albero di ciliegio da cui traevano la magia, e così tutto quanto riguarda ciò che viene dal mondo spirituale dipende da Farnese e da Shilke. E mentre la piccola maga si appresta a dare il via a un rito per mettersi sulle tracce di Caska, e Gatsu deve fare i conti con lo spirito della sua armatura, la nave viene assalita dai Kushan.
Cosa dire del primo volume realizzato senza Kentaro Miura?
Per quanto riguarda la storia, è ancora presto per dare un giudizio, dato che non ci si è allontanati molto dalle ultime vicende narrate da Miura; l’unica cosa che ci può notare (non si sta dando una connotazione negativa alla cosa, è solo una costatazione) è che ci sono meno dialoghi rispetto a certi volumi realizzati dal Kentaro (questo però non vuol dire molto, dato che anche per certi capitoli l’autore di Berserk non ne ha usati molti, basta vedere il volume 80 dell’edizione regolare).
Per quanto riguarda i disegni invece, il livello rimane alto e non delude; certo, Miura era Miura, ma i membri dello Studio Gaga hanno reso onore al compianto mangaka dimostrando grande impegno e perizia.
Mori e Studio Gaga in questo Berserk 42 sono stati convincenti: ci si augura che continuino così (e anche meglio se possibile, così da dare una degna conclusione a questa lunga storia.)