Jonathan Livingston e il Vangelo

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L’Ultimo Demone

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L’Ultimo Potere

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Strade Nascoste

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Meglio reprimere o comprendere?

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È di qualche tempo fa la polemica per la ristampa del libro Mein Kampf di Adolf Hitler: una decisione ritenuta inappropriata perché considerata pericolosa, dato che poteva dar adito al ritorno di idee che hanno contribuito a uno dei periodi più oscuri, brutali e catastrofici qual è stato quello perpetrato dal nazismo.
Quanto sostenuto è giusto perché ci sono degli individui fortemente influenzabili che possono essere condizionati da idee traviate e seguire movimenti pericolosi.
C’è però anche un altro punto di vista da prendere in considerazione: occorre conoscere certe idee e comprenderle per poterle combattere e fermare. Più si reprime e si censura qualcosa, più si fa sorgere nelle persone la voglia di conoscere, e magari seguire, quanto spaventa tanto.
Entrambe le posizioni comportano dei rischi.
Nel primo caso, mettendo al bando il libro, sembra quasi di voler limitare la libertà, e quindi s’innesca un senso di ribellione che porta a voler scoprire quello che viene visto come tabù (succede sempre così: più una cosa viene vista come tale, più sorge la curiosità di svelarla).
Nel secondo caso, pubblicando liberamente, si corre il pericolo di diffondere un’idea sbagliata e far sì che riprenda piede.
Allora qual è la soluzione al dubbio che sorge nel fare la scelta?
La risposta è semplice e allo stesso tempo difficile e sta nell’essere consapevoli.
La consapevolezza è qualcosa di complesso sia da insegnare, sia da raggiungere: occorre tempo ed esperienza per avere la capacità di discernere il valore di qualcosa, per riuscire a comprendere che cosa ha di valido da dare e che cosa ha di sbagliato. Ignorare a priori qualcosa e non voler conoscere che cosa di cela in essa porta solo a ritrovarsi poi nei guai.
Il primo re di Shannara è un' opera di fantasia di Terry Brooks, eppure aiuta anche a riflettere per comprendere certe realtàTerry Brooks, quando ancora realizzava romanzi validi, aveva mostrato questa realtà in Il primo re di Shannara. Il libro narra la storia di Bremen e del suo piccolo gruppo di alleati che lotta contro le forze del Signore degli Inganni; un tempo questa creatura era un essere umano e un druido, ma Brona, questo il suo nome in origine, addentrandosi nello studio della magia, non prese le dovute cautele, si fece ammaliare dal potere fino a farsene possedere e controllare, perdendo la sua umanità e divenendo un mezzo d’impulsi oscuri e distruttivi. A seguito di tale vicenda, il consiglio dei druidi di Paranor non permise più lo studio della magia, ritenuta pericolosa. Solo Bremen e pochi altri, compresero che soltanto la magia avrebbe potuto aiutarli nella lotta contro il Signore degli Inganni e per questo continuarono a studiarla, naturalmente con molta attenzione, non spingendosi oltre certi limiti e certe direzioni.
Il tempo diede ragione a Bremen: il consiglio, ignorando i suoi avvertimenti, incapace di opporsi alla minaccia in arrivo, fu distrutto da Brona, lasciando le Quattro Terre senza uno dei baluardi che poteva opporsi al ritorno del pericoloso nemico. Solo con grandi sacrifici, alla fine, il Signore degli Inganni poté essere fermato (non definitivamente: questo avverrà nella storia La spada di Shannara).
L’opera di Brooks è una storia di fantasia, eppure aiuta anche a riflettere sul comprendere certe realtà. Fare certe scelte non è mai facile e non ci sono certezze nel seguirle, eppure comprendere più cose possibili, avere discernimento di certe realtà, è qualcosa che andrebbe sempre tenuto in considerazione.
E visto che si è parlato di Mein Kampf, sarebbe giusto che chi lo legge, leggesse anche, per esempio, Se questo è un uomo di Primo Levi: aiuterebbe a comprendere a che razza di orrori hanno portato certe idee distorte e folli.  Comprendere e ricordare, perché ricordare è un dovere.

L'Ultimo Demone ora negli store online

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L'Ultimo Demone

 

Tanti nella propria vita, specialmente da piccoli, hanno avuto un supereroe in cui credere. Sperando, desiderando, soprattutto nei momenti di difficoltà, che comparisse e si mettesse al loro fianco, proteggendoli, confortandoli, guidandoli.
Tutti sanno che questo è e rimarrà soltanto un sogno. Un sogno da bambini.
Ma se fosse possibile? Se non fosse solo una fantasticheria, ma un desiderio realizzabile, cosa cambierebbe nella propria esistenza? E come si trasformerebbe la realtà circostante?
In una Terra post-apocalittica dominata dalla violenza e dall’orrore, dove è impensabile che ci sia posto per le favole, dove sembra impossibile che possa esserci luce nelle tenebre dilaganti create dai Vizi, una fiammella brilla ancora e cresce d’intensità, attirando a sé chi non vuole più essere intrappolato in un modo di vivere bestiale, dove il massimo cui si può aspirare è la sopravvivenza.
In una storia sempre più oscura e sempre più luminosa, un piccolo gruppo di uomini, donne e bambini prende il testimone lasciato da Maestro e Guerriero, continuando la lotta per liberare il mondo e l’umanità dal dominio dei Demoni, nella speranza di arrivare a dare il via a un’epoca migliore. Un’epoca dove il mondo sarà forgiato dai sognatori e non più da burocrati, politici e persone volte a interessi economici e di potere per il solo vantaggio personale. Un’Era di Utopie, di Creatori, dove nuovi mondi, nuovi universi nasceranno e la vita acquisirà il suo reale senso d’esistenza.

 

L’Ultimo Demone, secondo romanzo del ciclo fantasy post-apocalittico I Tempi della Caduta, è ora in vendita sui vari store online. Come si capisce, è il seguito diretto di L’Ultimo Potere: ne avevo già parlato in un altro articolo, dove spiegavo, visto le trame da sviluppare, la necessità di realizzare due volumi. Gli eventi di L’Ultimo Demone si svolgono poco tempo dopo i fatti di L’Ultimo Potere e come già scritto nell’altro pezzo, mostrano la realtà da più punti di vista.
Che cosa aggiungere di nuovo a quanto già detto?
Che questa volta tra i protagonisti ci sono dei bambini. L’idea c’era già, ma doveva essere usata in un altro romanzo; succede però che le storie prendono piede da sé, in maniera alle volte quasi naturale, e si sviluppano inaspettatamente. In questa parte mi è piaciuto prendere ispirazione dal gruppo degli Spettri mostrati da Terry Brooks in La Genesi di Shannara: è una delle ultime parti veramente ben realizzate dallo scrittore americano, andato purtroppo in discesa in fatto di qualità di trame e personaggi negli ultimi anni. Mi era molto piaciuta l’atmosfera del gruppo, come vivevano all’interno delle città in rovina, come cercavano di trovare qualcosa che rendesse la loro vita più sopportabile: per questo, anche se in maniera diversa, ho voluto dare spazio a un gruppo nel quale c’erano anche dei bambini, con le loro diversità, i loro problemi, i loro sogni. E grazie alla loro presenza è nato un altro protagonista, un personaggio con una capacità particolare, inusuale e in apparenza fuori luogo in un mondo come la Terra post apocalittica in cui si svolgono le vicende, ma non per questo meno importante, perché la parola ha un ruolo importante, se usata nel modo giusto.
Ho parlato di un punto d’ispirazione, ma non è stato l’unico. Una parte di un certo rilievo nella storia ce l’hanno i fumetti, ma non nel senso che mi hanno ispirato, nel senso che c’è un personaggio che è attratto da essi, al punto da credere che siano qualcosa di vero (come si svilupperà questa cosa, la lascio scoprire al lettore, se vorrà scoprirlo). Un’altra parte di rilievo ce l’ha la figura mitologica del Leviatano, di cui parlerò prossimamente.
Che altro dire? Naturalmente ci sono i Demoni, con le loro caratteristiche, i loro Vizi: questa volta ho voluto addentrarmi nell’oscurità del loro animo e mostrarla, perché il male non è qualcosa che nasce per capriccio, ma c’è sempre un’origine, una causa allo scatenarsi di certe nature.
Ci sarebbe tanto da aggiungere, ma magari lo si farà un’altra volta, perché non bisogna mai essere eccessivi.
Solo altre due piccole note.
Una sulla copertina, sempre realizzata da me. L’immagine non solo è bella e suggestiva (io ho avuto il merito di essere al posto giusto al momento giusto, di aver colto l’attimo fotografando, ma il gran merito di tutto ciò è della natura e va ringraziata per lo spettacolo cui ha dato vita), ma è pertinente a quanto avviene in L’Ultimo Demone: chi avrà modo di leggere il romanzo lo capirà, basta pensare al colore e alla forma delle nubi. Ho già dato abbastanza indizi: a chi lo vorrà, il resto della scoperta.
L’altra sulla dedica, breve, ma significativa: “Per chi è e vuole essere libero.” Non credo si debba aggiungere altro.

Saghe fantasy famose

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Anomander Rake, uno dei protagonisti di Il Libro Malazan dei Caduti di Steven Erikson, una delle saghe fantasy più conosciuteIl fantasy negli anni scorsi ha avuto il suo periodo di maggior diffusione, questo grazie al grande successo dei film di Peter Jackson su Il Signore degli Anelli: come conseguenza, molte nuove opere di tale genere hanno visto la luce sugli scaffali delle librerie, dato che le case editrici hanno voluto sfruttare il mercato che si è andato creando. Sembrava che per il fantasy ci fosse una ribalta in Italia, ma questo non è avvenuto a causa di mancanza di conoscenza, preparazione e organizzazione: il genere non è stato conosciuto a dovere da chi pubblicava, realizzando prevalentemente opere che si adattavano alla moda ma che non davano qualità, e così si è persa l’occasione di dare risalto a un genere spesso sottovalutato e che è ritornato a essere di nicchia. Certo, alcune opere hanno avuto dopo quel periodo una buona diffusione lo stesso (ma si tratta sempre di autori stranieri), come la saga di Geralt di Rivia di Andrzej Sapkowski e Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George R.R. Martin (che aveva però già un suo seguito e un buon numero di vendite in Italia), questo grazie al successo dei videogiochi dedicati al primo e della serie televisiva dedicata al secondo. Tutto questo non sorprende: già alla fine degli anni Novanta, i romanzi basati sui mondi di D&D (es. Forgotten Realms) avevano avuto il loro periodo di gloria grazie ai videogiochi creati dalla Black Isle (la serie Baldur’s Gate, per citarne una).
Come si può vedere, la maggior diffusione di certe opere fantasy è data al successo che hanno avuto in altri settori. Di certo questo aiuta (si veda il grande risalto avuto dalla saga di Harry Potter di J.K. Rowling grazie ai film), ma non significa che senza di esso un’opera non possa trovare grandi consensi: basta pensare alla serie di Shannara di Terry Brooks,  a La Ruota del Tempo di Robert Jordan (conclusa alla sua morte da Brandon Sanderson) e a Il Libro Malazan dei Caduti di Steven Erikson.

Questa è l’introduzione dell’articolo che ho scritto e pubblicato su Letture Fantastiche, nel quale analizzo brevemente i punti di forza e quelli deboli di alcune delle saghe fantasy più famose: Shannara di Terry Brooks, Geralt di Rivia di Andrzej Sapkowski, La Ruota del Tempo di Robert Jordan, Harry Potter di J.K. Rowling, Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George R.R. Martin, Il Libro Malazan dei Caduti di Steven Erikson, La Torre Nera di Stephen King.

Sfruttare meglio le proprio letture

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lettureA molti lettori capita di farsi abbagliare da una copertina accattivante (che però non significa che sia bella) o di farsi ingannare da una pubblicità, un incipit, una frase d’impatto. Non sono in molti quelli che prima di acquistare un libro fanno ricerche per capire se un’opera rientra nei propri gusti, se il genere o il tema trattato è di proprio interesse, oppure, andando in libreria, si prendono la briga di leggere dei brani per capire se lo stile dell’autore o il contenuto piace. Nella maggior parte dei casi, la gente, se acquista un libro, sceglie i best seller oppure ciò che in quel momento va di moda (per esempio si può pensare a Il codice da Vinci di Dan Brown o alla schiera di volumi sulla cucina usciti di recente), a dimostrazione che i più seguono la maggioranza, nella convinzione che in questo si celi la giustezza della scelta.
Se uno però non vuole seguire la massa, come fa a scegliere un libro valido senza incappare in qualche delusione?
Il consiglio dato sopra di leggere qualche brano prima dell’acquisto è quello a mio avviso il più valido: fare esperienza in prima persona, senza contare troppo sul giudizio altrui (alle volte può andare bene, ma dipende sempre se l’altro è stato obiettivo e soprattutto ha gusti simili ai propri). Ultimamente mi è capitata tra le mani una vecchia edizione di Selezione dal Reader’s Digest del 1962, dove in un articolo (Sfruttate meglio le vostre letture di John Kord Lagemann) vengono dati alcuni validi consigli su come scegliere e sfruttare al meglio le ore dedicate alla lettura.
Può capitare che un libro abbia un inizio che non coinvolga (molti editori, editor e gente del settore affermano che se un libro non prende dalla prima frase allora significa che è da scartare, che non è valido: sinceramente ho sempre ritenuto questa cosa una gran cavolata, troppo limitata, troppo superficiale per giudicare il valore di un’opera; cosa che però non mi sorprende, dato il tipo di società che si è andata a creare) e faccia stentare ad andare avanti: a questo punto, o si lascia perdere il libro, oppure, come consiglia l’autore dell’articolo, si comincia a leggere l’opera più avanti, per poi tornare in principio. C’è chi storce il naso dinanzi a questo consiglio, ritenendo che l’unico modo possibile per leggere sia di cominciare dall’inizio, si tratti di semplice romanzo o un’intera saga (fosse stato così, parlando di fantasy, avrei abbandonato autori come Robert Jordan, Terry Brooks, Margaret Weis e Tracy Hickmann dato che con i primi volumi delle loro saghe, L’occhio del mondo, La spada di Shannara e L’ala del drago, non erano riusciti a coinvolgermi; cominciando invece con i libri non iniziali delle varie serie, sono riuscito ad apprezzare i loro lavori e a non perdermi qualcosa di valido); ma per capire se quello che ha da dire l’autore è d’interesse, occorre andare dritti al cuore del suo lavoro, capire che cosa vuole comunicare e se questo può interessare.
Anche seguendo questi consigli, alle volte può succedere che non ci sia proprio verso d’ingranare con un libro: probabilmente non si è nella condizione d’animo adatta per leggere quel tipo di opera o semplicemente non è il tempo adatto per leggere quel particolare tipo di libro. L’unica cosa da fare è mettere il libro da parte e aspettare il momento opportuno.
Leggere più libri contemporaneamente, magari dello stesso argomento, può essere utile per “illuminarsi”; come può essere utile prendere nota di brani (e relativo numero di pagina dove trovarli) che hanno colpito.
Un ottimo consiglio dato dall’articolo è quello d’evitare l’errore di “credere che soltanto i libri frivoli, scemi o scritti male costituiscano una lettura divertente. La mediocrità non è mai divertente e nulla è più pesante di un libro troppo leggero.
Altro ottimo consiglio, che si rifà a quanto scritto all’inizio, è domandarsi quali argomenti interessano di più da leggere, senza farsi condizionare dagli altri.
Come è ottimo il suggerimento di non farsi prendere dalla fretta: spesso la gente si fa traviare dall’idea che la rapidità di lettura sia un segno d’intelligenza; allo stesso modo si ritiene che più libri si legge, più si è intelligenti. In questi anni, con i vari social dedicati ai libri, si erano create vere e proprie gare a chi finiva più velocemente un libro, a chi leggeva più romanzi. Una cosa che ho sempre ritenuto sterile e inutile, che faceva perdere il vero senso del leggere. Vivendo in questa società sempre atta a voler dominare, a dimostrare la propria superiorità, a dare alimento al proprio ego, comprendo cosa spinge molti (adattatasi a essa) ad agire in questo modo, ma non ne voglio far parte perché lo trovo assurdo. Andare veloci, accumulare, non ha senso; un libro va assaporato, bisogna godersi ciò che sa dare. Non tutti i libri possono essere letti allo stesso modo, alla stessa velocità; alcuni possono essere letti velocemente, altri più lentamente. Se un libro piace, coinvolge, va letto lentamente, per godersi il piacere che ha da dare, cercare di protrarlo, perché se lo si finisce subito, si brucia il piacere e il divertimento. Anche nel leggere si possono vedere i frutti del consumismo, atto a bruciare e a spingere sempre a comprare e spendere per fare sì che la macchina dell’economia non si fermi mai e crei profitto per chi la controlla.
Nell’articolo si afferma che la lettura acuisce tutti gli altri piaceri della vita. Un’affermazione che è vera, basta però che, come si è scritto sopra, non si vada di fretta, non si “competa”, e si sappia assaporare quanto si legge.
Si afferma anche che i libri accomunano la gente, dato che possano aiutare le persone a comunicare tra loro, specie si ci si ritrova a confrontarsi con quello che ha fatto provare la lettura di uno stesso libro.
In definitiva, si può concludere allo stesso modo in cui finisce l’articolo: non perdere mai un’occasione di leggere.

The Shannara Chronicles

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La fisicità degli attori in The Shannara Chronicles non ha nulla a che vedere con il romanzo di Le Pietre Magiche di ShananraThe Shannara Chronicles è la serie televisiva dedicata al mondo di Shannara di Terry Brooks, in special modo al romanzo Le Pietre Magiche di Shannara. In rete si leggono pareri positivi su The Shannara Chronicles, alcuni dati senza che si sia letta nessuna opera scritta da Terry Brooks sul mondo di Shannara: in questo caso, la serie, può ricevere un giudizio positivo se la si prende con il semplice scopo d’intrattenimento. Giudizio che invece cambia se si conosce il lavoro di Brooks e assume contorni molto più critici, dato che questa serie stravolge trama e soprattutto snatura i personaggi originali del cartaceo.
Quello che fa riflettere è la benedizione data da Terry Brooks a una serie che stravolge il proprio lavoro e lo rovina. Si sarebbe potuto comprendere (ma magari non accettare lo stesso) da un autore che deve farsi conoscere e vuole farsi un nome, e quindi disposto ad accettare compromessi, ma non da uno scrittore che ormai ha una fama e ha consolidato la propria posizione, e quindi è meno soggetto alle regole del mercato.
Con questo modo di fare Brooks rinnega una delle sue opere migliori, tradendo essa e se stesso, scelta che uno scrittore non dovrebbe mai fare (salvo il caso in cui si realizzino prodotti mediocri); scelta che non hanno fatto altri, come Michael Ende, che quando vide cosa era stato fatto di La Storia Infinita s’infuriò, tentò di bloccare l’uscita del film e fece causa alla produzione perché fosse tolto il suo nome dai titoli di coda (causa che perse). Oppure Alan Moore, che si è opposto dall’inizio alla realizzazione di film come Watchmen, rifiutandosi di vedere il suo nome accostato a qualsiasi film ispirato ai suoi fumetti e non volendo mai vederli.
Il giudizio quindi che si dà dopo le prime puntate di The Shannara Chronicles è di bocciatura e se si vuole approfondire tale giudizio, si può leggere l’articolo pubblicato su Letture Fantastiche (sito dove viene anche promosso L’Ultimo Potere).

L'Ultimo Baluardo

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I Figli di Armageddon primo romanzo di La Genesi di ShannaraSul forum di Writer’s Dream, in un 3D dedicato a L’Ultimo Baluardo, un utente (Niko), tra le altre cose, nel suo commento ha fatto notare che il brano ricorda molto l’atmosfera dei lavori del Verbo e Vuoto (a questo link un approfondimento sulla saga) e della Genesi di Shannara di Terry Brooks. La cosa mi ha fatto piacere perché significa che sono riuscito a fare un buon lavoro, dato che reputo quelle opere di Brooks ben fatte (specialmente la prima, la seconda un po’ meno e per un buon motivo): per me sono un buon esempio di mondo che va in rovina e della lotta contro le forze del caos e della distruzione. Riprendendo quanto ho scritto in risposta a Niko, da quei libri ho cercato di cogliere (come da altre opere di altri autori) tale spirito: Brooks rappresenta con Verbo e Vuoto la lotta eterna tra bene e male e ben mostra cosa sono i Demoni. Io dei Demoni ho dato una descrizione differente rispetto a lui, perché ho voluto mostrare qual è il potere dei Vizi e come agisce sulla natura umana.
La parte riguardo gli Spettri (il gruppo di bambini e giovani guidati da Falco nella Genesi di Shannara) è molto bella, la migliore insieme a quella di Tom Logan: la prima parte di I Figli di Armageddon è uno dei migliori lavori di Brooks, poi scivola, e non di poco, con la questione degli elfi; non mi è piaciuta per niente, ha sfruttato malissimo il materiale a disposizione e spiego anche il perché. Quando ho letto della comparsa degli elfi in I Figli di Armageddon, ho mandato a spendere l’autore perché ha rovinato un libro fino a quel punto ottimo. Brooks ha scelto la strada più semplice per immettere gli elfi nella saga Verbo e Vuoto e così creare il collegamento con Shannara, ovvero che sono sempre stati sulla Terra e così l’Eterea. Brooks con La Genesi di Shannara poteva cogliere l’occasione di creare il Divieto e l’Albero che tiene imprigionati i Demoni utilizzando l’indiano Due Orsi e il mondo degli spiriti, per esempio: da questo punto potevano nascere gli elfi e la saga avrebbe avuto un senso, un legame più profondo con il nostro mondo. Soprattutto, non avrebbe rovinato il senso di credibilità della saga: d’accordo che è narrativa fantastica (questa però non deve essere una scusa per scrivere sciocchezze), ma anche in esso bisogna mantenere una certa coerenza. Perché se il lettore si trova davanti qualcosa che incrina l’atmosfera, la sua immaginazione, allora si rovina quanto di buono fatto fino a un certo punto.
Dal mio punto di vista, Brooks, su questa scelta, non è difendibile: ha sbagliato per pigrizia. Poteva e doveva fare meglio per creare la congiunzione tra Verbo e Vuoto e Shannara: così ha buttato un’occasione, dimostrando la china sempre più discendente presa da Il Viaggio della Jerle Shannara in poi.
Dai romanzi precedenti La Genesi di Shannara si sa che gli elfi esistono dai tempi di Faerie, ma non è mai stato detto in quale forma: potevano essere per esempio solo spiriti, forze dedite a proteggere la vita, al servizio del Verbo. Se Brooks avesse usato meglio Due Orsi e i poteri del Verbo, avrebbe potuto mostrare la nascita dell’Eterea, del Divieto (non come elementi già presenti): un gruppo di umani (potevano essere Cavalieri del Verbo), attraverso un rituale, poteva creare i due elementi citati qui sopra accogliendo gli spiriti/elfi dentro di sé e sfruttando i loro poteri, venendone perciò modificati e divenendo così la manifestazione materiale degli elfi, assumendosi il compito di proteggere l’Eterea, impedire il ritorno Dei demoni (coloro che hanno ridotto in rovina la Terra) e prendersi cura del mondo, com’è nella natura elfica.
A mio avviso, la scelta che ho proposto è migliore di quella realizzata da Brooks: ha più senso, crea un legame migliore tra le due saghe e non è certo una soluzione difficile da trovare: bastava rifletterci solo un poco e sarebbe stata più funzionale e di gran lunga migliore di quella letta, che toglie credibilità al lavoro e sense of wonder.
Questo è il mio giudizio da lettore. Come scrittore ho evitato di fare simili errori, prendendo spunto e ispirazione da quanto di buono altri scrittori hanno fatto, cercando di cogliere lo spirito trasmesso nel loro lavoro e imparando da esso. Più che in L’Ultimo Baluardo (e di conseguenza in L’Ultimo Potere) (anche se se ne può avvertire la somiglianza), è nel romanzo successivo dei Tempi della Caduta, L’Ultimo Demone, che ho preso ispirazione da I Figli di Armageddon. Ma questa è un’altra storia, e si dovrà raccontare un’altra volta.

I Talismani di Shannara

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I Talismani di Shannara di Terry BrooksI Talismani di Shannara è la degna conclusione che Terry Brooks ha dato al ciclo di quattro volumi degli Eredi di Shannara.
Tutti i compiti affidati da Allanon sono stati portati a termine.
Walker Boh, usando la Pietra Nera, ha fatto ritornare Paranor ed è diventato il primo dei nuovi Druidi, facendo entrare in sé l’esperienza lasciata da Allanon e dagli altri Druidi all’interno della fortezza: è diventato un individuo diverso da quello che viveva a Pietra del Focolare, ma è anche lo stesso, deciso a fare a modo suo e non come hanno fatto i suoi predecessori.
Par ha ritrovato la Spada di Shannara, ma ancora non sa come usarla, continuando a scappare dalle grinfie degli Ombrati e della Federazione che lo braccano senza posa nelle gallerie sotto Tyrsis.
Wren ha riportato gli elfi nelle Terre dell’Ovest grazie alla magia del Loden, sopravvissuta agli orrori di Morrowind e alla sua verità, divenendo la loro regina. Il prezzo che però ha dovuto pagare è stato altissimo: ha dovuto lasciare alle sue spalle la sua vecchia vita, ha visto la scomparsa degli ultimi familiari rimasti e soprattutto di Garth, l’amico e protettore che le era sempre rimasto al fianco.
Lo scontro finale si sta avvicinando, ma i tre non sono gli unici impegnati in questa lotta.
Ci sono Padishar Creel e i Nati Liberi decisi a contrastare in ogni modo la Federazione. C’è Morgan Leah, sopravvissuto a Eldwist e ai suoi mostri, che ha riavuto la spada di Leah di nuovo integra dopo essere stata spezzata nella lotta contro gli Ombrati durante la ricerca della Spada di Shannara (avvenuta nel primo libro), ultimo dono di Viridiana e ricordo di lei, che così sempre gli sarà al fianco. Ci sono Cogline e Bisbiglio, riemersi dalle mura di Paranor dopo essere stati salvati dalla magia che protegge le Storie dei Druidi. C’è Coll, riuscito a fuggire (o fatto fuggire) da Sentinella del Sud grazie all’oscura magia di un misterioso mantello.
Rimmer Dall però non è preoccupato di tutto ciò, sicuro della sua forza, della magia di cui dispone, convinto che i suoi piani faranno cadere gli Ohmsford e i suoi alleati. Walker è un Druido, ma ancora inesperto e perciò gli manda contro i Quattro Cavalieri dell’Apocalisse, in modo da minare la sua sicurezza e poi eliminarlo. Wren è determinata, ma ha subito troppe perdite e pertanto è vulnerabile; senza contare che i suoi elfi dovranno affrontare la temibile e smisurata armata della Federazione. Par è vicino a essere spezzato: ancora un ultimo colpo e il suo spirito sarà frantumato definitivamente e così il Primo Cercatore potrà finalmente mettere le mani su di lui e sulla sua magia.

Ricco di azione e combattimenti, I Talismani di Shannara dà compimento alla vicende che per tre libri sono ben stati portati avanti da Terry Brooks. Verità vengono finalmente svelate, missioni sono portate a termine, conflitti sono risolti. La caratterizzazione dei personaggi è ottima, anche per quelli secondari (Matty Roh compare solo in questo volume, ma subito cattura il lettore), avvincenti gli scontri tra l’esercito degli elfi e quello della Federazione, tra Walker e i Quattro Cavalieri, per non parlare di quelli che vedono in azione i Cavalieri Alati e i Roc ; tra agguati, salvataggi, sacrifici estremi, la narrazione prosegue fluida fino alla fine. L’unico appunto che può essere fatto a Brooks è la scelta di mostrare all’inizio del romanzo il punto di vista di Rimmer Dall e dei suoi piani: è vero che da tempo si sa che lui e gli Ombrati sono il nemico da sconfiggere, che farà di tutto per eliminare gli Ohmsford, ma far vedere subito i suoi piani per la parte finale della storia, toglie in parte suspense e sorpresa all’evolversi della trama, facendo già sapere cosa c’è ad attendere i protagonisti. Fosse stato immesso a metà libro, con le dovute modifiche, dato che si sarebbe trattato in questo caso di una riflessione su quanto stava avvenendo, si sarebbe ottenuto un effetto migliore.
Tolto questo, I Talismani di Shannara è un romanzo molto buono, che va degnamente a concludere un ciclo che può essere annoverato tra i migliori del genere fantasy.

La Regina degli Elfi di Shannara

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La Regina degli Elfi di Shannara, terzo capitolo del ciclo degli Eredi di Terry Brooks,La Regina degli Elfi di Shannara, terzo capitolo del ciclo degli Eredi di Terry Brooks, vede come protagonista Wren e la ricerca degli elfi affidatagli da Allanon, spariti dalle Quattro Terre da un centinaio di anni per sfuggire alla persecuzione della Federazione e all’accusa di essere la causa del male che ha cominciato a dilagare. Avvisata dalla veggente Occhio di Serpe trovata a Grimpen Ward, Wren si reca con l’amico e mentore Garth, il Rover che l’ha addestrata fin dall’età di cinque anni dopo aver vissuto per qualche tempo a Valle d’Ombra con gli Ohmsford, alle grotte dei Rocchi, sulla costa dello Spartiacque Azzurro, e accende un fuoco per tre giorni e tre notti, per far giungere chi potrà aiutarli nella ricerca. Ma prima che l’aiuto ricercato arrivi, i due sono attaccati da un Ombrato: un combattimento che sembra segnato, se non che Wren scopre che i tre sassi dipinti che porta con sé dall’infanzia sono le famose Pietre Magiche dei suoi antenati e con la magia appena riscoperta elimina l’aggressore.
Al termine dei tre giorni, fa la sua comparsa Tiger Ty, un elfo celeste, in groppa al suo Roc, un volatile gigantesco, e lì scoprono che gli elfi terrestri (come Tiger Ty li chiama) sono andati su Morrowind, un’isola al largo della costa, ma di essi però non si sa più nulla da anni dopo l’avvento dei mostri, scomparsi o semplicemente rinchiusisi all’interno della loro Città. Accompagnati dall’elfo celeste, che li lascia sulla spiaggia dell’isola, Wren e Garth si ritrovano immersi in un mondo da incubo, completamente stravolto dal paradiso terrestre che un tempo era. Paludi e giungle soffocanti, deserti arroventati, montagne difficili da scalare, per non parlare dei mostri che li abitano e che sono sempre in caccia. Raggiungere la città sembra un’impresa impossibile, se non fosse per l’incontro con Stresa, un Gatto Screziato, una creatura capace di parlare creata dalla magia degli elfi: salvatolo dalla trappola del Wisteron, uno dei mostri più pericolosi di Morrowind, la bestia li aiuta a raggiungere la città degli elfi, a patto che lo portino con loro di ritorno nelle Quattro Terre.
Entrati in Arborlon, molte scoperte attendono Wren: su se stessa, sulla magia, sull’origine del male che ha distrutto l’isola e fatto nascere i Demoni (che non sono quelli imprigionati nel Divieto dall’Eterea; la sua vita ne viene completamente cambiata e stravolta, facendola venire a patti con verità spiacevoli e realtà nascoste. Senza contare il viaggio di ritorno, che è un vero e proprio viaggio all’inferno.

Oltre alla trama principale, come negli altri romanzi incentrati prevalentemente a un protagonista (Par per Gli Eredi di Shannara, Walker Boh per Il Druido di Shannara), anche in La regina degli Elfi di Shannara ci sono piccole parti dedicate ad altri personaggi: si vedranno le vicende di Coll, Par e soprattutto Walker Boh, che, dopo il ritrovamento della Pietra Nera, andrà incontro al destino che lo attende nella spettrale (intesa in senso letterale) Paranor.
La Regina degli Elfi di Shannara è forse il libro migliore del ciclo degli Eredi (anche se tutti sono molto belli): avvincente, ricco di colpi di scena, ma soprattutto rivelatore di quelle verità finora rimaste segrete e accennate nei due libri precedenti. Scoperte sconvolgenti in una storia densa, fatta di avventura, atti eroici, disperazione, perdita e tradimenti: Brooks riesce ad amalgamare fantasy e horror in un ottimo binomio, immettendo nella sua opera di narrativa un messaggio che fa riflettere e denuncia la sperimentazione incontrollata, priva di morale ed etica: è vero che qui si tratta di sperimenti fatti con la magia, dove con essa si creano nuove creature unendo razze diverse e ci si spinge anche a voler creare qualcosa di nuovo, di superiore a quanto già esistente, ma il concetto è chiaro. Leggendo certe pagine di La Regina degli Elfi di Shannara viene subito in mente la critica contro certe sperimentazioni genetiche, dove scienziati senza scrupoli ed etica, per scoprire cose nuove, si spingono oltre i limiti, dando vita a cose poco piacevoli. Il progresso è utile ed è una gran cosa, ma occorre essere consapevoli di certe azioni e delle conseguenze che da esse possono nascere, dei danni che si possono causare agli esseri viventi, alla natura, al mondo intero; una ricerca di conoscenza e di maggior potere che spesso diventa follia e si sa che la follia non porta mai nulla di buono: la storia umana è costellata di esempi su questa realtà (gli orrori degli esperimenti “medici” fatti dai nazisti, quelli dei primi trapianti di organi, quelli nucleari).
Se a tutto questo si aggiunge che La Regina degli Elfi di Shannara presenta forse il miglior protagonista dell’intero ciclo (Wren coinvolge il lettore con la sua determinazione e il suo senso di giustizia, oltre a una gran umanità), che al suo fianco ci sono personaggi che rimangono impressi nella mente e nel cuore del lettore (gli animali Stresa e Fauno, la veggente Eowen e la regina Ellenroh, Garth, protettore di Wren, e poi Aurin Striate detto il Gufo, Triss, capitano della Guardia Nazionale degli Elfi, Tiger Ty con il suo Roc), immersi in uno scenario che ben trasmette la sensazione di pericolo, morte e orrore, non si può non constatare che si è di fronte a una storia davvero ben congeniata.

Una nota sull’edizione italiana in possesso, quella del 1992 di Arnoldo Mondadori Editore, con traduzione di Savino D’amico (ogni volume ha avuto un traduttore differente). A parte un numero di refusi maggiore dei romanzi precedenti (parole attaccate tra loro), errori di traduzione (Stresa, sdraiato nell’imbracatura del Roc, non può certo cavalcare), ci si domanda, da quanto letto, se all’interno della casa editrice ci sia stata comunicazione tra i vari addetti ai lavori o se invece si è lasciato andare qualcuno per i fatti propri senza che ci fosse supervisione, dato che in La Regina degli Elfi di Shannara nomi che erano stati tradotti nei volumi precedenti (lo Spettro del Lago, la veggente Occhio di Serpe, Sentinella del Sud) sono stati lasciati in lingua originale, rischiando così di causare confusione in chi legge e magari non ha gran dimestichezza con la lingua inglese. Quando s’intraprende un progetto, occorre una certa coerenza: o tutti i nomi vengono tradotti o devono essere lasciati in lingua originale, non si può cambiare di volta in volta secondo l’estro del traduttore. Purtroppo questa è una cosa che in Italia si è vista diverse volte (restando in tema di autore e casa editrice, è accaduto lo stesso anche con il ciclo di Landover).

Il Druido di Shannara

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Il druido di ShannaraIl Druido di Shannara, secondo volume del ciclo degli Eredi di Shannara di Terry Brooks, riprende gli eventi lasciati in sospeso in Gli Eredi di Shannara e lo fa seguendo la trama dedicata a Walker Boh e al compito di riportare Paranor e i Druidi nelle Quattro Terre. Nel volume precedente si era lasciato lo Zio Oscuro avvelenato dall’Asphynx, il braccio pietrificato e saldamente ancorato alla roccia, prigioniero nella Cripta dei Re. Straziato e indebolito, con un gesto disperato riesce a liberarsi, amputandosi il braccio. Viene trovato e soccorso da Cogline, ma nemmeno gli Stor, i famosi gnomi guaritori, possono salvarlo dal veleno che scorre nel suo corpo; si ritira così a Pietra del Focolare, tentando disperatamente di trovare un modo per salvarsi e gli permetta di portare avanti la missione. Tutto però sembra perduto quando giungono Rimmer Dall e una legione d’Ombrati, distruggendo la casa e lasciandolo morente dopo che Cogline e Bisbiglio, il gatto delle paludi, sono caduti sotto i colpi dei nemici per dargli una possibilità di salvezza.
Nel mentre, Morgan Leah, lasciato Padishar Creel dopo la caduta della Sporgenza, ferito nel corpo e nello spirito per la perdita della sua spada magica, ora spezzata, va a Varfleet per mantenere la promessa fatta a Steff in punto di morte e proteggere Nonna Elise e Zia Jilt, in pericolo dopo il tradimento di Teel, rivelatasi in realtà un Ombrato infiltrato. Riesce a salvarle dalle grinfie della Federazione, ma viene da essa catturato. Il più improbabile dei salvatori, Pe Ell, lo libera, seguendo gli ordini di Viridiana, figlia del Re del Fiume Argento, vero e proprio miracolo vivente che porta speranza e risanamento ovunque si rechi. Il trio si reca a Pietra del Focolare, appena in tempo per salvare Walker; a questo punto la fanciulla svela i suoi piani e perché ha riunito i tre: devono recarsi a Eldwist, città-regno di Uhl Belk, il Re della Pietra, e riprendere quanto ha rubato, la Pietra Nera.
A loro si uniranno Horner Dees, una Guida, e Carismano, un cantastorie, in un viaggio che si rivelerà pieno di desolazione e devastazione. Perché a Eldwist non c’è nulla di vivo, tutto è diventato di pietra, secondo il volere distorto di Uhl Belk, che vuole estendere il suo dominio su tutte le terre, mutando tutto in arida roccia con l’aiuto del suo mostruoso figlio, il Maw Grint, trasformatosi in un gigantesco verme. Non bastasse questo, devono aggirarsi nella città stando attenti a non finire nelle grinfie di Rastrello, gigantesco Serpide che funge da cane da guardia del Re della Pietra.
La desolazione di Eldwist, il senso di smarrimento che la città deserta dà, spesso avvolta dalla nebbia e dalla pioggia, rendono perfettamente lo stato d’animo in cui i personaggi si trovano, ognuno con i suoi dubbi, le sue paure, i suoi pesi da portare e gli sbagli fatti da dover affrontare. Stati d’animo riscontrabili soprattutto in Morgan e Walker, due dei migliori personaggi della saga, entrambi spezzati (uno per la perdita della spada magica, l’altro del braccio), entrambi privati di quelle sicurezze che li avevano resi quelli che erano. Una ricerca la loro che non sarà solo quella di trovare la Pietra Nera e fermare Uhl Belk, ma anche di ritrovare se stessi, tornare a essere integri, arrivando ad accettare il proprio ruolo nella storia e non più rinnegandolo e fuggendo da esso (questo riguarda soprattutto Walker). Un compito in cui verranno aiutati da Viridiana, figlia della terra e degli elementi, mezzo con cui il Re del Fiume Argento vuole fermare il fratello, il Re della Pietra, che sta diventando più umana di quanto potesse credere, costretta ad affrontare elementi sconosciuti ed estranei quali i sentimenti.
Il Druido di Shannara è un ottimo romanzo, con una trama solida, una caratterizzazione e un approfondimento dei personaggi davvero ben fatti e non solo nei riguardi di Walker e Morgan: con poche pennellate Brooks riesce a tratteggiare il carattere del burbero Horner Dees e del sognatore Carismano. Per non parlare del freddo e spietato Pe Ell, la cui natura è fin da subito rivelata, ma che avrà da rivelare delle sorprese (come si vedrà nel finale, cosa che non si limiterà solo a lui). E per chi vuole andare oltre a una bella storia ben raccontata, ci sono pure spunti di riflessione su come nasce la dipendenza e come anche un buon intento possa trasformarsi in rovina (vedasi cosa simboleggia la pietra, solida, sicura, resistente, ma anche priva di vita, che non porta cambiamento alcuno e non può dare nulla).