Jonathan Livingston e il Vangelo

Jonathan Livingston e il Vangelo

L’Ultimo Demone

L'Ultimo Demone

L’Ultimo Potere

L'Ultimo Potere

Strade Nascoste

Strade Nascoste

Inferno e Paradiso (racconto)

Non Siete Intoccabili (romanzo)

Lontano dalla Terra (racconto)

365 storie d’amore

365 storie d'amore

L’Ultimo Baluardo (racconto)

365 Racconti di Natale

365 racconti di Natale

Il magazzino dei mondi 2

Il magazzino dei mondi 2

365 racconti d’estate

Il magazzino dei mondi 2

Wikio vote

http://www.wikio.it

agosto: 2017
L M M G V S D
« Lug    
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031  

Archivio

Hiroshima 6 agosto 1945.

No Gravatar

“…nulla alimenta l’oblio più di una guerra, Daniel. La legge del silenzio prevalse e ci convincemmo che quanto avevamo visto, fatto o saputo non fosse che un incubo. Le guerre negano la memoria dissuadendoci dall’indagare sulle loro radici, finché non si è spenta la voce di chi può raccontarle. Allora ritornano, con un altro nome e un altro volto, a distruggere quel poco che avevano risparmiato.” (1)

Tutto questo non deve accadere e per questo occorre ricordare orrori come il 6 agosto 1945, quando su Hiroshima fu sganciata la prima bomba atomica. Ricordare e andare a scavare sulle ragioni di questa follia, perché non possa più ripetersi. Perché se è vero che tanti ritennero quest’atto necessario per far terminare il conflitto bellico, va ricordato che fu l’ultima grande follia di una guerra dove tutto fu folle.

Hiroshima dopo lo sgancio della bomba atomica

1. Carlos Ruiz Zafon. L’ombra del vento, pag.386. Oscar Mondadori 2006.

Non è più questione di sport 3

No Gravatar

Ormai si è andati ben oltre l’ambito dello sport, sconfinando nell’assurdo.
Oltre agli scandali sulle scommesse, su partite combinate e altre cose per niente pulite, tocca assistere alle azioni di parti delle tifoserie veramente becere. Scontri con feriti, alle volte con morti, minacce a società e giocatori, auto bruciate, come è capitato al presidente del Pescara. O, cosa di questi giorni, le frasi ingiuriose ai caduti di Superga o i manichini di giocatori della Roma impiccati nei pressi del Colosseo con tanto di minacce al seguito (azione rivendicata dagli Irriducibili laziali; allucinante la loro risposta a quanto fatto: “Meravigliati e stupiti da tanta ottusità, dal sensazionalismo misto all’allarmismo che anima il giornalismo italiano. Il tutto va circoscritto al sano sfottò che genera il derby capitolino. Nessuna minaccia a nessun giocatore della Roma, le bambole gonfiabili rappresentano una metafora che vuole rimarcare lo stato depressivo in cui versano tifosi e giocatori dell’altra sponda del Tevere”. Fa pensare anche la risposta della società Lazio: “Una ferma condanna di ogni forma di violenza, fermo restando che da sempre dopo ogni derby ci sono sfottò ed episodi goliardici”, ovvero il tipico esempio italiano di non prendere posizione e pararsi le spalle). Per non parlare dei cori razzisti rivolti ai giocatori di colore. E qui c’è qualcosa che stride parecchio.
le proteste di Muntari all'arbitro per i "buuuu" razzisti: quando lo sport non è più taleQuesti cori vanno perseguiti sempre e comunque, purtroppo in Italia questo non avviene: si applica il due pesi due misure. Nelle stessa giornata di campionato di calcio, i “buuuuu” rivolti a Koulibaly (giocatore del Napoli) da parte della tifoseria interista sono stati puniti con 10.000 € di multa all’Inter, un turno di chiusura della curva Nord e un anno di sospensione della stessa per cori razzisti; i “buuuuu” rivolti a Muntari (giocatore del Pescara) da parte della tifoseria cagliaritana, non hanno subito nessuna punizione, anzi società e tifosi del Cagliari sono stati assolti. Non bastasse questo, ecco la ciliegina sulla torta. Muntari, giustamente a un certo punto della partita ha detto basta ai continui insulti verso di lui per il colore della pelle e ha protestato; la partita andava sospesa. Invece l’arbitro, prima lo ha ammonito per le proteste, poi lo ha espulso perché si è allontanato dal campo di gioco. Il fatto non è rimasto nei confini nazionali, ma ha fatto il giro del mondo, facendo intervenire anche l’ONU. Di fronte a tutto ciò, il nostro paese non ha potuto esimersi di fare la sua solita magra figura: le istituzioni hanno difeso l’operato dell’arbitro e del giudice sportivo per aver dato al giocatore un turno di squalifica, asserendo che queste sono le regole del calcio italiano e vanno rispettate. Salvo poi annullare la squalifica viste le proteste che giungevano da tante parti del mondo.
La cosa è altamente grottesca, dato che il nostro paese, come dimostrano innumerevoli casi, dal piccolo al grande, è tra quelli che più infrange le regole e meno le rispetta. Aggrapparsi ai regolamenti e dire che vanno seguiti dinanzi a casi di una simile gravità, sono una grossa presa in giro, una totale mancanza di rispetto e un grande schiaffo alla dignità umana. Un simile sistema non fa che dimostrare quanto ormai tutto sia marcio e come le istituzioni non faccio altro che prendersi gioco delle persone, decidendo quando e come applicare le regole.

Calcio e politica: che cosa hanno in comune?

No Gravatar

Calcio e politica: che cosa hanno in comune?
Calcio e politica: cosa hanno in comune (nella foto: Paolo Sollier, figura che unì tifo e politica)In apparenza poco o nulla, ma se ci pensa, più cose di quel che può sembrare.
Innanzitutto, entrambi hanno inflazionato il mercato. Giornali, trasmissioni televisive, social: non fanno che parlare di essi in ogni salsa. Calcio e politica vengono sviscerati da ogni punto di vista, se ne parla per ore, divenendo una cosa ossessiva, esasperando e scaldando gli animi in discussioni accese, che fanno crescere in chi le guarda l’aggressività. Si provi a osservare una discussione vertente su uno di questi due argomenti e si noti come lo stato d’animo muti, cominciando ad avvertire stati di tensione, d’ansia: se non si sta attenti, se non si tengono sotto controllo le emozioni generate, ci si trova con l’animo alterato, suscettibile a certe reazioni; se si è da soli succede poco o niente (si è solo un po’ agitati), ma se ci si trova in luoghi con altre persone, far scoccare la scintilla di cose poco piacevoli è tutt’altro che improbabile. Una cosa è sicura: questo parlare in continuazione di calcio e politica ha stancato, è qualcosa che è diventato nauseante.
In entrambi circolano ingenti quantità di denaro: gli interessi economici legati a questi ambienti sono veramente notevoli. Non è per niente un caso che in tanti cerchino di entrare in questi due mondi e in ancora di più vi gravitano attorno cercando di succhiare da essi il più possibile.
Naturalmente, quando ci sono tanti soldi in ballo, non ci si fa tanti scrupoli e si ricorre a qualsiasi mezzo pur di accaparrarsi un fetta della torta, possibilmente la più grossa possibile (non importa se poi è troppo grossa e fa strozzare). E naturalmente, sia per il calcio, sia per la politica, la trasparenza non è certo un elemento che li contraddistingue. Tutti lo sanno, ma la maggior parte rifiuta di ammetterlo perché ha da difendere degli interessi legati a questi due mondi. Compromessi, omertà, aggirare le regole, il più influente che le piega al proprio volere. Ormai è palese che ci sono troppe cose storte, i fatti sono talmente evidenti che è impossibile non vederli; eppure si continua ad andare avanti come se niente fosse. Calcio e politica sono ormai diventati l’icona del compromesso, del far finta di niente e dell’andare avanti perché si pensa che vada bene così. Invece non va bene per niente e prima o poi ce se ne accorgerà. Ma sarà troppo tardi.

Tormentoni

No Gravatar

Tormentoni. Ogni anno ce n’è uno. Non si riesce a sfuggirgli, sembra qualcosa più forte della legge di gravità. Più forte delle leggi dell’universo. E forse è proprio così: la stupidità umana è una forza dall’energia sconfinata, infinita (Einstein ne era convinto, e non a torto).
Se per malaugurata sorte qualcuno crea qualcosa che prende piede e diventa virale, è la fine: non si riesce a scavarselo più dai piedi. Lo si trova dappertutto: media, giornali, social lo propinano in continuazione. Pubblicità della Tim: un dei tanti tormentoni che impazzano in tv e in reteIn tanti nell’ambito mediatico la copiano, cercando di sfruttare l’onda del momento. Basta vedere per esempio la pubblicità della Tim che tanto va in questi mesi, con il ballerino che danza ovunque, in qualsiasi istante e in qualsiasi circostanza; non bastasse il trovarselo in mezzo alle scatole ogni volta che c’è la pubblicità, si deve avere a che fare poi con tutti i suoi emuli (quello di Mediaworld, per esempio). Nella pubblicità ora si balla per qualsiasi motivo; il brutto è che le persone, vedendo la pubblicità, vanno poi per imitazione e ballano anche loro, nella realtà (mai una volta che si imiti qualcosa d’intelligente…questo non succede neanche per sbaglio…).
Ora, fermiamoci un attimo a ragionare. Uno, se ha voglia di ballare, è liberissimo di farlo, e questo è giusto. Solitamente, se viene voglia di ballare, è perché si ascolta una musica che coinvolge, o perché si è felici. Ecco, fermiamoci su quest’ultima cosa, si ragioni e si pensi a che cosa c’è da essere così felici nella realtà che stiamo vivendo: sta andando tutto a rotoli, la follia dilaga, la violenza impazza, governanti sempre più dittatori non vedono l’ora di far scoppiare un bel conflitto… Non bastasse ciò, chi imbastisce e dirige lo show che è la nostra realtà ritiene le persone dei mentecatti che sono contenti che gli venga propinata qualsiasi boiata.
Non c’è che dire, siamo in una botta di ferro. Non c’è di che preoccuparsi.

Che qualcuno ci salvi. Che qualche buonanima venga in nostro soccorso, siamo messi proprio male, ribaltati come dei copertoni.
Anzi, no, non importa nessun aiuto: ci salviamo da soli. Basta svegliarci un pochino, cominciando a dire no alla deficienza, ai sorrisi idioti e a smettere di guardare certa pubblicità e altra spazzatura che passa per la tv. E chissà che così facendo non ci si tolga di torno un bel po’ di tormentoni e si cominci a sembrare delle persone e non dei burattini.

Limiti e paure

No Gravatar

In L’Ultimo Demone c’è un brano, postato anche su Le Strade dei Mondi sotto forma di racconto con il nome di Il Dio del LimiteMuro, un modo per tenere lontana la paura, che parla di muri, di limiti e confini; è messo sotto forma di favola, ha una connotazione fantastica, ma di fantastico, se ci si pensa, ha solo l’aspetto, perché parla di realtà. La realtà che viviamo ogni giorno. Anche se a tanti non piace ammetterlo, ormai la vita delle persone è dominata dalla paura; anche se assume tanti aspetti (la paura degli altri, la paura di perdere il lavoro, i diritti), essa è sempre la stessa e sta divenendo sempre più forte, si allarga a macchia d’olio. Se si osserva si ha sempre meno fiducia negli altri, si guarda con sospetto chi è diverso, spesso lo si vede come una minaccia. E quando ci si sente minacciati, spesso una delle reazioni che si attuano è quella di aggredire. Emblema sotto gli occhi di tutti di tale realtà è il presidente degli Stati Uniti, Trump (ma si potrebbe dire lo stesso di Erdogan per quanto riguarda la Turchia), con i muri fisici e non (basti pensare al muro con il Messico o ai limiti d’accesso per le persone agli Stati Uniti o ai dazi commerciali per quanto riguarda le merci di altri paesi) che vuole ergere. Trump non è un dio, anche se con il modo che ha di fare si può pensare che lui si ritenga davvero tale, ma di certo è un creatore di limiti, oltre che un creatore di paure, tensioni e anche conflitti; il fatto che non sia l’unico, ma che ci siano altri potenti come lui che fanno alla stessa maniera, non fa presagire a nulla di buono. Arroganza, presunzione, mania di controllo, sete di potere, dimostrare la propria superiorità, disprezzo e mancanza di rispetto per gli altri: tutti questi sono elementi che vanno a spiegare questo modo di fare. Se però ci si pensa, questo agire è dettato dalla paura; una paura di fondo che magari non è neppure riconosciuta, ma che ha il controllo dell’individuo, le cui conseguenze si ripercuotono anche sugli altri. Finché ci sarà paura, non ci sarà modo che si possano creare e sviluppare elementi positivi. Questo contesto ben è rappresentato da una frase presente in L’ombra dello scorpione di Stephen King: “L’amore non cresce bene in un posto dove c’è solo paura, così come la piante non crescono bene in un posto dove c’è sempre buio.”

Tutti vogliono comandare

No Gravatar

Greg Stillson, esempi di chi vuole comandareTutti vogliono comandare e imporre il proprio volere sugli altri: si stanno raggiungendo livelli deliranti e allarmanti. Ci stiamo avvicinando alla follia, se non lo si è già fatto, e con questo il rischio di scatenare una violenza senza controllo e senza ragione; è sotto gli occhi di tutti come questa sia una realtà e non una fantasia.
Nelle cronache di ogni giorno si sentono notizie di atti di bullismo, pestaggi, stupri, omicidi per i più futili motivi (per un drink, un commento, una sigaretta): le persone ritengono di poter dire e fare tutto quello che gli pare, come se fossero i padroni del mondo, come se potessero comandare anche in casa d’altri. Se queste persone non ottengono quello che vogliono, se non possono fare quello che le pare, s’incattiviscono, diventano aggressive, maleducate, insultano, quando va fatta bene, perché quando va fatta male si arrivano a tragedie dove tutti si guardano increduli e si domandano come è potuta accadere una cosa del genere, come si è arrivati a questo punto.
Ma la risposta, se la si ricerca davvero, la si conosce già: la perdita di valori, il permissivismo, un modo di vivere dedito solamente all’apparire, al guadagno, al vivere bene. Un vivere superficiale, senza consapevolezza, senza rendersi conto che la libertà non è mettere in atto tutto quello che passa per la mente e pensare che gli altri accettino tutto come se niente fosse.
La società, il sistema, sono arrivate a far credere che questo sia il modo di fare; un modo di fare che porta solo caos. Ma non solo loro: in questo i governanti delle varie nazioni sono un esempio negativo, che aumenta la sua presa grazie al martellare continuo di media, social. La tecnologia in questo caso ha una connotazione negativa, dato quello che trasmette, ma la colpa, come spesso accade, è dell’uomo e di come la utilizza, non sua.
Basta guardare quello che fanno i politici italiani (di tutti i partiti) e di come, invece di preoccuparsi di come migliorare le condizioni del paese e della gente che vi abita, passino il tempo a litigare e insultarsi, e a fare i propri interessi (alle volte in modo poco limpido). Il fatto che spesso si manchi di rispetto alla popolazione con dichiarazioni opinabili, poi ritrattate per le polemiche che scatenano (vedere le ultime di Poletti sul calcetto come metafora del lavoro, che a tanti ha fatto intendere che in Italia per lavorare non servono i meriti, la professionalità, ma andare avanti a calci), non aiuta certo a rendere il comportamento delle persone migliore, che vedendo questo modo di fare, reputano che sia normale comportarsi in questa maniera.
A livello mondiale le cose non vanno certo meglio. Chi governa Nord Corea, Russia, Turchia, Stati Uniti, vuole in tutti i modi comandare e imporre il suo volere, e se non ci riesce attua ripercussioni verso chi non li asseconda. Tutto ciò è molto allarmante. Uno, perché è palese che si fa tutto in nome del denaro e del profitto, a discapito di cose molto più importanti come la salute, la dignità. Due, perché è ancora più palese che si vuole limitare la libertà degli individui dando un potere spropositato a istituzioni e grandi gruppi e questo, come insegna George Orwell con 1984 e La fattoria degli animali, non è mai una cosa positiva. Non bastassero i danni di queste azioni, l’arroganza, lo spregio e il disprezzo di questi governanti nei confronti degli altri non fa che essere un pessimo esempio per le presone, che lo prendono come modello ritenendolo quello normale. Certo si potrebbe obiettare che le persone potrebbero fare diversamente ragionando con la propria testa, ma il problema è proprio questo: i più non ragionano con la propria testa, si adeguano, seguono ciò che va per la maggiore, senza domandarsi se è la cosa giusta da fare.
Come già detto in altre occasioni, il futuro non appare roseo.

L'importanza della tv nell'educazione dei più piccoli

No Gravatar

«Datemi un bambino nei primi sette anni di vita e io vi mostrerò l’uomo», recita un celebre motto gesuita, a indicare quanto è importante questo periodo della vita per lo sviluppo dell’individuo.
In questa frase c’è molta saggezza, ma quanti nella nostra società riescono a coglierne appieno la potenza e il significato? In un periodo così delicato e importante dello sviluppo, pochi danno peso a come si educano e si crescono i piccoli, comportandosi spesso in maniera superficiale.
Quanto mostrato nella seguente indagine è abbastanza indicativo su come ci si muove per la crescita dei figli; non è proprio recente (risale a cinque anni fa), ma comunque serve per farsi un’idea della situazione.
Nell’indagine si parla di tecnologia e media, ma non di libri e letteratura, a indicare come l’Italia sia un paese dove la maggior parte delle persone legge poco o niente (riferendosi a libri e riviste, non alla lettura di commenti su social o cose simili).
Lettori MP3, iPod, iPad, Tablet, radio, e-book sono i mezzi tecnologici meno utilizzati; meglio i cellulari, i lettori dvd, le console di videogiochi. Le posizioni dominanti appartengono al pc e alla tv, con quest’ultima che occupa il primo posto.
Soffermiamoci proprio sulla tv e vediamo cosa i piccoli guardano: è normale e logico che seguano i canali tematici a loro dedicati (ma non solo quelli). Boing, Italia1, K2, Rai yoyo, Rai Gulp, Cartoonito, Frisbee, Super!, sono i programmi più seguiti con i loro cartoni animati e le serie tv dedicati ai più giovani. Magari un adulto è poco obiettivo nel dare il giudizio su tali programmi, ma vedendoli ci si pone il quesito se quanto fatto vedere è davvero educativo e aiuta lo sviluppo e la crescita dei bambini. Fare un paragone con il passato può risultare poco consono, ma ci si domanda perché si propinano certi cartoni animati. Sì, perché quando si ha a che fare con serie tipo Peppa Pig e Spongebob, sorgono parecchi dubbi sul tipo di educazione che si vuol far passare. Un’educazione limitante, pregiudiziale, che vuole far passare un certo tipo di messaggio; se si dà un occhio ai vari programmi, si nota che quanto proposto è tutto sulla stessa onda, ovvero il non voler far pensare. Perché si passano questi programmi?
I casi sono tre.

1. Ci sono pochi soldi e si acquistano le serie che costano meno.

2. Si pensa che, essendo bambini, vada bene tutto, tanto non sono in grado di distinguere la buona qualità dalla mediocrità.

3. La scelta è voluta perché si vogliono crescere le nuove generazioni limitate e condizionabili: in questo modo, fin da piccoli, non si abitua la gente a pensare.

In tutti e tre i casi risiede una parte della realtà; anche se si rischia di passare per individui che puntano alla malafede, la terza opzione è quella a cui più si propende. La società e il sistema, come tanto dimostra il modo di fare dei politici e degli imprenditori, vogliono persone che obbediscono e non pensano con la propria testa; se ci si pensa è sempre stato così, ma le cose in questi ultimi anni sono decisamente peggiorate.
DuckTalese, serie animata trasmessa in tv negli anni '80Potrà essere il solito “le cose andavano meglio nel passato”, “quelli sì che erano bei tempi”, ma se si fa un paragone a quello che veniva proposto alle generazioni precedenti, quello che viene passato in tv adesso ne esce totalmente sconfitto, sia riguardi i bambini, sia riguardi gli adolescenti. Negli anni ’70 e ’80 c’erano i cartoni animati sui Masters of the Universe, sui robottoni (Mazinga, Ugo Robot, Voltron, Gundam, ma anche perle come Fortezza Superdimensionale Makross, conosciuta in Italia perché facente parte della serie Robotech), quelli di Bim Bum Bam (i famosi Belle e Sebastien, Mila e Shiro, i Puffi, Holly e Benji, Lady Oscar , Candy Candy, Georgie, questi ultime tre adatti a un pubblico più da adolescenti che da bambini), i Ducktales. Negli anni ’90 si hanno poi avuto serie del calibro di Patlabor, Gargoyles-Il risveglio degli eroi, I pirati dell’Acqua Nera.
Viene naturale, avendo vissuto nei periodi citati e vivendo in quello presente, farsi certi quesiti e domandarsi dove si vuole arrivare.

Non è più una questione di sport

No Gravatar

Il calcio, più che sport, è un businessE questo lo si sapeva da un pezzo. Ormai tutto è al servizio dello show, dell’attirare il maggior numero di spettatori, perché i grandi numeri portano grandi guadagni. Troppi interessi sono in ballo e per questo i veri valori dello sport, le sue regole, vengono piegati a favore del business e di chi ha maggiore influenza.
Ne è esempio il campionato italiano di calcio, dove praticamente ogni domenica ci sono episodi che favoriscono alcune delle squadre più grandi. Le cose però non vanno meglio in ambito europeo: anche qui ci sono dei club aiutati. Ne è un esempio il Barcellona, basti vedere la vittoria in Champions League di 6 a 1 sul Paris Saint Germain, dopo che all’andata aveva perso per 4 a 0: un risultato molto improbabile da ribaltare e che eppure si è verificato. Alcuni giornali hanno spiegato la vittoria sottolineando la potenza del Barcellona e la remissività del Paris Saint Germain, ma la partita è stata indirizzata verso questo risultato da un arbitraggio scandalosamente e palesemente di parte: due rigori netti negati al Paris St. Germain, due rigori inesistenti regalati al Barcellona, tre giocatori del Barcellona non espulsi. La cosa è stata troppo eclatante per non far venire dei sospetti sulla regolarità della gara; un atteggiamento che non è nuovo, dato che negli ultimi anni questa squadra in Champions League ha avuto aiuti arbitrali: un altro caso famoso furono le direzioni arbitrali nella semifinale del 2010 contro l’Inter, con mancate espulsioni di giocatori del Barcellona (vedere Messi che colpì deliberatamente Maicon al viso, facendogli saltare un dente e costringendo la sostituzione dell’interista perché faceva fatica a stare in piedi) ed espulsioni inventate di giocatori dell’Inter (Thiago Motta espulso per una simulazione di un giocatore del Barcellona che si buttò a terra come se avesse preso un pugno in viso senza neppure essere stato sfiorato). Ma quell’Inter era molto forte, più forte anche di aiuti arbitrali, e andò lo stesso in finale, vincendo poi la coppa; rimane però il fatto che il tentativo di far andare avanti il Barcellona ci fu e non fu una cosa bella.
Rimanendo in ambito calcistico, non si può non parlare della costruzione del nuovo stadio della Roma, dove il progetto è stato fatto passare nonostante dovesse essere bocciato per i tanti errori che conteneva. Oltre a questo fa pensare che si dia il via a costruzioni che con lo stadio non c’entrano nulla e questo denota che giro d’affari ci sia dietro e le pressioni che sono state fatte a una classe politica che non fa altro che assecondare i fini degli imprenditori.
Andando oltre al calcio, si può pensare allo scandalo delle costruzioni di impianti sportivi finiti poi in nulla quando ci furono i mondiali di nuoto in Italia, ai tanti casi di doping nel ciclismo, quelli alle Olimpiadi (basti pensare a quelli della Cina qualche anno fa o a quelli della Russia nel passato recente). Le cose non vanno meglio nel piccolo, dato che purtroppo anche qui si fa uso di sostanze dopanti per migliorare le prestazioni e ottenere vittorie e piazzamenti alti in praticamente tutti gli sport.
Va preso atto che non è più una questione di sport, che i suoi valori sono stati accantonati per fare soldi. L’attività sportiva non è più una questione di divertimento, di benessere fisico e psichico, ma è competizione e guadagno: è diventata tutta una questione di business.

La vita è sacra, ma dipende da come è vissuta

No Gravatar

In questi giorni si è parlato di Dj Fabo e del suo viaggio in Svizzera, dove ha posto termine alla sua vita. Dj Fabo, dopo un incidente, è divenuto cieco e tetraplegico, poteva solo sentire e a fatica a parlare; dopo anni in questa condizione di sofferenza, ha intrapreso il viaggio verso un paese che permetta l’eutanasia, perché in Italia non esiste ancora una legge che lo consenta.
La vita è sacra, questo è certo, ma dipende come è vissuta. Perché certe vite, vissute in un certo modo, non sono più vite; né per se stessi, né per le persone che sono accanto.
Non è facile arrivare a questo passo: chi lo fa, ha riflettuto a lungo e ha deciso che la morte è la liberazione da una condizione di dolore, disperazione, privazione. Non poter più camminare, toccare le cose, abbracciare persone o animali, leggere, vedere film, paesaggi, ma limitarsi a stare chiusi nella prigione buia che è divenuta il proprio corpo, è una delle esperienze più dure che esistono, soprattutto dopo aver provato tante cose nella propria vita ed essere consapevoli che non ci sarà più modo di viverle di nuovo (in questo il film di Clint Eastwood, Million Dollar Baby, mostra perfettamente una simile condizione).
Una decisione difficile, che solo chi vive certe condizioni può prendere. Una decisione che cambia da persona a persona, dove ogni caso è un caso a sé, perché ogni individuo è unico e prende decisioni in maniera diversa, perché questo fa parte della libertà.
Eppure questa libertà, nella società di oggi, viene ostacolata. Se ci si pensa, in tutto la libertà è ostacolata, in ogni scelta, dalla più piccola alla più grande. Tutti hanno la pretesa di decidere per gli altri, d’imporre i loro giudizi, i propri punti di vista, di dire cosa un altro deve fare.
Dj Fabo ha detto che siamo schiavi di uno Stato, viviamo schiavi di uno Stato, lavoriamo schiavi di uno Stato. In queste amare parole è rivelata la realtà in cui viviamo. Il suo è un caso eclatante, ma se ci si pensa, di libertà nella vita di ogni individuo ce n’è poca e per ottenerne soltanto un pizzico bisogna lottare a non finire e sputare sangue, mangiarsi il fegato, l’anima e, se ci fosse, anche qualcos’altro. Tutti hanno la presunzione e la pretesa di poter dire la loro sulla vita altrui e questo fa ancora più male, rende ancora più tristi, fa ancora più infuriare. Tanti sono stati gli appelli lanciati a Dj Fabo di ripensarci, di continuare a vivere; sarebbe interessante vedere come agirebbe chi ha fatto questi appelli nella sua condizione, perché si è tutti bravi a dare certe risposte quando non si è diretti interessati. Ma anche se fossero nella sua stessa condizione, sarebbe la loro scelta, non la sua: quello che ancora tanti non riescono a capire è che si sceglie singolarmente, in base ai propri valori, alle proprie credenze, alla propria condizione.
Naturalmente, dopo gli appelli delle persone comuni, non possono mancare le istituzioni con il loro modo di fare, contrarie a questa scelta, perché si reputano difensori della vita, che ritengono sacra. Parole che risultano stridenti, dato che le istituzioni non fanno che rendere sempre più complicata la vita, dato che non fanno che accollare pesi e angustie sulle spalle delle persone, facendo sempre più perdere senso alla vita, togliendo agli individui la voglia di vivere. Risulta grottesco volersi ritenere difensori della vita quando non si fa altro che sputare sulla vita stessa. Una contraddizione; o, forse, è meglio definirla follia pura.
Simili situazioni dovrebbero far riflettere e rendere coscienti, come già scritto in precedenza (ma occorre tornare a sottolinearlo), che la vita è sacra e merita di essere vissuta, ma dipende tutto da come è vissuta. E che occorre rispettare le scelte altrui, senza strumentalizzarle o cercare d’imporre un diverso modo di vedere per un proprio tornaconto (e chissà perché, si va sempre a finire in una questione di soldi: sembra strano, ma se ci si pensa bene, è così. Tutto è business).