Jonathan Livingston e il Vangelo

Jonathan Livingston e il Vangelo

L’Ultimo Demone

L'Ultimo Demone

L’Ultimo Potere

L'Ultimo Potere

Strade Nascoste

Strade Nascoste

Inferno e Paradiso (racconto)

Non Siete Intoccabili (romanzo)

Lontano dalla Terra (racconto)

365 storie d’amore

365 storie d'amore

L’Ultimo Baluardo (racconto)

365 Racconti di Natale

365 racconti di Natale

Il magazzino dei mondi 2

Il magazzino dei mondi 2

365 racconti d’estate

Il magazzino dei mondi 2

Wikio vote

http://www.wikio.it

novembre: 2017
L M M G V S D
« Ott    
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930  

Archivio

Colpa

No Gravatar

Cosa…avevo fatto al mio cane?
Avrei dovuto giocare più con lui.
Avrei dovuto portarlo più spesso a passeggiare.
Avrei dovuto fargli respirare di più l’odore dei guardrail, dei cordoli e dei pali elettrici…fino a stancarsi e tirarlo…con la forza….
Avrei dovuto volergli bene senza paura…

Questi sono i pensieri di Okutsu, un personaggio di Il cane che guarda le stelle di Takashi Murakami, quando ritorna a pensare al cane che ha avuto da giovane, nati soprattutto al momento della sua morte. Chi non ha vissuto con un cane, non ha passato del tempo con lui, non è stato legato a lui, difficilmente può comprendere i sentimenti che si provano alla sua scomparsa, ma anche quando sta male, quando non si può passare con lui il tempo che meriterebbe.
I cani ci amano in modo sincero, da farci quasi sentire in colpa, è scritto sulla quarta di copertina riprendendo una frase del manga: questa è una cosa vera. Spesso ci si trova a sentirsi in colpa per non esserci quanto si vorrebbe, per non essere riusciti a fare di più per lui.
Ho affrontato questa tematica anni fa in un brano di Non siete intoccabili: il romanzo non era abbastanza maturo per sviluppare a dovere la trama che avevo intenzione di narrare (sarebbe maturato dopo la stesura di L’Ultimo Potere e L’Ultimo Demone) e quindi molte parti sono state revisionate e riscritte. Tuttavia ce ne sono alcune che sono state mantenute: quella che segue è una di quelle.

Il viaggio durò tutto il pomeriggio e la sera scese presto, trovandoli ancora sulla strada.
«Ci dobbiamo fermare» disse dopo un lungo mutismo Mark.
«Perché?» chiese Masha colta alla sprovvista.
Mark indicò una spia sul cruscotto. «L’acqua del radiatore.»
«Un guasto?» Masha si mosse a disagio sul sedile.
«Te lo saprò dire fra due minuti.»
Immessosi nella corsia d’emergenza, Mark attivò le quattro frecce e scese a controllare. Con il cofano sollevato, Masha non riusciva a vedere nulla, ma non se la sentì di scendere e guardare.
Trascorsero pochi attimi. Il cofano si richiuse e Mark tornò a bordo.
«Allora?» chiese ansiosa.
«Nulla di grave: il livello dell’acqua è basso. Occorre aggiungerne un po’.» Mark tolse il freno a mano e ripartì.
Un cartellone pubblicitario sfrecciò alla loro destra.
«Il prossimo autogrill è fra quaranta chilometri. Come facciamo?» fece notare Masha preoccupata.
Mark azionò la freccia direzionale. «Prendiamo quest’uscita e ci dirigiamo verso quel gruppo di luci. Forse troveremo quel che ci serve.»
La rampa li condusse in un lungo viale alberato dove i pioppi si alternavano ai lampioni. Ampi spazi aperti si scorgevano ai lati delle corsie.
Il gruppo d’abitazioni, non più di una decina di piccole palazzine, comparve dietro la curva. Solo quando entrarono nel piazzale del parcheggio, si accorsero del boschetto che cresceva alle sue spalle. A parte la bolla di luce in cui si trovavano, tutto il resto era tenebra. L’autostrada da poco lasciata non era altro che rumori indistinti e lontani.
Si guardarono intorno, notando che erano gli unici nei paraggi.
Masha fissò l’insegna presente su una delle palazzine, non riuscendo a distinguere la scritta a causa della nebbia. «E adesso? Dove la troviamo l’acqua? E soprattutto dove la mettiamo?»
«Quella bottiglia di plastica lì per terra è perfetta. E per trovare il resto, potremmo provare là.» Indicò la porta a vetri sotto l’insegna. «È una clinica veterinaria. Avranno sicuramente dell’acqua.»
«Ma sarà aperta?»
Dalla clinica uscì un uomo che tra le braccia trasportava un grosso fagotto avvolto in un sacco nero del pattume; lentamente raggiunse l’auto parcheggiata in fondo al piazzale. Sostenendo con una sola mano il peso, aprì il bagagliaio e con cura adagiò quanto aveva trasportato.
«Direi di sì» disse Mark. «Vai tu: faccio fare due passi al cane.»
«Ok.»
Mark la osservò mentre scompariva all’interno dell’edificio, riportando poi la sua attenzione sull’altro uomo nel parcheggio. “È l’individuo che quel branco di balordi voleva pestare.” Rimase a guardare mentre sistemava il bagaglio all’interno dell’auto, cercando di dargli la migliore sistemazione possibile. Solo allora si accorse che in un angolo del bagagliaio era riposto un coniglio di peluche, spostato poi mestamente vicino al sacco nero. Ogni azione era fatta con garbo e gentilezza, o forse era dovuta alla stanchezza che traspariva dallo sguardo dell’uomo. Quale che fosse lo stato delle cose, in quell’angolo di parcheggio si respirava un’atmosfera fatta di commiato triste e ineluttabile. Sotto cieche stelle risuonavano un dolore e una tristezza che ammutolivano bocca e mente, facendo chinare il capo in segno di rispetto.
Mark abbassò lo sguardo, osservando il cucciolo che fissava intensamente la scena. L’animale volse il muso verso di lui per qualche istante prima di riportare l’attenzione sull’altro uomo.
«Salve.» Mark ruppe il silenzio avvicinandosi all’uomo. «Serata uggiosa.»
Il corpo dell’altro ebbe un guizzo per la sorpresa. «Già, non è delle migliori.» Rimase a fissare con sguardo vuoto il vano dell’auto.
Mark seguì la direzione dei suoi occhi, anche se non ce n’era bisogno: aveva capito quello che era successo non appena l’altro era uscito dalla clinica. «È stato qualcosa d’improvviso, non è vero?»
«Già.» C’era tristezza e rimorso nelle parole dell’uomo. «Pancreatite fulminante» disse a fatica. «Tutto sembrava come sempre: le passeggiate, i giochi. Poi ha preso a mangiare meno e a bere sempre di più; ha perso peso. Dopo ha cominciato a rigettare tutto quello che mandava giù.»
Era chiaro che gli faceva male parlarne, ma continuò. «L’ho portato in clinica per farlo visitare ed è stato subito ricoverato per la patologia riscontrata dagli esami. Lui non voleva restare, voleva tornare a casa: non è mai stato lontano da noi, c’era sempre qualcuno della famiglia con lui. Si sentiva abbandonato, glielo leggevo negli occhi, ma non potevo fare diversamente. Anche se mi si spezzava il cuore, lo facevo perché si salvasse. Credevo di fare la cosa giusta, che con la corretta cura poteva tutto tornare come prima. Credevo di stare facendo tutto il possibile per il suo bene, invece mi sbagliavo.» Un groppo alla gola lo costrinse a interrompere il discorso; prese alcuni respiri profondi per calmarsi. «Tutte le sere negli orari di visita andavo a trovarlo e stavo con lui il tempo che era consentito. Era uno strazio vederlo sdraiato in quel piccolo vano dietro la rete metallica assieme ai macchinari per monitorare e immettere nell’organismo le sostanze per curarlo. Per buona parte del tempo non mi riconosceva, lo vedevo nei suoi occhi da sedato, ma quando i calmanti finivano il loro effetto ritornava in sé e si metteva a uggiolare, lamentandosi in continuazione. Sembrava continuamente dirmi “portami a casa, portami a casa”, ma io non potevo farlo, perché portarlo a casa sarebbe significato farlo morire di sicuro. Io avevo ancora speranza.» Strinse i pugni impotente. «Mi hanno telefonato questa sera dicendo che non era riuscito a superare una crisi cardiaca sopravvenuta a causa di uno scompenso.» Chiuse gli occhi. «Lui sapeva che stava morendo e l’unica cosa che voleva era tornare a casa e morire vicino alla sua famiglia. Non l’ho capito. Non l’ho voluto capire, aggrappato alla mia speranza. Così è morto, magari anche ammazzato, in un luogo estraneo, in compagnia d’estranei, abbandonato. Ora so cosa si prova a tradire qualcuno.»
«Non avresti potuto far nulla per salvarlo. So che è uno strazio vedere il proprio cane soffrire in quella maniera: ci si sente morire dentro e la cosa che non ci si riesce a perdonare è l’impotenza di fronte agli eventi. Purtroppo è il prezzo di essere solo uomini» disse Mark a voce bassa.
L’uomo fece cenno di sì.
«Gli piacevano i conigli.» Mark abbozzò un sorriso indicando il peluche.
«Erano i suoi preferiti. Gliel’avevo portato pensando che così non si sentisse abbandonato, che sapesse che gli eravamo vicini.» L’uomo sospirò stancamente. «Adorava osservare i conigli che stavano nei prati vicini a casa: sarebbe rimasto a guardarli per ore. Non ha mai fatto del male a uno solo di loro, anzi una volta s’è preso un morso sul naso da una femmina perché era andato a guardare la sua cucciolata.» Per un attimo nel suo sguardo comparve un sorriso. «La sera prima che lo portassi in clinica è rimasto a fissarli diversamente dal solito, come sapesse che non li avrebbe più rivisti.»
Mark sentì il cucciolo appoggiargli una zampa sul piede: chinandosi, lo prese in braccio, mentre i loro sguardi s’incontrarono per un’ultima volta.
«Tieni.» Porse il cane all’uomo. «L’ho trovato per strada, in cerca di qualcuno: penso che tu sia la persona adatta.» Osservò mentre l’altro titubante lo prendeva. «Non dimenticherai la perdita, certe cose non si dimenticano, ma supererai questo periodo: lui saprà esserti d’aiuto, vedrai.»
L’uomo guardò il cucciolo, accarezzandogli il pelo della schiena. «È un animale stupendo; somiglia un po’ a un lupo.»
Mark sorrise. «Forse in lui c’è un po’ del suo spirito.»
L’uomo gli porse una mano. «Grazie di tutto.»
Mark gliela strinse. «Grazie a te per occuparti di lui.» Con un ultimo cenno di saluto si accomiatò.
«Perché gli hai dato il cane?» gli chiese Masha rimasta ferma nei pressi dell’auto a osservare la scena.
«Quel cucciolo non ha parte nella storia cui noi due stiamo ora andando incontro» spiegò Mark cominciando a versare l’acqua della bottiglia nel radiatore.
«Ho immaginato che questa fosse la ragione, ma perché proprio a lui?»
«Ha rispetto per la vita.» Mark chiuse il cofano.
«Come fai a essere così sicuro di uno sconosciuto?»
«L’ho capito dal modo in cui ha trattato il corpo del cane che ha perso da poco.»

Un estratto da L'inizio della Caduta: Delirio d'onnipotenza

No Gravatar

Era il 2008 quando realizzai la prima stesura di Non Siete Intoccabili, scritta subito dopo Strade Nascoste. L’intenzione allora era di proseguire con la narrazione delle Storie di Asklivion; dieci capitoli erano stati scritti quando sorse l’idea per una storia staccata da quel mondo, ambientata nel nostro che parlasse del mondo del lavoro, delle sue ingiustizie, del mobbing, delle morti bianche. Un’idea che premeva con forza per prendere vita e che non mi permetteva di continuare con le vicende di Asklivion e dei suoi personaggi: così è nato Non Siete Intoccabili.
In quest’opera ho voluto sperimentare, cambiare stile e approccio, cercando di realizzare qualcosa che estremizzava i comportamenti, i dialoghi, rendendolo eccessivo, sopra le righe, alle volte grottesco. Non rinnego quanto ho fatto perché mi è servito a capire qual è la strada che è più adatta a quanto voglio narrare, a come voglio porre storia e personaggi, a quali sono gli errori da evitare. Non Siete Intoccabili ha delle idee e degli spunti validi e sono state mantenute, ma sviluppate diversamente: per questo delle parti sono state tenute e usate per realizzare L’inizio della Caduta, una storia che partendo da esso è stata modificata per andare a completare il quadro che è andato formandosi con la realizzazione di L’Ultimo Potere e L’Ultimo Demone. Si tratta di una narrazione con forti elementi fantastici e paranormali, ma che è fortemente ancorata nella realtà. Anche se in Italia il fantastico è sottovalutato, esso è un forte mezzo, pregno di simbolismo, per affrontare la realtà e soprattutto i suoi lati oscuri: in questo Stephen King è un maestro, con le sue opere fantastiche che mostrano spicchi densi di realtà e dei suoi problemi, della sua follia.
Quello che segue è uno dei brani di L’inizio della Caduta che sono stati mantenuti (anche se modificati un poco nello stile) di Non Siete Intoccabili: era il 2008, ma sembra di narrare i fatti di cronaca odierna. Non si tratta di essere stato profetico, ma se si osserva la realtà, il contesto storico, e soprattutto avendo studiato un poco la storia, si può vedere dove si vuole andare a parare. Quindi non sorprendono certe affermazioni fatte da Renzi contro i sindacati (Non lasceremo la cultura ostaggio di questi sindacalisti contro l’Italia) e da Squinzi (che vuole il dimezzamento degli stipendi dei lavoratori), dato che sono anni che governi e imprenditori cercano di togliere diritti ai lavoratori, rendere le loro condizioni peggiori e sfruttarli il più possibile. Più spesso di quanto si creda, realtà e fantastico non sono poi tanto lontani tra loro.

Mezz’ora dopo l’auto schizzò attraverso l’ingresso, correndo sul viale illuminato da lampioni di ferro battuto che ricordavano lo stile ottocentesco. Una lunga fila di fuoriserie era assiepata nell’ampio parcheggio, costringendola a posteggiare in uno dei pochi posti liberi in fondo al grande spiazzo.
Una folata d’aria gelida la investì appena aperta la portiera, costringendola a chiudere in fretta il bavero della giacca e avviarsi a passo svelto sul ghiaino del sentiero.
Passò accanto a lunotti e parabrezza imperlati di microscopici cristalli gelati. Si guardò intorno. Oltre le punte degli abeti si stendeva la vallata. Da quella posizione, nonostante la collina di fronte, si riusciva a scorgere la città. O almeno il punto dove si trovava la città: il centro urbano era sempre avvolto da una cappa nebbiosa che non si levava mai, neppure durante l’estate.
In giro non si vedeva nessuno. “Naturale: a quest’ora sono tutti alla convention. L’unica a mancare sono io.” L’irritazione le fece stringere i pugni.
Le porte scorrevoli dell’atrio si aprirono al suo avvicinarsi, scivolando silenziosamente sulle guide. La temperatura mite dell’ambiente l’accolse insieme al luccichio dei lampadari di cristallo. Nell’ampia sala d’attesa poltrone di velluto rosso erano disposte intorno a tavoli di vetro e ottone, contornate da piante ornamentali a foglia larga. Le tende erano tirate per coprire l’ampia vetrata che si affacciava sul giardino e sul parco.
Accompagnata dalla musica di sottofondo degli altoparlanti, si avvicinò al bancone della reception: non si vedeva nessun inserviente. “Logico, dato che tutti gli invitati sono già arrivati”. S’innervosì ancora di più mentre s’incamminava lungo la moquette che copriva il pavimento. Trovare dove si svolgeva l’incontro non fu difficile: indicazioni erano tappezzate su tutte le pareti.
Uno scroscio d’applausi la raggiunse prima di arrivare alla porta a doppio battente: la riunione doveva essere entrata nel vivo. “E io me la sono persa per uno stupido intoppo.”
Si affacciò al vetro circolare di una delle ante: la sala era gremita. Gli invitati erano seduti su poltrone rosse rivolte verso un palco costruito per l’occasione: sembrava di essere a uno di quei comizi per le elezioni presidenziali.
Socchiuse un poco la porta in modo da sentire. “Quando sarà il mio turno, entrerò facendo un’entrata a effetto: forse non tutto il male viene per nuocere.” Sentì il corpo rilassarsi. “Rimarrò in attesa senza farmi vedere”. Si appoggiò allo stipite, restando in ascolto.
«I tempi sono maturi: non sarà più come il passato. Nessun ostacolo ci fermerà ancora. I nostri avversari sono spezzati e divisi; non avremo più stupidi intoppi che rallentano e intralciano. Ritorneremo agli albori, come dovrebbe sempre essere stato, quando eravamo noi i creatori del futuro e della fortuna. Non saremo più limitati. Potremo agire come vorremo.»
Un altro scroscio d’applausi partì dalla platea.
L’oratore sorrise accondiscendente.
«Fratelli d’economia, commercio e guadagno! Menti dell’industria e del lavoro! Il tempo del destino che ci appartiene è scoccato! È l’ora imprescindibile della decisione! La guerra contro i sindacati e i lavoratori da tempo in atto è vinta e la bandiera del trionfo ci appartiene! Da decenni siamo scesi in campo contro coloro che hanno ostacolato la marcia e insidiato l’esistenza della nostra classe. Il mondo intero è testimone che abbiamo fatto quanto era possibile per evitare la tormenta che ha spazzato il mondo del lavoro: bastava che accettassero le nostre proposte per evitare inutili disagi e perdite.
Oramai tutto ciò appartiene al passato. Decisi, abbiamo affrontato rischi e sacrifici, perché grandi persone non evadono dalle prove supreme che determinano il corso della storia. E dopo che i dadi sono stati gettati e le nostre volontà unite, raccogliamo il frutto che spetta ai meritevoli. In questa vigilia di un evento di portata secolare, rivolgiamo il nostro pensiero a chi ci ha preceduto ed è morto per il nostro fine, interprete dell’anima che possediamo. La nostra parola d’ordine è stata una sola, categorica e imperativa: vittoria! E ora abbiamo vinto e finalmente possiamo aprire per noi un’epoca di ricchezza e prosperità.»
Gli applausi questa volta furono più carichi. Masha sentì aumentare i battiti del cuore.
«Con la mozione di domani al governo, ogni associazione sindacale sarà sciolta, non venendo più riconosciuta a livello legale. La nostra vittoria sarà ancora più schiacciante giacché ogni organizzazione del genere sarà perseguitata penalmente e quanti vi aderiranno saranno incriminati di terrorismo contro le basi della nostra civiltà. È giunto il tempo di dire basta ai vili ricatti di cui siamo stati schiavi! Basta con inutili cavalli burocratici atti solamente a far perdere tempo e denaro! Basta con normative sulla sicurezza solamente perché la gente non è capace di guardare quello che fa; perché chi non è in grado di badare a se stesso, è giusto che subisca le conseguenze delle sue azioni! Perché noi non siamo enti benefici che si devono occupare della tutela altrui, sprecando così inutilmente soldi! Basta con le pressanti richieste di rinnovi di contratto e aumenti di stipendio: vogliono rubarci quello che è nostro di diritto, approfittare della nostra generosità che permette loro di lavorare e avere uno stipendio! Ridurremo i salari: per troppo tempo hanno pesato sui nostri portafogli! Non saremo più ricattati da gente qualunque, sempre in balia dei capricci di lavoratori che si sentono privati di presunti diritti! Ora che nel governo ci sono i nostri rappresentanti e abbiamo tra le mani lo scettro del comando, non dovremo più temere l’azione del popolo, ma saremo noi a manovrare il popolo come meglio vogliamo! È tempo di raggiungere le vette del firmamento dell’economia e che ci sia riconosciuto il posto che ci compete di diritto!»
Gli altoparlanti fecero risuonare la voce carica e infervorata dell’uomo.
La platea esplose in un applauso assordante che cresceva d’intensità.
L’oratore, con le palme delle mani rivolte verso il basso, fece cenno di calmarsi.
«Capisco il vostro entusiasmo e ne avete ragione: è una data storica. In questo giorno le nostre volontà, i nostri intenti si sono incontrati in un patto che porterà vantaggi per tutti noi. Per la prima volta dalla nascita dell’era industriale, ci ritroviamo a un passo dell’avverarsi del sogno d’ogni imprenditore: ricchezza assoluta! Totale!» Alzò il pugno stretto con forza. «È l’era dell’economia e il potere le appartiene!» Tuonò. «E ora appartiene a noi!»
Tutti i presenti si alzarono in piedi, continuando ad applaudire.

Una recensione su Strade Nascoste e altri lavori

No Gravatar

Sul blog Sole&Luna è stata pubblicata la recensione di Giancarlo Chiarenza su Strade Nascoste: fa piacere che l’opera che si è scritta sia apprezzata e valutata positivamente.
Quello di Strade Nascoste è stato un viaggio lungo, ma ne è valsa la pena, sia per il piacere del viaggio delle terre create accompagnati dai suoi personaggi, sia per quello che ho imparato su come migliorare lo stile, l’intreccio della trama, la caratterizzazione dei personaggi. Questo mi è stato di aiuto per le opere successive (L’Ultimo Potere, L’Ultimo Demone, la riscrittura di quello che era Non siete intoccabili e che ora è un’opera nuova), perché mi ha permesso di avere una maggiore sintesi che aiuta a mantenere un maggiore coinvolgimento nella lettura.
Parlando di altre opere che ho scritto, terminata come ho già scritto la revisione di L’ultimo potere (in attesa di risposta da parte di alcune ce, se ci sarà), adesso sto lavorando su un libro di saggistica: è un lavoro realizzato nel 2010, rimasto in attesa (sempre di risposte di ce che erano interessate al lavoro, ma che poi non se n’è fatto nulla per cambi al loro interno) e che ora ho ripreso sia per un ampliamento dei contenuti, sia per migliorare lo stile, renderlo più scorrevole e chiaro.
Scrivere un’opera di saggistica è un lavoro differente dal realizzare un’opera di narrativa, ma è comunque un viaggio interessante, perché si percorrono strade che solitamente non si prenderebbero, aiuta alla riflessione, all’osservazione e alla comprensione. Ma questa è un’altra storia, e si dovrà raccontare un’altra volta (citazione di una frase tipica di La Storia Infinita di Michael Ende).

Copertina di Strade Nascoste e non solo

No Gravatar

La copertina ha la sua parte per quanto riguarda un romanzo, dato che è la prima cosa che il possibile lettore vede di esso: in pochi istanti deve comunicare quello che è scritto nelle pagine, trasmettere il messaggio che l’autore vuole comunicare e soprattutto deve mantenere quanto in pochi istanti ha trasmesso. Perché non ci si deve trovare nella condizione, come spesso accade, di vedere delle belle copertine e poi trovarsi ad avere a che fare con un testo deludente che non ha saputo dare compimento alle aspettative create; peggio ancora, trovarsi davanti delle copertine che non c’entrano assolutamente nulla con l’opera.
Pertanto la sua scelta è qualcosa d’importante, da non sottovalutare.
Ma che cosa si può fare se non si è una grossa ce che può investire su artisti come Michael Whelan, specie in ambito fantastico?
O sì è dei bravi disegnatori, o si hanno degli amici che sono bravi disegnatori o si paga un bravo disegnatore.
Oppure si sfruttano le proprie capacità.
Nel mio caso, il fare fotografie.
Strade NascosteMi piace fotografare, è un hobby che ho da diverso tempo (in questo articolo avevo scritto che cosa può spingere a fare foto; o forse si tratta di un brano di un’opera non ancora pubblicata) e che mi è tornato utile per la realizzazione della copertina di Strade Nascoste. La scelta è caduta sulla montagna innevata perché nel romanzo i protagonisti si ritrovano davanti a uno scenario del genere, in un momento che sarà il punto di svolta delle loro vicende. Questa immagine riesce a trasmettere la fredda e ruvida bellezza del paesaggio, suscitando allo stesso tempo sentimenti di meraviglia e fascino, ma anche trasmettendo quello che si prova nel trovarsi dinanzi a qualcosa di più grande dell’uomo, proprio come succede ai personaggi dell’opera.
Questo deve fare una copertina: comunicare.
Anche per le altre copertine che ho realizzato è stato così: basta andare alla pagina Opere personali e articoli per rendersene conto.
In Inferno e Paradiso ho unito due foto di nuvole , una con le sfumature del tramonto e una con il sole alto nel cielo per creare il contrasto di colori tra rosso e bianco e rendere la contrapposizione che si ha nella concezione di Inferno e Paradiso.
Con Non siete intoccabili ho modificato la foto scattata a un fulmine mettendola in negativo e poi sfocandola per conferire un’atmosfera indefinita e spettrale, cupa, proprio come lo è il romanzo.
La copertina di Per sempre ha necessitato di un poco di costruzione. La scena è stata preparata (fogli, boccetta di vetro, candela accesa, ambiente buio). La macchina fotografica è stata montata su un treppiede, impostata con le giuste regolazioni di esposizione e l’inquadratura scelta (di me si doveva vedere solo la mano), si sono scelte le modalità in bianco e nero e l’autoscatto. A quel punto mi sono sistemato sulla sedia, preso tra le dita la penna (di poiana) e aspettato che lo scatto avvenisse: in questo modo ho creato l’immagine perfetta del centro del racconto dedicato ad Edgar Allan Poe.
L’immagine del volo del rapace in Lontano dalla Terra riesce perfettamente a esprimere il senso del racconto, così come è emblematica la copertina di Il Seme, rappresentazione della vita nuova che viene alla luce.
L’immagine usata per Il Baluardo è stata rielaborata per conferire toni cupi, di minaccia; nel racconto non ci sono castelli, ma quanto si vede vuole essere il simbolo di qualcosa che si eleva a difesa, che si frappone alla minaccia.
Anche per altri lavori che ho realizzato (L’Ultimo Potere e L’Ultimo Demone) ho già realizzato le copertine, ma di questo ne parlerò un’altra volta.

Stato dei lavori

No Gravatar

In un altro post, ho parlato dello stato dei lavori delle opere che sono impegnato a realizzare.
Il lavoro su Non siete intoccabili è terminato. Anche se visto quanto fatto non si può più parlare di Non siete intoccabili: delle parti dell’opera sono state mantenute, ma è divenuto qualcosa di nuovo. I personaggi hanno ora connotazioni differenti, si presentano, parlano, pensano, agiscono in maniera diversa; scene sono state cambiate ed eliminate. Le ragioni e le cause di certe azioni sono mutate, dando una connotazione completamente diversa all’opera, al punto che c’è stato bisogno di cambiare titolo, dando al romanzo un nome nuovo.
Un lavoro che mi ha soddisfatto sia per il miglioramento di stile, di caratterizzazione dei personaggi e di approccio alla storia, sia perché ora il romanzo è maggiormente integrato in quell’insieme che è il raccontare gli eventi che si svolgono nell’arco narrativo della Caduta e si riallaccia in modo migliore agli eventi di L’Ultimo Potere e L’Ultimo Demone; è stata proprio la realizzazione di L’Ultimo Demone a permettermi di fare chiarezza su quello che doveva essere l’inizio di quanto accaduto alla Terra che ho descritto e a rendere quest’opera un’opera migliore.

Non l’avevo messo in preventivo, ma anche Storie di Asklivion – Strade Nascoste ha subito una revisione: meno totale di quella effettuata su Non Siete Intoccabili, ma comunque un lavoro di una certe entità. A livello di trama le cose non sono state cambiate; piuttosto è stato cambiato l’approccio delle vicende avvenute nei primi capitoli del romanzo. Il lavoro effettuato ha conferito una maggiore sintesi all’opera, mantenendo i punti salienti che permettono di delineare i personaggi ma eliminando quelle parti che rallentavano la trama, permettendo così al lettore di entrare fin da subito nel vivo della storia. A differenza di Non Siete Intoccabili, eliminare delle parti è stato più difficile, ma è stato necessario perché, anche se facevano comprendere in modo più approfondito il mondo, non erano indispensabili alla storia, portando a dilungarsi con il rischio di far perdere interesse.
Sistemato questa parte, al momento sono impegnato nella rilettura di Storie di Asklivion – Strade Nascoste: sia perché con l’esperienza acquisita in questi anni posso a livello di stile dare una maggiore sintesi a dialoghi e descrizioni, sia perché, per quanto si ponga attenzione, purtroppo qualche refuso sfugge sempre.
E mentre sono impegnato in questo lavoro, prendo appunti per lo sviluppo delle altre opere che ho in progetto di realizzare.

Storie di Asklivion – Strade nascoste : una recensione

No Gravatar

Storie di Asklivion - Strade NascosteSul suo blog, Gabriele Ninci (conosciuto in rete con il nickname Tanabrus) ha scritto la recensione di Storie di Asklivion – Strade nascoste.
Come scritto nel commento lasciato in risposta al suo post, mi sono trovato concorde con il punto di vista che ha espresso. L’avevo già scritto in un altro post, ero e sono convinto della bontà del lavoro svolto; questo non significa che non lo reputi migliorabile, anzi. Soprattutto la prima parte (proprio su questa la recensione pone attenzione) reputo che sia quella più lenta, che può coinvolgere di meno il lettore perché non s’addentra subito nel vivo della storia, ma ci si avvicina lentamente, in apparenza facendola sembrare slegata a essa, come se ogni capitolo iniziale dedicato a un singolo personaggio fosse un racconto a sé stante. Riprendendo le parole di Gabriele, può sembrare di leggere una storia di Sapkovski, come visto nelle antologie di racconti dedicati a Geralt di Rivia (anche se ai tempi in cui scrivevo quelle parti (2001) non avevo letto nulla dell’autore polacco, dato che non era stato ancora tradotto in Italia, cosa avvenuta solo dal 2010 in poi, e che io non leggevo romanzi in inglese all’epoca).
Perché usare un approccio del genere?
Quando ho iniziato a scrivere non avevo l’esperienza scrittoria acquisita negli anni e con le capacità di allora è stata a mio avviso la scelta migliore, puntando al non cercare di fare, o meglio strafare, ma al fare cose semplici: avere un approccio soft per permettere al lettore di ambientarsi e conoscere con calma il mondo e i personaggi. Non sono pentito di quella scelta, ma con l’esperienza acquisita nello scrivere, anche grazie a letture fatte in seguito (EriksonSanderson e Jordan allora non li avevo ancora letti, ma dalle loro opere c’è da imparare molto), più sintesi e un’alternanza maggiore in alcuni punti della prima parte tra azione e pensiero sarebbero stati appropriati; attualmente, se volessi modificare l’impostazione della prima parte basterebbe usare una costruzione differente che riassume molto senza perdere nulla (l’uso dei flashback, come fatto in seguito, permetterebbe una maggiore incisività). E non è detto che non lo faccia, proprio come ho fatto con Non Siete Intoccabili, anche se in questo caso si tratterebbe di un lavoro differente: occorrerebbe solo fare dei tagli, tenendo le parti più rilevanti, non dover riscrivere interi brani cambiando anche struttura della storia e dei personaggi; questo in Storie di Asklivion – Strade nascoste non è necessario, occorre solo velocizzare l’inizio.
Parlando d’esperienza, penso abbia cominciato a farsi vedere dal capitolo dieci, quando ormai erano due anni che scrivevo, permettendo di avere un approccio con il lettore più efficace, con il ritmo che diventa più veloce e i tasselli della storia che cominciano a dare forma al quadro d’insieme, lasciando da parte gli aspetti filosofici e psicologici che avevano avuto largo spazio finora, specie con Ghendor.
Perché ho puntato tanto su simili aspetti?
Perché si scrive quello che piace e per me la ricerca di consapevolezza, la scoperta di cose nuove e del passato è importante: per questo ho voluto attraverso l’uso di filosofia, teologia, simbolismo farne uno dei perni del romanzo. Non è una scelta commerciale, che si adegua alla maggioranza di libri fantasy che vengono prodotti (cosa propone e fa andare per la maggiore il mercato) perché reputo che sia un modo di dare maggior rispetto al genere, che ha nelle sue corde un grande potenziale per essere una letteratura da cui si può imparare molto. Sono consapevole che il personaggio di Ghendor risulta pesante e pedante, ma questo è il giudizio che ho voluto che si creasse conoscendolo soprattutto all’inizio (non è mai capitato nella vita reale d’incontrare qualcuno con la tendenza a voler insegnare e ad averlo giudicato stancante e seccante?), per mostrare come il restare chiuso nei suoi studi e nella vita quotidiana l’abbiano limitato e bloccato, rinchiuso in una esistenza che non è quella che ha da vivere, dove ha tanto da imparare ancora, piuttosto che cercare d’insegnare agli altri.
Altro punto fatto notare dalla recensione è l’uso che faccio dell’introspezione: è un elemento che uso molto perché è un mezzo che in un libro ritengo sia utile per affrontare cose di cui è difficile parlare; magari una sintesi maggiore può essere utile per essere più incisivi.

La recensione è mirata ed equilibrata a focalizzare punti forti e deboli del romanzo, utile a migliorare come lo è stata quella su Non siete intoccabili, perché ha dato spunti che sono serviti per dare idee su dove intervenire e migliorare il lavoro.

Progetti presenti e futuri: Non siete intoccabili e altro

No Gravatar

Da poco ho terminato la seconda revisione di L’Ultimo Demone, il romanzo che conclude il ciclo I Tempi della Caduta: è il quarto di questa serie, anche se inizialmente era in programma che fosse una trilogia. Ma con L’Ultimo Potere sono saltate fuori trame e vicende che per avere una degna realizzazione hanno necessitato di un altro volume: alla luce dei fatti è stata la scelta giusta e il lavoro fatto è stato soddisfacente. Proprio alla luce di quanto scritto, ci sono stati degli input per la nascita del secondo volume in ordine cronologico della serie: ogni libro, anche se autoconclusivo, presenta degli elementi che lo collegano agli altri e quanto scritto in L’Ultimo Demone ha fatto chiarezza su cosa scrivere in questo romanzo. Le basi del progetto e su cosa e come si sviluppa la trama erano già chiare, ma quanto scritto è servito per avere una visione migliore dei dettagli e del percorso da seguire per arrivare dal punto in cui si comincia a quello in cui si vuole arrivare.
Ma prima di arrivare alla stesura di tale volume, ho un altro progetto da portare a termine: la riscrittura di Non Siete Intoccabili. Nel 2008/2009, periodo in cui lo realizzai, diedi vita a qualcosa di diverso da quello che avevo realizzato fino a quel momento, Strade Nascoste del ciclo Storie di Asklivion: l’idea di un romanzo più breve, più diretto, più di denuncia sulla realtà, era nata con forza e necessitava di prendere forma, perché non dava spazio per altri lavori (a causa di essa ho dovuto interrompere la stesura di Strade Smarrite, seguito di Strade Nascoste, al decimo capitolo), reclamava di essere scritta.
Nella realizzazione di questo romanzo ho voluto discostarmi dall’approccio usato con Strade Nascoste, portando all’estremo dialoghi, situazioni, andando “sopra le righe” per essere più diretto, per colpire con più forza: ho sperimentato un modo diverso di lavorare, di approcciarmi alle storie.
Ora però, grazie anche a spunti e idee nate con L’ultimo Demone, una nuova stesura è necessaria per fare sì che ci siano i collegamenti giusti; soprattutto occorre riscrivere la storia con lo stile che è divenuto mio nelle varie opere che ho realizzato. Dialoghi, riflessioni, descrizioni: tutto verrà cambiato. La storia manterrà l’impronta di base (la denuncia al sistema basato sull’economia che calpesta gli individui), ma assumerà toni più paranormal; soprattutto darà sfumature diverse ai protagonisti.
Terminato questo progetto, sarà la volta di dare vita a una novel basata su un racconto scritto anni fa e poi passare al secondo volume di I Tempi della Caduta per così arrivare a rendere completo questo ciclo. Fatto ciò, sarà la volta di riprendere in mano un’opera dedicata ai bambini e poi tornare alle origini, a riparlare del mondo di Asklivion, con le sue storie e i suoi protagonisti.

Semi piantati

No Gravatar

Dopo un periodo di stacco, ho iniziato la revisione di L’Ultimo Demone, l’ultimo romanzo che da poco ho terminato. Qualche correzione (di piccolo conto) per rendere la trama più scorrevole, eliminazione di refusi, messa a punto a livello di stile per rendere più fluida la lettura, ma nel complesso, a parte alcuni punti, il lavoro è meno impegnativo di quello che ho dovuto fare con Strade Nascoste – Storie di Asklivion: non che allora ci fossero problemi con la storia, ma essendo agli inizi non avevo acquisito la capacità di sintesi e uno dei tanti errori in cui s’incorre quando si comincia a scrivere è che si ritiene che più si usano parole, meglio è. Con l’esperienza si capisce che non è così che si ottiene il lavoro migliore (come si capisce che non si devono usare troppo gli aggettivi, gli avverbi e i pronomi possessivi), ma come ogni cosa ci vuole il suo tempo e solo con la pratica ci sono elementi che possono essere acquisiti; elementi che permettono di ottimizzare le risorse e il tempo, evitando un surplus di lavoro nelle successive fasi la prima stesura.
Ma più che il lavoro di messa a punto, il pensiero è andato alla nascita di questa storia. Non mi riferisco al fatto che è legata direttamente a L’Ultimo Potere (anche se sono due volumi separati, li considero parte della stessa opera, un’unica “entità”), quanto a come è sorta l’idea di parlare di un mondo finito in rovina, con l’umanità preda di vizi e dei suoi lati più oscuri. L’idea di parlare della caduta del mondo e dell’uomo è sorta nel 2009 alla conclusione di Non siete intoccabili (dove il nucleo del romanzo era l’attacco al potere economico) e allora ho gettato le basi per un romanzo che narrava le conseguenze dei fatti accaduti; il progetto, benché terminato e pronto per la stesura, è stato messo in attesa di maturazione perché un’altra idea è nata con forza e che spingeva per prendere vita: in un mondo che s’allontana sempre più da valori quali dignità, rispetto, etica, dove sempre più si spinge per andare dietro a simboli vuoti e dannosi, cercare di capire cosa è stato a causare tutto ciò. Certo i Demoni, queste essenze spirituali corrotte che hanno contaminato gli uomini e che si sono infiltrate in qualsiasi istituzione, hanno avuto la loro parte, ma non è dovuto solo a loro lo sfacelo: le cause sono state cercate molto più lontano, perché hanno radici più profonde.
Questa è stata l’idea da cui è partito il tutto. Ma andando a ritroso nel tempo, grazie allo sfogliare vecchi album di foto, rileggendo libri e ascoltando musica che ascoltavo tempo fa, mi sono accorto che i semi di questa storia erano già stati piantati ai tempi delle scuole superiori. Allora non avevo nessuna velleità di mettere per iscritto le storie che immaginavo (il dover scrivere era un supplizio, causato dalla scuola che richiedeva di dover scrivere di cose che non m’interessavano), né tantomeno avrei immaginato che di lì a qualche anno avrei iniziato il percorso di scrittura che tuttora sto percorrendo, ma capitava che da un libro, un film, l’immaginazione prendesse spunto e cominciasse a creare una storia con vita propria. In quel tempo furono due elementi a dare spunto per quella che anni dopo sarebbe stata la storia di Guerriero, protagonista di L’Ultimo Potere: il videogioco Duke Nukem e una melodia che anni dopo ho ritrovato nella canzone Enjoy The Silence dell’album Karmacode dei Lacuna Coil. Il tema del videogame e il sound della musica mi hanno fatto immaginare una città dai palazzi resi scuri dal fumo, costantemente sotto un cielo plumbeo, con strade piene di barricate e rifiuti. In essa s’aggira un uomo, uno dei sopravvissuti dell’invasione di mostri feroci (la loro natura è ignota, non si sa se demoni, alieni o un esperimento scientifico andato a male), reso duro dalle esperienze, armato di tutto punto, che vive in un bunker fortificato con muri e spesse porte blindate d’acciaio, difeso con ogni sorta di ritrovato tecnologico. In una delle sue uscite in cerca di cibo salva una ragazza dai capelli neri e la prende con sé, difendendola dagli attacchi delle mostruose creature.
Una storia semplice, di certo non originale, usata per fantasticare alle volte nel tempo libero, ma che faceva provare qualcosa, che è rimasta viva per più di quindici anni in attesa di venire narrata e che dimostra che ciò che conta davvero trova sempre il modo di tornare e avere il suo spazio, non importa quanto tempo deve aspettare.

Bilanci

No Gravatar

Quando si giunge alla fine di un anno ci si ferma, ci si volta indietro e si guarda quanto è stato.
E’ tempo di bilanci.
Non che i bilanci si debbano fare per forza a fine anno, dato che ogni momento è valido per farli: in qualsiasi istante, stagione, periodo della vita ci si può soffermare a fare una valutazione di quello che si è raggiunto e quello che si è diventati. Ma per l’uomo, così abituato a schematizzare, suddividere, classificare, creare involucri e confini per poter riuscire a spiegare quanto lo circonda, così d’avere sicurezze che rassicurino ansie e paure, che gli diano quella tranquillità, quelle basi che rendano la vita più a sua misura, è più facile agire in questa maniera.

Della vita privata non parlo, dato che sono dell’idea che ci sono cose che si possono condividere con gli altri e altre che non debbano essere messe in piazza. Con l’espandersi della tecnologia, della multimedialità, della rete e dei modi di comunicare, molti si sentono in dovere di esporsi, raccontare tutto di sé, un modo per parlare di sé, ma anche di far parlare di sé. Di farsi ammirare, come scrive Val in questo post.
Tuttavia, tra alti e bassi (ma è la normalità dell’esistenza, fatta di salite e di discese), senza fatti eclatanti, è stato un anno di piccole cose che hanno riempito, cambiato, fatto ritrovare piaceri che hanno dato serenità.
Mi soffermerò invece con più calma su due punti di cui spesso ho parlato: la scrittura e la lettura.
Partiamo dalla scrittura.

E’ stato un periodo in cui le revisioni l’hanno fatta da padrone, il lavoro più meticoloso nel processo di realizzazione di un’opera, ma necessario se si vuol rendere al meglio quanto creato. Una messa a punto che va fatta con metodo perché tutto fili liscio, sia come stile, sia come intreccio. Un lavoro minuzioso e anche stancante (rileggere più e più volte lo stesso scritto può arrivare a essere sfibrante e snervante), ma utile non solo per una migliore resa del libro, ma anche per far evolvere le capacità di scrittura, per comprendere dove si sbaglia e su quali punti si deve concentrare una maggiore attenzione. Un lavoro a cui a un certo punto bisogna anche dire basta, perché uno scrittore è portato a volere il massimo dal proprio lavoro, ma se si lascia prendere la mano entra in un ciclo che lo spinge sempre a intervenire e a ricercare lo stile migliore che faccia risaltare quanto scritto.
Arrivato a questo punto, allo scrittore non rimane che mettersi alla ricerca del modo di arrivare alla pubblicazione. Un lavoro lungo e duro, specie in questo periodo e in questo paese, specie se non si vuole intraprendere la via dell’editoria a pagamento, scelta cui sono sempre stato contrario dato che è l’equivalente di dover pagare per poter lavorare. Continuerò a sottoporre i lavori che ho realizzato a case editrici, anche se non nutro speranze e non perché non creda o sia convinto della bontà di quanto realizzato, ma perché le condizioni di questo particolare periodo non lasciano grandi spazi, specie in ambito fantastico, dove vige la mentalità che sia un genere semplicistico atto a realizzare storielle adatte a bambini e adolescenti, di mero intrattenimento e che non sia in grado di andare in profondità: se un romanzo non rientra in tali canoni, e pertanto si considera che non sia in grado di dare risultati di vendite e profitto, non viene preso in considerazione. Nonostante sia conscio del mercato e delle sue regole, proseguo sulla strada che chi ha seguito le pagine di questo sito conosce: il fantastico è in grado d’insegnare molte cose, di far maturare, è molto più di quello che la mentalità comune e la scarsa conoscenza di questo genere hanno prodotto nell’immaginario collettivo. Pertanto non rimpiango (anzi) di aver realizzato L’Ultimo Potere (l’ultima fatica della tastiera), anche se so già che l’editoria difficilmente prenderà in considerazione una storia che mostra i tempi della Caduta dell’Uomo, del degrado dell’umanità che ha abbandonato ogni morale seguendo i costrutti creati dall’Era dell’Economia e dai Culti dell’Ego, dove Vizi, Demoni, Virtù incontrano Archetipi in un mondo post-apocalittico abitato da Mutantropi, Chimere e Posseduti, dove la civiltà è ricordata solo da macerie e la razza umana non è che l’ombra di quanto è stato.
Come sono soddisfatto di quanto creato con Storie di Asklivion – Strade Nascoste, la prima opera che ho realizzato. Un’opera che s’aggira sulle mille pagine (una limitazione, dato che le pubblicazioni attuali puntano su libri di duecento-trecento pagine per limitare i costi) e a cui ho cominciato da tempo a lavorare sul secondo volume: un continuo, certo, ma anche se si mantengono gli stessi personaggi del primo libro, quest’ultimo può essere considerato come una storia conclusiva, dove gli intrecci creati lungo il cammino trovano risoluzione e non lasciano punti in sospeso. Certo, ci sono delle porte aperte, ma questo perché nel romanzo, come nella vita, non ci sono dei veri arrivi, ma tutti possono essere dei punti di partenza.
Questo è uno dei lavori in corso, ma ce ne sono altri, la cui progettazione è già stata attuata e la cui realizzazione in parte è avviata: due opere di I Tempi della Caduta sono già imbastite e a metà del guado c’è un libro per bambini. Quest’ultimo non è un lavoro lungo (non raggiunge la monumentalità di Strade Nascoste e nemmeno si avvicina lontanamente alla lunghezza di L’Ultimo Potere o a quello di Non Siete Intoccabili), ma richiede un particolare stato d’animo, una leggerezza, un sentore di “buono”, assolutamente necessari per quanto si vuole trasmettere: se ciò non è presente è meglio aspettare che i tempi siano giusti, lasciare che le cose decantino e maturino, come la natura insegna: per le cose buone occorrono i tempi giusti.
Sempre sul lato scrittura c’è la collaborazione con la rivista Fantasy Magazine.
Ormai è più di un anno che collaboro con essa e diverse sono state le recensioni e gli approfondimenti su romanzi di genere fantastico che ho realizzato: un piacere certamente, ma soprattutto un modo per dare il giusto rispetto a un genere che di rispetto ne ha poco e che invece ne meriterebbe molto di più. La decisione a collaborare con la rivista è stata proprio questa: dare un punto di vista diverso dal conosciuto in Italia. Certo, avrei potuto usare il sito che gestisco, ma avrebbe avuto una visibilità minore, un minor seguito di quello che invece necessita se si vuol sperare di dare una direzione diversa da quella attuale. Non ho la presunzione con quello che scrivo di poter cambiare le cose, ma sono convinto che il contributo dato possa servire a qualcuno, a essere un aiuto, un consiglio per chi vuole conoscere approfonditamente un genere che non è solo qualcosa di moda o di consumistico, cercando di far conoscere quanto di buono c’è. Naturalmente sono conscio che come ogni ambito ci sono delle cose che non vanno, dove l’editoria effettua delle scelte puramente commerciali a discapito della qualità, realizzando materiale immaturo, inadatto alla pubblicazione: un sistema sbagliato, che va giudicato e criticato.
Ma c’è modo e modo per farlo (come nei film di satira, a esempio. I primi due film di Fantozzi sono chicche che mostrano la società italiana con le sue grettezze, meschinità, ossessioni, piccolezze, grettezze, vigliaccherie, il suo opportunismo e arrivismo. Un modo intelligente per mettere di fronte a tutti una realtà dove molti si credono chissà cosa, ma che nei fatti rivelano che non sono gran ché. Quelli di Boldi invece sono soltanto pellicole grezze, demenziali e volgari.)
Perché se è vero che è giusto criticare, mostrare i lati che non vanno, fare solamente questo è un errore che non porta da nessuna parte, fa ristagnare la situazione, creando sterili polemiche e facendo compiacere chi le crea e chi vi partecipa, come la politica italiana ha ampiamente dato dimostrazione. Un comportamento cui bisogna fare molta attenzione, perché ad andare con lo zoppo s’impara a zoppicare e ci si ritrova ad accusare gli altri di quanto non hanno fatto o di quanto di sbagliato hanno fatto, ma non si fa mai niente di propositivo e costruttivo per cambiare lo stato delle cose.
Così non si va da nessuna parte.

Arriviamo ora alla lettura che oltre a trasmettere molto, a far passare ore piacevoli, è anche uno strumento indispensabile per chi vuole scrivere, perché dal confronto con stili e storie diverse si può apprendere più di quanto si possa immaginare.
Tutto quanto letto durante l’anno ha saputo dare qualcosa e non sono qui per fare una lista dei libri terminati e nemmeno per dire quanti ne sono stati letti: la quantità, i numeri non servono a molto, se non come forma d’ostentazione, di dimostrazione d’essere di più di altri. Spesso ci si sofferma su questi dettagli, persi in una corsa che ricorda il consumismo, il voler usare e accumulare il più possibile come se questo rendesse migliori, un’ansia che spinge sempre a essere in movimento, in cerca di qualcosa di nuovo, senza mai soffermarsi a gustare e recepire appieno quello che si ha avuto la fortuna d’incontrare.
Le letture che ho scelto mi hanno soddisfatto, tutte sono state valide, anche se ce ne sono state alcune che ho sentito più vicine di altre. Una è stata La Casa del Tempo Sospeso, l’altra è 1Q84.
Nell’attesa di poter leggere la conclusione di quest’ultima, altre sono le storie in attesa di essere scoperte. La prima, che sto leggendo in questo periodo, è La Via dei Re di Brandon Sanderson. Ho sempre apprezzato le storie epiche (non è un caso che nella libreria che possiedo ci siano autori come Erikson e Kay), che parlano di eroi, dei e poteri superiori (altro non caso il fatto di avere una predilezione per i miti greci, arturiani e scandinavi) e Sanderson ha saputo cogliere quel genere di racconti che mi piace ascoltare e scrivere.
Il suo ultimo lavoro continua a correre sugli stessi binari e a mantenere il livello di quanto finora dimostrato, anche se devo fare un appunto per la prima volta a questo scrittore. Avendo letto la trilogia Mistborn non mi hanno sorpreso più di tanto i poteri di questo nuovo mondo, ma non è questo il neo a cui mi riferisco, quanto piuttosto al modo di mostrare le cose del prologo del libro uno: con quanto dimostrato finora, Brandon poteva trovare un modo migliore per far conoscere al lettore certi elementi. Anche se mi ripeto, quando si vogliono le cose fatte per bene, ci vuole calma, occorre trovare i momenti giusti per dare informazioni, occorre che avvengano in maniera fluida, naturale. Se necessario, lasciare il lettore con un senso di straniamento, impegnato a chiedersi cosa sta succedendo e perché, un po’ come succede con I Giardini della Luna di Steven Erikson (magari non proprio a questi livelli 😉 ). Tolto questo appunto, la lettura prosegue bene e ci si lascia coinvolgere dal mondo delle Cronache della Folgoluce, un mondo molto più caratterizzato e vivo rispetto a quello incontrato nella saga Mistborn. (Andando oltre il discorso del valore indiscusso dell’opera, ci sarebbe da parlare del prezzo, che ha sollevato da più parti proteste: 30 euro non sono pochi, anche con gli sconti 25 non scherzano. Prendendo in considerazione la lunghezza (1146 pagine), le cartine del mondo realizzate a colori, la presenza di illustrazioni all’interno del tomo, potrebbero giustificare il prezzo, basta vedere certe versioni del Signore degli Anelli che hanno un costo equivalente. Più scandaloso è vedere libri di 200 pagine che costano 20 euro e non s’avvicinano neanche lontanamente alla bontà del romanzo di Sanderson. Tuttavia una domanda è lecito farla: perché all’estero lo stesso libro viene venduto indicativamente a 20 euro? Più che rivolgere critiche a Fanucci, c’è da fare una riflessione su tutto il mondo editoriale italiano, dato che all’orizzonte lo scenario non cambia di molto, anzi alle volte è pure peggio).
Ora, nell’attesa di cambiare numero alla data dell’anno, non resta che continuare nella strada che ognuno ha deciso di intraprendere. E anche se questo è molto più importante di qualsiasi augurio che si possa fare, ugualmente lo faccio perché ci sia sempre la spinta a migliorarsi e a rendere il mondo (magari anche solo il pezzetto in cui si vive) un luogo migliore.