Jonathan Livingston e il Vangelo

Jonathan Livingston e il Vangelo

L’Ultimo Demone

L'Ultimo Demone

L’Ultimo Potere

L'Ultimo Potere

Strade Nascoste

Strade Nascoste

Inferno e Paradiso (racconto)

Non Siete Intoccabili (romanzo)

Lontano dalla Terra (racconto)

365 storie d’amore

365 storie d'amore

L’Ultimo Baluardo (racconto)

365 Racconti di Natale

365 racconti di Natale

Il magazzino dei mondi 2

Il magazzino dei mondi 2

365 racconti d’estate

Il magazzino dei mondi 2

Wikio vote

http://www.wikio.it

novembre: 2017
L M M G V S D
« Ott    
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930  

Archivio

Promozione 13-19 novembre

No Gravatar

Dal 13 al 19 novembre, L’Ultimo Potere e Jonathan Livingston e il Vangelo saranno in promozione sui vari store con uno sconto del 25 %.

Intervista su Leggere Distopico.

No Gravatar

Per chi fosse interessato, segnalo che sul sito Leggere Distopico c’è una mia intervista inerente L’Ultimo Potere e L’ultimo Demone.
E già che ci si è, se interessa il genere distopico e post-apocalittico, suggerisco di dare un’occhiata agli altri articoli di Leggere Distopico: sono interessanti.

Promozione d'ottobre

No Gravatar

Per tutto il mese di ottobre Strade Nascoste, L’Ultimo Potere, L’Ultimo Demone e Jonathan Livingston e il Vangelo saranno in promozione sugli store con uno sconto del 50%, ovvero potranno essere acquistati a 0.99 E anziché 1.99 E.

Colpa

No Gravatar

Cosa…avevo fatto al mio cane?
Avrei dovuto giocare più con lui.
Avrei dovuto portarlo più spesso a passeggiare.
Avrei dovuto fargli respirare di più l’odore dei guardrail, dei cordoli e dei pali elettrici…fino a stancarsi e tirarlo…con la forza….
Avrei dovuto volergli bene senza paura…

Questi sono i pensieri di Okutsu, un personaggio di Il cane che guarda le stelle di Takashi Murakami, quando ritorna a pensare al cane che ha avuto da giovane, nati soprattutto al momento della sua morte. Chi non ha vissuto con un cane, non ha passato del tempo con lui, non è stato legato a lui, difficilmente può comprendere i sentimenti che si provano alla sua scomparsa, ma anche quando sta male, quando non si può passare con lui il tempo che meriterebbe.
I cani ci amano in modo sincero, da farci quasi sentire in colpa, è scritto sulla quarta di copertina riprendendo una frase del manga: questa è una cosa vera. Spesso ci si trova a sentirsi in colpa per non esserci quanto si vorrebbe, per non essere riusciti a fare di più per lui.
Ho affrontato questa tematica anni fa in un brano di Non siete intoccabili: il romanzo non era abbastanza maturo per sviluppare a dovere la trama che avevo intenzione di narrare (sarebbe maturato dopo la stesura di L’Ultimo Potere e L’Ultimo Demone) e quindi molte parti sono state revisionate e riscritte. Tuttavia ce ne sono alcune che sono state mantenute: quella che segue è una di quelle.

Il viaggio durò tutto il pomeriggio e la sera scese presto, trovandoli ancora sulla strada.
«Ci dobbiamo fermare» disse dopo un lungo mutismo Mark.
«Perché?» chiese Masha colta alla sprovvista.
Mark indicò una spia sul cruscotto. «L’acqua del radiatore.»
«Un guasto?» Masha si mosse a disagio sul sedile.
«Te lo saprò dire fra due minuti.»
Immessosi nella corsia d’emergenza, Mark attivò le quattro frecce e scese a controllare. Con il cofano sollevato, Masha non riusciva a vedere nulla, ma non se la sentì di scendere e guardare.
Trascorsero pochi attimi. Il cofano si richiuse e Mark tornò a bordo.
«Allora?» chiese ansiosa.
«Nulla di grave: il livello dell’acqua è basso. Occorre aggiungerne un po’.» Mark tolse il freno a mano e ripartì.
Un cartellone pubblicitario sfrecciò alla loro destra.
«Il prossimo autogrill è fra quaranta chilometri. Come facciamo?» fece notare Masha preoccupata.
Mark azionò la freccia direzionale. «Prendiamo quest’uscita e ci dirigiamo verso quel gruppo di luci. Forse troveremo quel che ci serve.»
La rampa li condusse in un lungo viale alberato dove i pioppi si alternavano ai lampioni. Ampi spazi aperti si scorgevano ai lati delle corsie.
Il gruppo d’abitazioni, non più di una decina di piccole palazzine, comparve dietro la curva. Solo quando entrarono nel piazzale del parcheggio, si accorsero del boschetto che cresceva alle sue spalle. A parte la bolla di luce in cui si trovavano, tutto il resto era tenebra. L’autostrada da poco lasciata non era altro che rumori indistinti e lontani.
Si guardarono intorno, notando che erano gli unici nei paraggi.
Masha fissò l’insegna presente su una delle palazzine, non riuscendo a distinguere la scritta a causa della nebbia. «E adesso? Dove la troviamo l’acqua? E soprattutto dove la mettiamo?»
«Quella bottiglia di plastica lì per terra è perfetta. E per trovare il resto, potremmo provare là.» Indicò la porta a vetri sotto l’insegna. «È una clinica veterinaria. Avranno sicuramente dell’acqua.»
«Ma sarà aperta?»
Dalla clinica uscì un uomo che tra le braccia trasportava un grosso fagotto avvolto in un sacco nero del pattume; lentamente raggiunse l’auto parcheggiata in fondo al piazzale. Sostenendo con una sola mano il peso, aprì il bagagliaio e con cura adagiò quanto aveva trasportato.
«Direi di sì» disse Mark. «Vai tu: faccio fare due passi al cane.»
«Ok.»
Mark la osservò mentre scompariva all’interno dell’edificio, riportando poi la sua attenzione sull’altro uomo nel parcheggio. “È l’individuo che quel branco di balordi voleva pestare.” Rimase a guardare mentre sistemava il bagaglio all’interno dell’auto, cercando di dargli la migliore sistemazione possibile. Solo allora si accorse che in un angolo del bagagliaio era riposto un coniglio di peluche, spostato poi mestamente vicino al sacco nero. Ogni azione era fatta con garbo e gentilezza, o forse era dovuta alla stanchezza che traspariva dallo sguardo dell’uomo. Quale che fosse lo stato delle cose, in quell’angolo di parcheggio si respirava un’atmosfera fatta di commiato triste e ineluttabile. Sotto cieche stelle risuonavano un dolore e una tristezza che ammutolivano bocca e mente, facendo chinare il capo in segno di rispetto.
Mark abbassò lo sguardo, osservando il cucciolo che fissava intensamente la scena. L’animale volse il muso verso di lui per qualche istante prima di riportare l’attenzione sull’altro uomo.
«Salve.» Mark ruppe il silenzio avvicinandosi all’uomo. «Serata uggiosa.»
Il corpo dell’altro ebbe un guizzo per la sorpresa. «Già, non è delle migliori.» Rimase a fissare con sguardo vuoto il vano dell’auto.
Mark seguì la direzione dei suoi occhi, anche se non ce n’era bisogno: aveva capito quello che era successo non appena l’altro era uscito dalla clinica. «È stato qualcosa d’improvviso, non è vero?»
«Già.» C’era tristezza e rimorso nelle parole dell’uomo. «Pancreatite fulminante» disse a fatica. «Tutto sembrava come sempre: le passeggiate, i giochi. Poi ha preso a mangiare meno e a bere sempre di più; ha perso peso. Dopo ha cominciato a rigettare tutto quello che mandava giù.»
Era chiaro che gli faceva male parlarne, ma continuò. «L’ho portato in clinica per farlo visitare ed è stato subito ricoverato per la patologia riscontrata dagli esami. Lui non voleva restare, voleva tornare a casa: non è mai stato lontano da noi, c’era sempre qualcuno della famiglia con lui. Si sentiva abbandonato, glielo leggevo negli occhi, ma non potevo fare diversamente. Anche se mi si spezzava il cuore, lo facevo perché si salvasse. Credevo di fare la cosa giusta, che con la corretta cura poteva tutto tornare come prima. Credevo di stare facendo tutto il possibile per il suo bene, invece mi sbagliavo.» Un groppo alla gola lo costrinse a interrompere il discorso; prese alcuni respiri profondi per calmarsi. «Tutte le sere negli orari di visita andavo a trovarlo e stavo con lui il tempo che era consentito. Era uno strazio vederlo sdraiato in quel piccolo vano dietro la rete metallica assieme ai macchinari per monitorare e immettere nell’organismo le sostanze per curarlo. Per buona parte del tempo non mi riconosceva, lo vedevo nei suoi occhi da sedato, ma quando i calmanti finivano il loro effetto ritornava in sé e si metteva a uggiolare, lamentandosi in continuazione. Sembrava continuamente dirmi “portami a casa, portami a casa”, ma io non potevo farlo, perché portarlo a casa sarebbe significato farlo morire di sicuro. Io avevo ancora speranza.» Strinse i pugni impotente. «Mi hanno telefonato questa sera dicendo che non era riuscito a superare una crisi cardiaca sopravvenuta a causa di uno scompenso.» Chiuse gli occhi. «Lui sapeva che stava morendo e l’unica cosa che voleva era tornare a casa e morire vicino alla sua famiglia. Non l’ho capito. Non l’ho voluto capire, aggrappato alla mia speranza. Così è morto, magari anche ammazzato, in un luogo estraneo, in compagnia d’estranei, abbandonato. Ora so cosa si prova a tradire qualcuno.»
«Non avresti potuto far nulla per salvarlo. So che è uno strazio vedere il proprio cane soffrire in quella maniera: ci si sente morire dentro e la cosa che non ci si riesce a perdonare è l’impotenza di fronte agli eventi. Purtroppo è il prezzo di essere solo uomini» disse Mark a voce bassa.
L’uomo fece cenno di sì.
«Gli piacevano i conigli.» Mark abbozzò un sorriso indicando il peluche.
«Erano i suoi preferiti. Gliel’avevo portato pensando che così non si sentisse abbandonato, che sapesse che gli eravamo vicini.» L’uomo sospirò stancamente. «Adorava osservare i conigli che stavano nei prati vicini a casa: sarebbe rimasto a guardarli per ore. Non ha mai fatto del male a uno solo di loro, anzi una volta s’è preso un morso sul naso da una femmina perché era andato a guardare la sua cucciolata.» Per un attimo nel suo sguardo comparve un sorriso. «La sera prima che lo portassi in clinica è rimasto a fissarli diversamente dal solito, come sapesse che non li avrebbe più rivisti.»
Mark sentì il cucciolo appoggiargli una zampa sul piede: chinandosi, lo prese in braccio, mentre i loro sguardi s’incontrarono per un’ultima volta.
«Tieni.» Porse il cane all’uomo. «L’ho trovato per strada, in cerca di qualcuno: penso che tu sia la persona adatta.» Osservò mentre l’altro titubante lo prendeva. «Non dimenticherai la perdita, certe cose non si dimenticano, ma supererai questo periodo: lui saprà esserti d’aiuto, vedrai.»
L’uomo guardò il cucciolo, accarezzandogli il pelo della schiena. «È un animale stupendo; somiglia un po’ a un lupo.»
Mark sorrise. «Forse in lui c’è un po’ del suo spirito.»
L’uomo gli porse una mano. «Grazie di tutto.»
Mark gliela strinse. «Grazie a te per occuparti di lui.» Con un ultimo cenno di saluto si accomiatò.
«Perché gli hai dato il cane?» gli chiese Masha rimasta ferma nei pressi dell’auto a osservare la scena.
«Quel cucciolo non ha parte nella storia cui noi due stiamo ora andando incontro» spiegò Mark cominciando a versare l’acqua della bottiglia nel radiatore.
«Ho immaginato che questa fosse la ragione, ma perché proprio a lui?»
«Ha rispetto per la vita.» Mark chiuse il cofano.
«Come fai a essere così sicuro di uno sconosciuto?»
«L’ho capito dal modo in cui ha trattato il corpo del cane che ha perso da poco.»

Jonathan Livingston e il Vangelo

No Gravatar

Jonathan Livingston e il VangeloJonathan Livingston e il Vangelo, a differenza degli altri lavori che ho realizzato, non è un’opera di narrativa ma di saggistica. L’idea è nata diversi anni fa, quando ancora stavo lavorando a Strade Nascoste – Storie di Asklivion: rileggendo Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach è risultato evidente che proponeva lo stesso messaggio del Vangelo. Il messaggio originale intendo, quello di libertà, non quello che alle volte viene piegato per favorire il tornaconto di qualcuno  (non per niente Papa Francesco si sta impegnando perché la Chiesa ritrovi questo spirito, dato che troppe volte si è allontanata da un cammino che ha proposto cose ben diverse da quelle riportate nel Vangelo). Non è stata una cosa pensata o programmata: è qualcosa che è nato sul momento. In poco tempo è stato facile associare i brani di Il gabbiano Jonathan Livingston a quelli equivalenti del Vangelo e sviluppare un breve commento che mostrasse il significato insiti in quei pezzi. La stesura della struttura di come si presenta ora Jonathan Livingston e il Vangelo è stata realizzata in pochi giorni: si trattava di una bozza per sapere in che direzione far andare il progetto. Il progetto però non è stato sviluppato subito.
Perché?
Quello che si ha ora davanti non era stato pensato per essere un libro: doveva servire come spunti di riflessione. Inoltre, nel periodo in cui ho realizzato la bozza, come già scritto, stavo portando avanti altri lavori e quindi tempo ed energie erano impiegate altrove. La verità però è anche un’altra: i tempi non erano maturi per sviluppare approfonditamente Jonathan Livingston e il Vangelo. O forse è più appropriato dire che io non ero maturo a sufficienza per un’opera del genere. Nonostante ci fossero già delle basi, avvertivo che mancava ancora qualcosa per poter realizzare un lavoro soddisfacente e quel qualcosa era esperienza di vita, che avrebbe portato a far sviluppare la consapevolezza necessaria per scrivere un simile libro. Così, solo dopo qualche anno, quando stavo iniziando a dare il via al ciclo di I Tempi della Caduta, ho effettuato la prima stesura. Anche dopo le prime revisioni, mentre aspettavo risposte agli invii di sinossi e lettere di presentazioni, ho continuato ad approfondire e sviluppare certi argomenti trattati: le esperienze fatte, la crescita personale da esse conseguite, hanno portato ad ampliare il lavoro. In questo hanno contribuito anche le letture che ho fatto e quanto scritto sul sito che gestisco, Le Strade dei Mondi: come ho avuto modo di scrivere su Jonathan Livingston e il Vangelo, da tutto e da tutti si può imparare e si può crescere.
Anche se dal numero di pagine può non sembrare, Jonathan Livingston e il Vangelo è stato un lavoro lungo, che ha dovuto saper attendere, perché per poter giungere a compimento era necessario che i tempi arrivassero a maturazione. Tutte le cose hanno i loro tempi, bisogna solo saper aspettare, anche se nella società di oggi, sempre di corsa, che vuole tutto e subito, questo modo di fare è inconcepibile: è uno dei mali della società. Una società sempre protesa al materialismo, che non ne vuole sapere di riflessione e meditazione, di calma, vedendole come cose inutili, delle perdite di tempo. Eppure, se non ci si ferma a riflettere e non si assimilano le lezioni che la vita ha da dare, dandogli il tempo di cui si necessitano, si ripetono errori già visti.
Jonathan Livingston e il Vangelo è questo: la condivisione di riflessioni fatte sulla vita e quello a cui è correlata partendo da due opere che hanno tanto da dare perché sono libri sacri. Sì, anche Il gabbiano Jonathan Livingston può essere considerato tale, dato che un libro è sacro perché ha la capacità d’insegnare e arricchire chi legge le sue pagine, a prescindere del riconoscimento dato da un’autorità religiosa. Un insegnamento valido indipendentemente dal tempo in cui è scritto e dalla nazionalità di chi lo realizza, che permette a una persona di migliorare la propria vita.
Ma l’opera scritta non prende spunto solo da essi: per il suo sviluppo hanno dato il loro contributo altri libri, per non parlare di film, ma anche opere teatrali, canzoni e fumetti. Stephen King, Guy Gavriel Kay, George Orwell, Patrick Suskind, sono alcuni degli autori le cui opere sono servite per mostrare certi aspetti della vita. Almeno, questi sono alcuni di quelli che sono serviti a me: con tutto quello che è stato scritto nel mondo, ce ne sono tanti altri da cui prendere ispirazione e imparare. Ma non bisogna fermarsi ai libri, perché c’è sempre da apprendere, da tutto: piante, fiori, bambini, animali, fiumi, monti. Tutto può aiutare a trovare se stessi. In fondo, Jonathan Livingston e il Vangelo è stato scritto per questo. E far capire che di maestri ce ne sono tanti, a partire da se stessi e che forse è il più importante, e il più difficile, da riconoscere.

(Alla pagina download è possibile scaricare un’anteprima gratuita dell’opera.)

Archetipi- L’ombra.

No Gravatar

OmbraNella saga di I Tempi della Caduta è chiaro che i Demoni, i nemici dell’umanità e degli Usufruitori, incarnano l’archetipo dell’Ombra. Rappresentano tutti gli errori, le scelte sbagliate che sono state fatte, tutti gli atteggiamenti, le mentalità erronee, che sono stati portati avanti e che tanto deleteri sono risultati: tutti elementi di cui spesso si è ignari e per i quali occorre una grande consapevolezza per rendersene conto. In una società come la nostra, dove si è sempre di corsa, dove si dà grande importanza all’apparenza, dove il tempo per la riflessione e l’interiorità è considerato uno spreco, è facile essere assoggettati da forme distorte della psiche proprie o altrui. Questo sono i Vizi Capitali di cui parla la teologia cristiana (e che i Demoni incarnano traendone potere): forme distorte della personalità che possono prendere il sopravvento e oscurare la visione della realtà, il giudizio sulle cose, facendo prendere strade sbagliate e creando squilibri che non portano a nulla di buono. Quanto insegnato dalla religione cristiana viene visto come un divieto, un comandamento, un ordine a non fare certe cose, ma in realtà è un monito, un insegnamento a vivere in maniera migliore e più consapevole. Un insegnamento giusto ma spesso dato in modo sbagliato, che viene vissuto come imposizione, come richiesta d’obbedienza, portando spesso la gente a fare l’opposto di quanto detto perché si considera libera di fare quello che vuole. Ma questa non è libertà: questo è semplicemente seguire il caos, è reagire quasi per fare dispetto.
Purtroppo i risultati dimostrano quanto siano sbagliare queste scelte: i fatti sono sotto gli occhi di tutti ogni giorno. Omicidi. Suicidi. Abusi su bambini e anziani. Stalking. Stupri. Truffe. Insulti. Aumento delle dipendenze da gioco, tecnologia, sesso, droga, alcool. L’Ombra ha preso il sopravvento su tanti e tanti non fanno che continuare a ignorare i segnali che li mettono in guardia sul suo avanzare e dilagare; più la si ignora, più la si rifugge, più l’Ombra si rafforza. Nella sua saga di Terramare, Ursula K. Le Guin ha ben mostrato la figura di questo archetipo e del danno che può portare.
Per quanti esempi si possono mostrare, per quanti ragionamenti si possono fare, la via per vincere l’Ombra alla fine è sempre una: essere consapevoli. Di sé e della vita.

Luce e ombra

No Gravatar

Michele sconfigge Satana: la luce sconfigge le tenebreLeggendo le presentazioni di L’Ultimo Potere e L’Ultimo Demone, se viene fatta un’analisi veloce può sembrare che si tratti della guerra ben conosciuta tra bene e male, dato che viene narrata la lotta contro i Demoni per salvare l’umanità. Leggendo i due romanzi ci si accorge che le cose non sono così semplici e che non c’è poi una separazione così marcata tra luce e oscurità (specie in L’Ultimo Demone), ma ci sono tante sfaccettature: un fatto che non è niente di nuovo, dato che ben si sa che non esiste nel mondo materiale nulla di completamente buono o completamente cattivo (questi valori assoluti esistono solamente nel mondo del pensiero; Gesù non per niente dice “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono se non Dio solo” (Marco 10, 18) che sta nei cieli).
Simbolo TaoNon è solo nella religione cristiana che si parla di questa realtà: Igor Sibaldi in Agenda degli Angeli ne dà esempio parlando di MiYKa’eL (uno dei settantadue angeli della tradizione ebraica) e ponendo a confronto il dipinto dell’angelo Michele che sconfigge un diavolo e il simbolo del Tao perché non puoi vedere la luce se non vedendo accanto a essa anche l’ombra (1). Le due immagini sono molto chiare nel mostrare questa realtà (che non è l’unica: essi rappresentano altre cose, ma in questo caso si prende in considerazione quella pertinente all’argomento), insegnando che  si deve evitare di voler vedere in qualcosa solamente il buio, il male, la negatività, oppure solo la luce, il bene, la giustizia (1).
Tutto ciò ha un semplice scopo: far accorgere di come stanno le cose e non essere limitati (o intralciati) da idealizzazioni o pregiudizi, perché la verità non è mai qualcosa di unico e assoluto. La verità è che la verità è tante verità.

 

  1. Agenda degli Angeli. Igor Sibaldi. Frassinelli 2012

Religione e L'Ultimo Potere

No Gravatar

Negli articoli inerenti a L’Ultimo Potere, ho parlato dei diversi elementi cui mi sono ispirato: il cinema (la trilogia di Mad Max), la letteratura (La Divina Commedia, Orizzonte perduto), i fumetti (Devilman), la psicologia (le teorie di Lombroso, gli archetipi). C’è stato un altro elemento che ha avuto una parte importante nella storia di I Tempi della Caduta: la religione.
Un ruolo centrale l’hanno avuto i Vizi e le Virtù (intesi come Vizi Capitali e Virtù Cardinali), servite per spiegare e mostrare i poteri dei Demoni e degli Usufruitori. Non solo: i Vizi sono serviti per far vedere come gli uomini hanno perso la loro umanità e integrità e si sono fatti sopraffare da essi fino a causare il crollo di ogni società e civiltà, rendendoli qualcosa che portava ovunque rovina; le Virtù fanno da contraltare e sono quelle che permettono possa esserci ancora salvezza per l’uomo e il mondo. Una visione questa che è ben conosciuta nella religione cristiana. Religione cristiana (e i suoi testi sacri) da cui ho preso altri spunti.
“Vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e su ciascuna testa un titolo blasfemo” Questo brano tratto dal Nuovo Testamento (Apocalisse 13,1) (e presente all’inizio di L’Ultimo Potere) serve da introduzione per spiegare che cos’è la Bestia e quale legame c’è con i Demoni Superni e i Vizi, come essa abbia preso dominio sulla vita degli uomini, assoggettandoli al suo volere e traendone forza.
Non è l’unico brano preso dal Nuovo Testamento. Si fa riferimento al figliol prodigo parlando del ritornare alle proprie origini. Viene usata la famosa frase rivolta dal diavolo a Gesù quando lo tenta nel deserto (tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti mi adorerai Matteo 4,9), perché è molto efficace nel mostrare a cosa può essere sottoposto l’animo umano (e che cosa può perdere se cede alla richiesta).
Nel terzo capitolo “Credenze ipocrite e cieca follia” ho voluto mostrare come da certe persone, in certi ambienti e periodi, la religione viene vissuta in maniera distorta, il suo messaggio travisato e usato per estremismi che portano le società alla rovina: in ogni tempo (purtroppo anche il presente ne è tristemente ricco) si usano il nome di Dio e la religione come pretesto per dare sfogo a una mentalità e un modo di vivere che vuole prevaricare e sopraffare chi pensa e vive in maniera differente. Si tratta sempre di una questione di dominio, di potere, per condizionare e controllare gli altri.
La crocefissione di San Pietro è una vicenda importante nella religione cattolica, da cui ho preso spunto per un brano di L'Ultimo PotereIn altri capitoli (come La via della virtù) ho invece mostrato come a un certo punto le religioni abbiano perso la loro vera natura e siano diventati Culti dell’Ego che ricercano i grandi numeri, pretendendo obbedienza e riverenza, imponendo in ogni modo il loro potere, cercando di sopravanzare una sull’altra. In questo punto è stato affrontato il discorso di che cos’è la vera libertà (tema caro a molte religioni e filosofie), come essa dipenda dalla consapevolezza e dal liberarsi dei condizionamenti: messaggio insegnato da tanti santi e guide spirituali, spesso andato smarrito perché sfruttato dalle istituzioni religiose per attirare il maggior numero di persone al loro interno (ho usato una vicenda storica famosa della religione cristiana per dare monito di ciò).
Questi sono alcuni esempi di elementi delle religioni da cui ho tratto ispirazione; potrei andare ancora avanti, ma questo non servirebbe a chiarire ulteriormente che la vera natura delle religioni (di tutte) è quella di rendere consapevoli (e perciò liberi) gli uomini. Sono ben conscio che tante istituzioni di questo genere sono il più delle volte atte a creare dipendenze e modi per tenere assoggettate a sé le persone, ma la vera essenza delle religioni è un’altra ed è a essa che miro, sia in questo romanzo, sia nella vita.

L'Ultimo Demone ora negli store online

No Gravatar

L'Ultimo Demone

 

Tanti nella propria vita, specialmente da piccoli, hanno avuto un supereroe in cui credere. Sperando, desiderando, soprattutto nei momenti di difficoltà, che comparisse e si mettesse al loro fianco, proteggendoli, confortandoli, guidandoli.
Tutti sanno che questo è e rimarrà soltanto un sogno. Un sogno da bambini.
Ma se fosse possibile? Se non fosse solo una fantasticheria, ma un desiderio realizzabile, cosa cambierebbe nella propria esistenza? E come si trasformerebbe la realtà circostante?
In una Terra post-apocalittica dominata dalla violenza e dall’orrore, dove è impensabile che ci sia posto per le favole, dove sembra impossibile che possa esserci luce nelle tenebre dilaganti create dai Vizi, una fiammella brilla ancora e cresce d’intensità, attirando a sé chi non vuole più essere intrappolato in un modo di vivere bestiale, dove il massimo cui si può aspirare è la sopravvivenza.
In una storia sempre più oscura e sempre più luminosa, un piccolo gruppo di uomini, donne e bambini prende il testimone lasciato da Maestro e Guerriero, continuando la lotta per liberare il mondo e l’umanità dal dominio dei Demoni, nella speranza di arrivare a dare il via a un’epoca migliore. Un’epoca dove il mondo sarà forgiato dai sognatori e non più da burocrati, politici e persone volte a interessi economici e di potere per il solo vantaggio personale. Un’Era di Utopie, di Creatori, dove nuovi mondi, nuovi universi nasceranno e la vita acquisirà il suo reale senso d’esistenza.

 

L’Ultimo Demone, secondo romanzo del ciclo fantasy post-apocalittico I Tempi della Caduta, è ora in vendita sui vari store online. Come si capisce, è il seguito diretto di L’Ultimo Potere: ne avevo già parlato in un altro articolo, dove spiegavo, visto le trame da sviluppare, la necessità di realizzare due volumi. Gli eventi di L’Ultimo Demone si svolgono poco tempo dopo i fatti di L’Ultimo Potere e come già scritto nell’altro pezzo, mostrano la realtà da più punti di vista.
Che cosa aggiungere di nuovo a quanto già detto?
Che questa volta tra i protagonisti ci sono dei bambini. L’idea c’era già, ma doveva essere usata in un altro romanzo; succede però che le storie prendono piede da sé, in maniera alle volte quasi naturale, e si sviluppano inaspettatamente. In questa parte mi è piaciuto prendere ispirazione dal gruppo degli Spettri mostrati da Terry Brooks in La Genesi di Shannara: è una delle ultime parti veramente ben realizzate dallo scrittore americano, andato purtroppo in discesa in fatto di qualità di trame e personaggi negli ultimi anni. Mi era molto piaciuta l’atmosfera del gruppo, come vivevano all’interno delle città in rovina, come cercavano di trovare qualcosa che rendesse la loro vita più sopportabile: per questo, anche se in maniera diversa, ho voluto dare spazio a un gruppo nel quale c’erano anche dei bambini, con le loro diversità, i loro problemi, i loro sogni. E grazie alla loro presenza è nato un altro protagonista, un personaggio con una capacità particolare, inusuale e in apparenza fuori luogo in un mondo come la Terra post apocalittica in cui si svolgono le vicende, ma non per questo meno importante, perché la parola ha un ruolo importante, se usata nel modo giusto.
Ho parlato di un punto d’ispirazione, ma non è stato l’unico. Una parte di un certo rilievo nella storia ce l’hanno i fumetti, ma non nel senso che mi hanno ispirato, nel senso che c’è un personaggio che è attratto da essi, al punto da credere che siano qualcosa di vero (come si svilupperà questa cosa, la lascio scoprire al lettore, se vorrà scoprirlo). Un’altra parte di rilievo ce l’ha la figura mitologica del Leviatano, di cui parlerò prossimamente.
Che altro dire? Naturalmente ci sono i Demoni, con le loro caratteristiche, i loro Vizi: questa volta ho voluto addentrarmi nell’oscurità del loro animo e mostrarla, perché il male non è qualcosa che nasce per capriccio, ma c’è sempre un’origine, una causa allo scatenarsi di certe nature.
Ci sarebbe tanto da aggiungere, ma magari lo si farà un’altra volta, perché non bisogna mai essere eccessivi.
Solo altre due piccole note.
Una sulla copertina, sempre realizzata da me. L’immagine non solo è bella e suggestiva (io ho avuto il merito di essere al posto giusto al momento giusto, di aver colto l’attimo fotografando, ma il gran merito di tutto ciò è della natura e va ringraziata per lo spettacolo cui ha dato vita), ma è pertinente a quanto avviene in L’Ultimo Demone: chi avrà modo di leggere il romanzo lo capirà, basta pensare al colore e alla forma delle nubi. Ho già dato abbastanza indizi: a chi lo vorrà, il resto della scoperta.
L’altra sulla dedica, breve, ma significativa: “Per chi è e vuole essere libero.” Non credo si debba aggiungere altro.