Jonathan Livingston e il Vangelo

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L’Ultimo Demone

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L’Ultimo Potere

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Strade Nascoste

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Inferno e Paradiso (racconto)

Non Siete Intoccabili (romanzo)

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365 storie d’amore

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L’Ultimo Baluardo (racconto)

365 Racconti di Natale

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Il magazzino dei mondi 2

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Il magazzino dei mondi 2

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Promozione 13-19 novembre

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Dal 13 al 19 novembre, L’Ultimo Potere e Jonathan Livingston e il Vangelo saranno in promozione sui vari store con uno sconto del 25 %.

News su Brandon Sanderson

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Mi spiace molto leggere il post di Luigi Prova, e proverò a dare una spiegazione nella speranza di trovare lettori in ascolto.
I dati di FB ci dicono che noi rispondiamo ogni sei ore di media all’83% dei messaggi.
Siamo quindi consapevoli di cosa vuol dire gestire un social, mantenendo sempre l’educazione e il rispetto verso i lettori o le lettrici.
Circa Brandon Sanderson in particolare, abbiamo pubblicato 12 romanzi, esclusi i tre con Robert Jordan, spaziando dai suoi y/a alla fantasy, alla fantascienza, lo abbiamo accolto lo scorso anno in Italia per Lucca Comics dedicandogli il tempo che merita e non abbiamo mai fatto mancare un suo titolo in vendita tra edizioni rilegate o tascabili.
Questo è sinonimo di come ci teniamo a lui e come siamo i primi a voler vedere i suoi libri pubblicati.
Se in questo momento non stiamo fornendo risposte è perché non ne abbiamo, siamo in attesa di ricevere notizie dai suoi agenti.
Come le avremo, vi faremo sapere.
Conosciamo bene il sito di Sanderson e i suoi avanzamenti dei vari romanzi in scrittura ma questo non si traduce in un’immediata pubblicazione in Italia.
Ci sono rapporti da rispettare con gli intermediari, un calendario editoriale, un tessuto di librerie da considerare, un lavoro commerciale da organizzare, insomma, c’è il lavoro di un editore.
Se questo per voi non è abbastanza e volete consegnare a lui una lettera che ci critica aspramente, non posso impedirvelo; dico solo che mi dispiace molto anche perché non ci siamo mai sottratti a una richiesta e a quanto ci risulta non ci sono mai arrivate petizioni.
Infine, per “Edgedancer”: c’è un’edizione americana voluta dallo stesso autore che lo colloca cronologicamente prima del terzo volume del ciclo “Stormlight Archive”, “Oathbringer”, e che è uscita da poco in America come libro singolo, un mese prima del terzo della serie che dovrebbe uscire a metà novembre.
Così facendo, l’autore fa in modo che il lettore non perda l’esatta cronologia degli eventi.
Non va bene neanche se seguiamo i desideri dell’autore stesso?
Spero di aver soddisfatto le vostre richieste e di aver placato un po’ i vostri animi.
Vi capisco molto bene, anche io da fan faccio fatica ad aspettare un nuovo libro di un mio autore preferito ed è anche per questo che ho cominciato a scrivere…

Sergio Fanucci

Risposta Fanucci su Brandon sanderson-1

Risposta Fanucci su Brandon sanderson-2

Questo è quanto scritto da Sergio Fanucci sulla pagina facebook della casa editrice in risposta alle proteste dei lettori per la mancanza di notizie riguardo le opere di Brandon Sanderson di prossima pubblicazione in Italia. Secondo l’editore, la responsabilità è degli agenti di Sanderson e per questo ha ritenuto di dover scrivere una lettera, soprattutto in seguito a un commento di un lettore (Luigi Prova). (Si fa notare a seguito di ciò che sul romanzo “Shadows of Self” della serie Mistborn di Brandon Sanderson , libro la cui uscita è stata annunciata da mesi e che doveva essere nelle librerie italiane in ottobre, ma che in America è uscito due anni fa, al momento non si sa ancora nulla).

Gentile Fanucci,
Vi scrivo dato che noi lettori abbiamo sempre cercato un dialogo ed ancora una volta proviamo a parlarvi in anticipo.
Vivendo in UK, a breve incontrerò il vostro scrittore Brandon Sanderson. Non so se mi verrà dato il tempo di parlargli di persona. In caso negativo, gli consegnerò una lettera (firmata da quasi 200 persone) in cui ho esposto i motivi per cui i suoi lettori italiani sono scontenti di Fanucci. Tra questi:
1) Totale disinteresse nel comunicare con i lettori. Fanucci sembra essere una casa editrice che non si è resa conto di essere nell’epoca dei social network, in cui è di fondamentale importanza avere un dialogo con i propri clienti. I lettori di Brandon Sanderson passano dal sito dell’autore in cui vi è una barra percentuale di tutte le opere cui sta lavorando, dal sapere la data di uscita di “Oathbringer” con un anno di anticipo, a voi. Dopo infinite richieste e petizioni abbiamo ottenuto una nota. Sono passati 6 mesi: niente ulteriori notizie, né date d’uscita, figurarsi pubblicazioni.
2) Ci piacerebbe una traduzione di “Shadows of Self”, “The bands of Mornings” e “Arcanum Unbounded”.
3) Ci sono voci di una possibile estrapolazione di “Edgedancer” dalla raccolta di “Arcanum Unbounded”: una vera offesa per tutti noi lettori di Brandon Sanderson
In conclusione della lettera è scritto anche che noi lettori italiani vorremmo che cedesse i propri diritti ad un’altra casa editrice italiana.
Mi dispiace davvero di essere arrivati a questo punto.

Proteste su opere italiane Brandon Sanderson

La situazione non è certo piacevole e magari si poteva anche evitare di arrivare a certe scelte. Ma se alle volte si arriva ad agire in un determinato modo, è perché si è stati esasperati da certi comportamenti: Fanucci oramai è conosciuta per una comunicazione non certo delle migliori (spesso non risponde a richieste e commenti, a tanti non ha mai risposto), oltre che per poca cura nelle sue traduzioni, per libri con numerosi refusi al suo interno, costi elevati, saghe mai concluse. Il discorso è lungo e ci sarebbe tanto da dire: se una serie vende poco, l’editore non investe ulteriormente su di essa e non la conclude (o la ristampa), perché il suo scopo è sempre e solo il guadagno, non può andare in perdita se vuole continuare a esistere; le traduzioni hanno il loro costo, anche se i traduttori spesso vengono pagati poco e hanno tempi stretti per concludere il lavoro; copertine, materiale cartaceo hanno naturalmente anche loro un costo e il loro ammortizzamento dipende da quanto si riesce a vendere.
Ognuno è libero di scegliere da che parte stare (quella dell’editore o quella del lettore), ricordando spesso che la verità sta nel mezzo. Una cosa però è certa: Fanucci o la si ama o la si odia. Personalmente, se un libro m’interessa e ha un prezzo consono e appropriato, lo acquisto, altrimenti, se reputo che la qualità del lavoro e il prezzo non sono adatti, non lo acquisto: sinceramente, ritengo che andare a toccare il lato economico sia l’unico modo per far capire certe cose a un imprenditore (tale è un editore), più di tanti bei discorsi o proteste (anch’io in passato ho fatto in quest’ultimo modo, ma non è servito a nulla; probabilmente non servirà nemmeno non comprare certe cose se il loro prezzo è alto, ma per lo meno non spenderò soldi).

Non si può più aiutare nessuno

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Sul sito di Bruno Bacelli c’è un articolo inerente quello che sta succedendo in Spagna riguardo la Catalogna: le motivazioni di questi eventi che stanno colpendo il paese non sono proprio chiare, mentre chiare invece sono le conseguenze, ovvero per niente positive. Quello della Catalogna non è l’unico tentativo di staccarsi da un corpo più grande: c’è già stato per esempio quello della Gran Bretagna dall’Europa, per non parlare dei continui discorsi che da tempo si sentono in Italia. Tentativi di ribellione per l’autonomia e l’indipendenza che spesso finiscono in un fallimento.
Non si può più aiutare nessuno, capitolo tratto da Il libro delle epoche di Igor SibaldiSecondo quando scritto nel Libro delle Epoche di Igor Sibaldi, tali fallimenti sono annunciati. Secondo l’autore, la storia è divisa in periodi, ognuno di sei anni, contraddistinto da determinate caratteristiche; quella in cui si sta vivendo, che va dal 2012 al 2018, è denominato Non si può più aiutare nessuno, un periodo che determina la fine di tutto ciò che è invecchiato, che non è più in grado di cambiare, e anche per il nuovo che non è ancora riuscito a cambiare e avrebbe bisogno di aiuto (1).
Vengono riportati diversi esempi di periodi uguali che si sono già incontrati nella storia, perché essi sono qualcosa di ciclico che si ripete con regolarità.
Nel 1796-1802 le coalizioni delle potenze europee, ormai arcaiche, venivano sconfitte una dopo l’altra da un gruppo di giovanissimi generali, tra i quali Napoleone Bonaparte. Le ribellioni fallirono: la rivolta di Liegi, la Rivolta irlandese contro il dominio inglese, la lotta di Toussaint L’Overture per l’indipendenza di Haiti.
Nel 1868-1874 ci fu la caduta del millenario Stato della Chiesa mentre l’Italia si andava formando; stessa cosa accadeva in Prussia, che si ritrovò a sconfiggere la Francia di Napoleone III, nostalgica del suo recente e glorioso passato. Ci fu la repressione della Comune di Parigi, per non parlare del tremendo Criminal Tribes Act, secondo il quale il governo britannico dichiarava centosessanta etnie indiane portatrici di incurabili impulsi criminali ereditari e perciò candidate all’estinzione forzata.
Il periodo che va dal 1940 al 1946 non ha bisogno di tante presentazioni, con la Germania nazista che devastava l’Europa, colpendo soprattutto popoli legati al suo passato remoto (britannici ed ebrei). Si ebbe il trionfo di potenze innovatrici, come gli Stati Uniti. Con Auschwitz e Nagasaki l’uomo scoprì nuovi e più profondi abissi di odio, ferocia e brutalità, che ancora oggi non è riuscito a comprendere, ma che continua a perpetrare.
Che dire del 2012-2018?
Che sta ripetendo lo stesso copione, basti pensare ai capi attuali degli Stati Uniti e della Corea del Nord, con il loro modo di fare sprezzante e arrogante che istiga all’odio e alla violenza. Si può credere o meno alle teorie dell’autore (l’esistenza del Soggetto Collettivo, della Bestia, che possono sembrare qualcosa di fantasioso ma che invece rappresentano aspetti della realtà, sono solo chiamati in altro modo), ma dinanzi ai fatti non ci si può tirare indietro: periodicamente si ripetono gli stessi errori. Il motivo è semplice: l’uomo non impara dai propri sbagli, senza contare che l’esperienza personale non può essere trasmessa alle generazioni successive, che devono imparare in prima persona gli errori compresi da chi li ha preceduti. In questo periodo si deve fare i conti con un’aggressività e una violenza (verbale e fisica) crescente. I mezzi d’espressione attuali (media, ma soprattutto i social) aiutano questa diffusione, hanno abbattuto le barriere e i freni che c’erano prima, dove si crede di poter dire tutto quello che passa per la testa, anche se sarebbe penalmente perseguibile (pensate a quello che dicono i politici italiani ai propri avversari, per esempio “Ti bruceremo vivo”). Purtroppo, ormai ci si è fatta l’abitudine e simili atteggiamenti vengono fatti passare come normalità, quando invece sarebbero da condannare e punire con la galera; è diventato qualcosa di così radicato che è difficile da estirpare. Come scritto da Sibaldi, forse è proprio vero che non si può più aiutare nessuno.

1. Libro delle Epoche. Igor Sibaldi. Frassinelli 2010 pag.136

Thor Ragnarok & Roll

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Copertina di Thor Ragnarok & Roll disegnata da Walter SimonsonAl cinema in questi giorni viene trasmesso Thor Ragnarok, la pellicola che vede come protagonista uno dei personaggi Marvel che negli ultimi anni ha trovato spazio sul grande schermo. Come ormai in tanti sapranno, la Casa delle Idee ha voluto immettere nel suo mondo un personaggio della mitologia vichinga: il figlio di Odino, il Dio del tuono e del fulmine, il più forte tra gli dei, l’unico capace d’impugnare il martello Miolnir. La mitologia vichinga non è solo famosa però solo per Thor e Odino: c’è il Valhalla, la residenza degli eroi uccisi; c’è Yggdrasill, l’albero che unisce e ripara i Nove Mondi; Fenrir, il feroce lupo.
E poi c’è Ragnarok, la battaglia finale tra gli dei e i giganti che porterà la fine del mondo. Tanti sceneggiatori e disegnatori della Marvel hanno messo questo scontro come evento principale della loro gestione nella testata dedicata a Thor. Una delle più famose e ricordate è quella di Walter Simonson realizzata tra il 1984 e il 1985. Inutile dire che, come sempre, fumetto e film seguono una propria strada, con i secondi che si limitano a prendere un poco di ispirazione dai primi.
Thor Ragnarok & Roll, storia ripubblicata qualche anno fa nella collana Supereroi Il Mito, comincia con il ritorno di Thor sulla Terra dopo che lo Scrigno degli Antichi Inverni è stato infranto. Thor, senza saperlo, sta subendo l’influenza magica di Lorelei, la sorella dell’Incantatrice, ma l’incanto non è abbastanza forte da fargli dimenticare la sua fedeltà ad Asgard, riportandovi l’elfo oscuro Malekith il Dannato, la causa della distruzione dello Scrigno. Oltre a scatenare l’inverno sul mondo, tale distruzione porterà l’apertura di un portale per far tornare Surtur, principe di Muspell, già una volta confinato da Odino e dai suoi fratelli Vili e Ve, sacrificatisi per impedire a Surtur e i suoi demoni d’invadere gli altri mondi. Ora il principe di Muspell vuole invadere Asgard per dare fuoco alla Spada del Fato con la Fiamma Eterna e così dare fuoco a tutti i nove mondi.
Sulla Terra si scatena una paurosa battaglia tra le schiere demoniache e gli eserciti di Asgard e della Terra, a cui si uniscono i Vendicatori assieme agli altri supereroi. Intanto ad Asgard si svolge l’epica battaglia tra Odino e Surtur, a cui si uniscono anche Loki e Thor; una battaglia vittoriosa, ma che richiederà un sacrificio.
Thor Ragnarok & Roll è una storia dal respiro epico, che ambienta battaglie del passato nel presente, facendole rivivere in ambientazioni sia moderne sia antiche. Walter Simonson ha saputo creare una storia dal buon ritmo, alla cui trama principale s’intrecciano sottotrame e intrighi che verranno sviluppare negli eventi a seguire; oltre al Ragnarok, queste storie segnano il distacco di Thor dal suo alter ego umano, il dottor Donald Blake. Ma nelle sue storie non c’è solo dramma ed epicità, ma anche poesia, come ben mostrato nel capitolo Cuori di ghiaccio o i miei giorni con Thor, che vede ai disegni il bravo Sal Buscema, dal tratto più morbido di quello usato da Simonson. I colori usati sono vividi e ben si addicono alla storia narrata.
Sicuramente Thor Ragnarok & Roll non è un capolavoro del fumetto, ma è una piacevolissima lettura per chi è appassionato di supereroi e mitologia vichinga.

Paciucco

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«Devo andare in farmacia e poi fare un salto al supermercato: tu finisci i compiti.»
«Sì, Giovanna.»
«Ah, Giacomo» disse Giovanna sottovoce entrando nella sua stanza. «Se il nonno ha bisogno di qualcosa, pensaci tu.»
«D’accordo.»
Giovanna fece per aggiungere qualcosa, ma poi lasciò stare. «Ci vediamo più tardi.»
Giacomo aspettò che la porta di casa si chiudesse e poi si alzò dalla scrivania, avvicinandosi alla finestra. Da dietro la tenda osservò l’auto della matrigna allontanarsi; aspettò di non vederla più, poi uscì dalla camera e discese le scale. Attraversò senza far rumore il corridoio, raggiungendo la porta in fondo a esso; s’inginocchiò davanti al buco della serratura e guardò al suo interno.
Sdraiato sul letto, il nonno stava dormendo, le lenzuola che si alzavano e si abbassavano al ritmico movimento del respiro. La mascherina era appoggiata sul petto, il tubo trasparente collegato a essa che scendeva dove c’era la bombola d’ossigeno. Giovanna gli aveva detto che serviva per respirare meglio: in effetti, quando teneva la mascherina sopra naso e bocca, il respiro del nonno era meno affannoso. Ma sapeva che il nonno faceva fatica a respirare non certo a causa di un raffreddore, come gli aveva spiegato sempre Giovanna; sapeva che aveva qualcosa che lo stava mangiando dall’interno.
Quasi trattenendo il fiato, Giacomo continuò a osservare il nonno dormire, temendo che da un momento all’altro le lenzuola smettessero di muoversi. Proprio com’era successo alla mamma.
Tutti avevano voluto proteggerlo dicendogli che la mamma aveva bisogno di tanto riposo perché aveva lavorato tanto; ma da quando era ritornata a casa dall’ospedale, non si era più alzata da letto. Non avevano più fatto passeggiate nel parco, nemmeno giocato nel giardino di casa; facevano solo dei giochi da tavolo sul suo letto. Gli piacevano Monopoli, Risiko, ma non era la stessa cosa di quando camminavano per i boschi e la mamma s’inventava storie fantastiche di folletti, elfi, animali parlanti; la sua preferita era quella di Paciucco, l’impavida lepre con lo zaino sempre in spalla che viaggiava saltando come un canguro. Viveva mille avventure e andava sempre in soccorso di chi era in difficoltà; non c’era animale nel bosco che non era stato tratto d’impiccio almeno una volta da lui. Era pieno di risorse e il suo zaino poi era un portento: c’era dentro di tutto. Soprattutto, c’era quello di cui aveva bisogno chi soccorreva.
Giacomo fece un sospiro tremante, scacciando via le lacrime che gli stavano annebbiando la vista.
Paciucco se n’era andato quando se n’era andata la mamma. Anche quel giorno aveva guardato attraverso il buco della serratura: aveva visto la mamma chiudere gli occhi e il papà toglierle la mascherina dal volto prima di cominciare a piangere. Avrebbe voluto correre ad abbracciarlo, ma aveva chiuso la porta a chiave e lui era rimasto solo, nel corridoio, a singhiozzare in silenzio.
Giacomo si soffiò piano il naso e poi si allontanò dalla porta. Attraversò il corridoio e scese le scale che conducevano alla cantina, dove c’erano i suoi fumetti: li aveva nascosti lì dentro quando Giovanna aveva deciso che li doveva buttare via.
«Ormai sei un ometto e devi pensare da grande» gli aveva detto. «Devi lasciar perdere queste sciocchezze.»
Da allora l’aveva odiata per quello: i fumetti glieli aveva regalati la mamma. Spesso li leggevano insieme. Quanto si divertivano. Quanto ridevano.
“Se solo papà non fosse sempre via per lavoro…” Giacomo si trattenne dal dare un calcio alla porta. Papà non avrebbe fatto niente: lasciava fare tutto a Giovanna. Presto anche il nonno se ne sarebbe andato, l’ultimo che era ancora dalla sua parte.
“Sono solo.” Giacomo sentì le lacrime corrergli sulle guance. “Sono solo.”
Aprì la porta, accese la luce e si diresse verso il fondo della cantina. Spostò un poco un paio di damigiane vuote e tirò fuori la borsa di nylon con i suoi fumetti; ne prese uno, si sedette sul pavimento appoggiando la schiena al muro e cominciò a leggere.
«Ehi»
Giacomo alzò la testa di scatto.
«Da questa parte.»
Giacomo si guardò intorno perplesso.
«Acqua, acqua» continuava a dire la voce. «Fuochino, fuocherello…Fuoco!» esclamò la voce quando lo sguardo di Giacomo si posò su un vecchio uscio appoggiato contro una parete.
Vi si avvicinò, notando che dal buco della serratura proveniva un bagliore dorato; titubante, s’inginocchiò davanti a esso e vi guardò attraverso.
Davanti a lui si stendeva un campo di grano e dietro di esso un bosco di robuste querce.
«Bentrovato!»
Giacomo quasi cadde all’indietro quando si ritrovò a fissare un occhio nocciola. Con il cuore che batteva all’impazzata, tornò ad avvicinarsi al buco della serratura: c’erano solamente il campo e il bosco.
«Sono qui!»
Spostò lo sguardo verso sinistra e vide le spighe di grano ondeggiare prima che qualcosa saltasse da dietro di esse. La mascella quasi gli cadde dallo stupore.
“Non è possibile…”
Una lepre con uno zaino in spalla stava saltando impaziente come un canguro dinanzi a lui.
«Paciucco?!» mormorò incredulo.
«Che aspetti? Vieni con me!» lo incitò la lepre.
«E come faccio?» si ritrovò a chiedere d’istinto.
«Ma aprendo la porta, naturalmente!» Paciucco sorrise divertito.
Giacomo afferrò la maniglia dell’uscio e l’abbassò, tirandola verso di sé. L’uscio s’aprì senza difficoltà e si ritrovò in mezzo al grano.
«Andiamo!» Paciucco lo incitò a seguirlo prima di riprendersi a muovere con la sua tipica zompata a canguro.
Giacomo lo seguì, guardandosi attorno pieno di meraviglia. Nel cielo azzurro rondini e passerotti volavano insieme. Sugli alberi, ghiri e scoiattoli stavano portando ghiande nelle loro tane. Un paio di cervi camminava al limitare del bosco.
«Guarda dove metti i piedi!»
Giacomo abbassò lo sguardo un attimo prima d’infilare un piede in una buca. Facendo ora più attenzione, continuò a seguire Paciucco che ormai aveva raggiunto il bosco.
Camminarono a lungo tra gli alberi seguendo un sentiero battuto dai caprioli, accompagnati dal volteggiare delle farfalle.
«Sei stanco?» chiese a un certo punto la lepre vedendo che era rimasto indietro.
«Un pochino»
Nella sua tipica saltellata canguresca Paciucco raggiunse un grande sasso piatto. «Allora riposiamoci un po’ qui.»
Giacomo si sedette accanto a lui, guardando per un po’ le alte cime delle querce e poi fissando lo sguardo sul suo compagno.
«Che c’è?» chiese sorridendo la lepre.
«Credevo che tu fossi solo un personaggio inventato…»
«Solo perché sono nella tua mente e in quella di tua mamma, non significa che non esista» il sorriso di Paciucco si allargò.
«Ma dopo che la mamma se n’è andata, anche se ho provato a pensarti, non sono più riuscito a vederti…»
Paciucco gli posò una zampa sulla mano. «Anche se non riesci più a vedere o sentire qualcuno, non significa che non c’è più.» Poi si sfilò lo zaino dalle spalle e ne estrasse una sfera di vetro che racchiudeva una quercia in miniatura, attorno alla quale danzavano tante piccole pagliuzze verdi e gialle. «Questa è tua.» Si rimise lo zaino in spalla e si alzò sulle zampe posteriori. «Ora devo andare: ho altro lavoro da fare. Ciao!»
Stupito, Giacomo lo vide saltellare via. «Aspetta! Non lasciarmi solo!»
«Tu non sei mai solo» furono le ultime parole di Paciucco che sentì prima di vederlo sparire oltre la curva del sentiero.
Si alzò per inseguirlo, ma inciampò in una radice e cadde in avanti. Fece per afferrarsi a qualcosa e…
Giacomo strabuzzò gli occhi trovandosi a fissare il pavimento grigio della cantina. Si guardò intorno: l’uscio era sempre al suo posto.
«Era soltanto un sogno…» pensò sconsolato mentre rimetteva nella borsa il fumetto. Poi si accorse di uno scatolone che si era ribaltato e si era aperto: in mezzo a vecchi vestiti c’era la sfera di vetro con la quercia che la mamma gli aveva regalato durante una delle loro passeggiate.
«Non sono solo» sussurrò sorridendo mentre la prendeva in mano.

Di tema diverso da quanto scritto da me, ma consiglio la lettura del racconto Va tutto bene.

Brîsa ciapér pr al cûl 11

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Ormai stiamo andando incontro a una deriva dove sembra che, oltre il danno, si faccia apposta a prendere in giro.
Ce ne sono talmente tante che ormai non si sa più da che parte cominciare.
Si vuole imporre il vino senza l’uva e il formaggio senza il latte.
Ci sarebbero tante cose in cui impegnarsi per migliorare il mondo, ma sembra che far vivere meglio le persone non sia la priorità. Mentre è prioritario far sapere a tutto il mondo che un astronauta italiano ha portato in orbita un fumetto italiano (Rat-man).
Ci si lava la bocca che il Job Act funziona, ma finiti gli incentivi, le assunzioni a tempo indeterminato sono crollate, mentre è aumentato e non poco il lavoro a chiamata. Non bastasse continuare a sentire di sgravi, decontribuzioni, bonus per assumere i giovani (tutti gli altri che non hanno un lavoro allora sono da buttare? chissenefrega di loro?), in Italia da decenni continuano a esserci migliaia di persone con grande professionalità che vengono sfruttate come lavoratori socialmente utili, ovvero vengono fatti lavorare come e quanto le persone assunte regolarmente ma pagate con indennizzo di disoccupazione. E sono anche fortunate, perché c’è gente di cinquant’anni che fa il lavoro per il quale ha maturato molta esperienza ma viene pagato come un tirocinante (quattrocento euro lordi al mese). Questo è un breve sunto della puntata di Report trasmessa lunedì 23 ottobre.
Altro punto affrontato dalla trasmissione di Rai3 è stato quello della cioccolata. Già vedere di gente che fa il bagno nella cioccolata in centri benessere è un insulto che grida vendetta dinanzi a chi non ha nemmeno di che sfamarsi, scoprire che le certificazioni, che asseriscono che non vengono usati bambini per raccogliere le fave di cacao e che non sono usate le foreste protette per produrle, sono false, perché non controllano nulla ma si fanno però pagare profumatamente, fa passare la voglio di mangiare la cioccolata anche se si è degli appassionati.
Anna Frank con maglia della Roma: si riflette sul caso nella rubrica Brîsa ciapér pr al cûlDulcis in fundo non poteva mancare il becero comportamento dei tifosi di calcio. Per l’ennesima volta sono i tifosi di una squadra di Roma a far notizia, istigando all’odio e all’antisemitismo, infangando il ricordo di una tragedia spaventosa; non contenti di ciò, si offendono perché la loro è solo una goliardata e li si deve lasciar fare perché si divertono così, perché fa parte dello sport, del gioco. Dinanzi a tali bestialità, le società e le istituzioni sanno fare solo dei bei discorsi, ma in concreto non fanno mai nulla per far smettere a questi “tifosi” (che tifosi non sono, ma solo violenti che vogliono sangue e morte: sì, perché l’immagine di Anna Frank con la maglia della Roma significa “tutti i romanisti sono ebri e come gli ebrei di allora devono morire”): le multe sono irrisorie e chiudere le curve per un paio di turni non fa cambiare nulla. Cambierebbe invece molto se si cominciasse a far perdere le squadre di questi “tifosi” a tavolino, se si cominciassero a togliere dei punti in classifica: se ogni volta che i tifosi fanno di queste bestialità, allo loro squadra venissero tolti 10 punti in classifica, le società interverrebbero prontamente e decisamente per far smettere queste “tifosi”. Motivo? Perdendo molti punti in classifica non raggiungerebbero gli obiettivi prefissati (vittoria del campionato, qualificazione alle competizioni europee) e questo comporterebbe perdite di decine di milioni di euro nel bilancio delle varie società: l’unico modo oramai per far agire le persone è fargli perdere dei soldi, l’unica cosa che per loro ha importanza.
I mezzi per cambiare la realtà ci sarebbero, ma la verità è che non si vuole cambiare la realtà. Si vuole invece continuare a prendere in giro.
Brîsa ciapér pr al cûl!

L’abito fa il monaco

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«Se vuoi diventare uno scrittore, devi fare due cose soprattutto: leggere molto e scrivere molto.»
Così scrive Stephen King in On Writing. Chiunque scrive sa che deve partire da questo (la conoscenza della propria lingua è qualcosa che dovrebbe essere scontata, ma da quello che si vede in giro, tanto scontata pare non essere): è uno dei primi suggerimenti che si dà a chi vuole seguire questa strada.
Si deve leggere molto perché ci si arricchisce non solo di storie, ma anche del modo in cui vengono mostrate, s’imparano i trucchi usati da altri scrittori per creare dialoghi, descrizioni; un modo di apprendere che vale molto più di tanti sedicenti corsi di scrittura creativa a pagamento.
La teoria, si sa, da sola però non basta: necessita anche la pratica. Per questo occorre scrivere molto, perché così facendo ci si allena e si acquisiscono quegli automatismi che fanno comprendere quando un testo è buono e quando è da migliorare.
Un consiglio che dovrebbe essere sempre giusto, a prescindere da chi lo dà.
Invece le cose non stanno così.
Detto da Stephen King, considerato da molti un maestro in campo letterario, questo consiglio viene ritenuto ottimo. Detto da una persona che non possiede la sua fama (o peggio, nessuna fama), il consiglio spesso viene ritenuto di nessun valore.
Eppure la sua validità è sempre la stessa. Conta davvero allora chi la pronuncia?
In molti casi, sì: una frase detta da una persona invece di un’altra, assume un altro valore. In questi casi è allora d’obbligo dire che l’abito fa il monaco. No, non c’è nessun errore: si è voluto proprio scrivere questo. Si sa che il detto originale è l’abito non fa il monaco, ma nella società attuale vale il contrario. Soprattutto in Italia. La maggior parte delle persone, per una visione distorta della realtà, ritiene che chi si trova in certe posizioni abbia più ragione, più esperienza, conoscenza di altri: non valuta il valore dell’individuo, si ferma al ruolo in cui chi ha davanti ricopre nella società. Quindi anche una cosa sbagliata, se detta da certe persone, diviene giusta.
Complesso d’inferiorità, sudditanza nei confronti di chi ha soldi o potere o ruoli di prestigio: queste sono solo alcune delle cause che fanno comportare in questa maniera. Anche l’idealizzazione ha sua parte di responsabilità: spesso si proiettano all’esterno non solo le parti peggiori di sé, ma anche le migliori, attribuendole appartenenti solo agli altri; una mancanza di fiducia in sé che fa perdere molte cose.
Se si facesse diversamente, ascoltando e sapendo valutare meglio, allora forse il mondo sarebbe un luogo migliore.

Intervista su Leggere Distopico.

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Per chi fosse interessato, segnalo che sul sito Leggere Distopico c’è una mia intervista inerente L’Ultimo Potere e L’ultimo Demone.
E già che ci si è, se interessa il genere distopico e post-apocalittico, suggerisco di dare un’occhiata agli altri articoli di Leggere Distopico: sono interessanti.

Brîsa ciapér pr al cûl 10

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Ormai è palese che in questa società si voglia sfruttare chiunque, in qualsiasi luogo e contesto. Sembrava un’esagerazione quando scrivevo che si vuole che la gente lavori gratis, quasi un voler tornare ai tempi della schiavitù. Eppure, sempre più ci sono prove che dimostrano che quanto detto non sia un’esagerazione.
L’ultima in ordine di tempo è l’alternanza scuola/lavoro. Secondo il ministro Fedeli questo mezzo è “un’innovazione didattica importante. Uno strumento che offre agli studenti la possibilità di acquisire competenze trasversali e di orientarsi con più consapevolezza per il futuro di studi e lavoro”.
Ma che competenza e orientamento possono nascere nel lavorare gratis da sguattero per McDonalds?
L’unica cosa utile ce l’ha l’impresa, che ha manodopera praticamente gratuita, vedendo realizzato il sogno degli imprenditori: avere lavoratori che non costano nulla. Infatti alla fine verrà dato qualche credito allo studente che ha lavorato per lei.
Si vuole degradare lo studio a manodopera di basso costo per favorire (come sempre) enti, privati e impresi.
Sfruttamento. Sfruttamento. Sfruttamento
Che percorso può fare uno studente lì dentro? Che cosa può apprendere a parte pulire i tavoli e cuocere cibi già pronti?
Questa è l’istruzione che si vuole dare in futuro? Un’istruzione sempre più scadente e limitata?
Allora è vero che vogliono dare meno conoscenza e mezzi per pensare ai ragazzi, creando gente più ignorante e di conseguenza più manipolabile e controllabile.
Non se ne può più di queste continue prese in giro. Anzi, sono peggio che prese in giro perché non fanno altro che degradare e peggiorare la vita delle persone, dimostrano la considerazione che si hanno digli individui: meri oggetti da usare indiscriminatamente.
Chi pensa e decide queste cose dovrebbe essere licenziato in tronco, ricordandogli una cosa importante: il lavoro va sempre pagato. Senza distinzioni di sesso, età e nazionalità.
E, come sempre, Brîsa ciapér pr al cûl!