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On writing

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On writing di Stephen KingOn writing di Stephen King può essere considerato un manuale di scrittura atto ad aiutare chi vuole intraprendere lo stesso percorso dello scrittore statunitense?
Sì e no.
No, se ci si aspetta che vengano rivelati i trucchi e i segreti per costruire un testo che conquisti i lettori e faccia vendere milioni di copie. Se ci si pensa, questa è solo un’illusione, e chi asserisce il contrario probabilmente sta cercando di tirare acqua al suo mulino e spillare dei soldi ai malcapitati che si fanno abbagliare da false promesse: non esistono formule magiche per il successo. E se della scrittura interessa solo questo, allora è meglio lasciare perdere.
Sì, se si è alle prime armi e si vuole conoscere meglio cosa spinge a scrivere e come farlo; chi ha già un po’ di esperienza riconosce la bontà e la veridicità di quanto affermato da King.
On writing si presenta come una lettura scorrevole, dove King racconta un po’ della sua vita, dell’incidente che gli è quasi costato la vita e dà delle dritte utili sul fronte della scrittura: dritte molto semplici, ma essenziali per chi vuol essere scrittore.
Innanzitutto, se si vuole diventare scrittori si devono fare due cose soprattutto: leggere molto e scrivere molto.
Leggere molto e in modo vario aiuta a conoscere stili diversi e capire cosa funziona e cosa non funziona in un testo: non ci vuole un esperto nel comprendere se un testo coinvolge o meno. Anche dai libri scadenti si può imparare, più che da quelli buoni: si evitano di commettere certi errori.
Scrivere molto aiuta a capire cosa usare in un testo per renderlo leggibile e interessante: è in questo modo che si comprende la grande utilità della sintesi (dalla prima stesura occorre eliminare solitamente il 10%). E a questo punto si collega quello dell’ispirazione, che può essere trovata solo se si lavora sodo. King raffigura l’ispirazione come un tizio terra terra, che gli piace stare in cantina, lasciando allo scrittore il lavoro di fatica mentre lui se ne sta in panciolle a fumare sigari, ammirare trofei e ignorando l’autore (o meglio, facendo finta); ma se ci si fa il mazzo, prima o poi questo tizio tirerà fuori il suo sacchetto di magie e comincerà a usarle.
Poi avere un luogo dove scrivere indisturbati, così da poter chiudere la porta e tenere il mondo fuori (inclusi telefoni, cellulari, internet) e poter concentrarsi solo su quello che si vuole scrivere. Avere un ambiente lavorativo sereno aiuta: concentrarsi in un posto dove angosce e interruzioni improvvise e continue sono una costante è molto difficile, se non snervante e debilitante. Provare per credere.
Infine c’è un punto fondamentale che tanti scrittori o aspiranti scrittori, specie in Italia, hanno dimenticato: essere onesti e ricercare la verità. Non importa di quale genere si voglia scrivere, purché sia una propria passione; la si potrà sfumare, diluire, dargli all’apparenza aspetti diversi, ma deve essere qualcosa che appassiona e si ama. Allontanarsi da ciò, preferendo altro per far colpo sugli altri o per arricchirsi, sarebbe un abbaglio. In primis, perché la missione di scrittori consiste nell’individuare la verità all’interno del labirinto di menzogne della vostra storia, non essere tacciati di disonestà intellettuale nel nome del dio denaro (1). Se tanti generi avvizziscono (come successo con il fantasy in Italia) è perché ci sono stati autori ed editori che, invece di scrivere una storia che sentivano propria, hanno plagiato opere che hanno venduto molto, sperando di ricalcare lo stesso successo di fama e di soldi, senza capire che stavano realizzando qualcosa priva di qualsiasi emozione e sincerità di base. Le imitazioni concepite a tavolino non funzionano: è questo che tanti addetti ai lavori dovrebbero mettersi in testa.
Quanto scritto finora è un breve riassunto di On writing e riporta quelli che seconde me sono i punti principali da tenere conto per uno scrittore; certo, c’è anche la padronanza e la conoscenza della grammatica della lingua in cui si scrive, ma questa è una cosa che andrebbe data per scontata se si vuole essere scrittori (ma visto quello che si legge in giro, tanto scontata non è). Ci sono suggerimenti utili, ma la cosa più importante che secondo me King fa capire è che ognuno deve trovare la propria strada di scrittore da solo, la vorando sodo, ascoltando suggerimenti validi quando ci sono, ma evitando di spendere tempo e soldi in corsi o scuole di scrittura creativa, che non servono a evolvere nel percorso che si è scelto.
On writing è un libro che consiglio di leggere perché molto utile per comprendere cosa sia lo scrivere storie; senza contare che ha delle parti davvero divertenti (King sa essere critico e pungente su certe cose in maniera esilarante).

1. On Writing. Stephen King. Pickwick 2017, Pag.147.

2 commenti per On writing

  • Trovo abbastanza azzeccate le affermazioni di King che riporti, ma se davvero egli ritiene che i corsi di scrittura creativa siano inutili, allora perché un manuale invece sarebbe utile? Questo vista la somiglianza dei temi trattati. Io ho letto manuali (tre o quattro, non ricordo) e preso parte a corsi (due) e ho trovato interessante tutto quanto. Fermo restando il fatto che poi la tua strada te la costruisci da solo.

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