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Desiderio

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Desiderio è il racconto con cui ho partecipato alla terza tappa del contest Ferragosto d’Inchiostro 2017 di Writer’s Dream. Come le precedenti tappa, il tema era libero, purché si usasse uno degli incipit e uno dei finali messi a disposizione dallo staff; Desiderio è la continuazione di Mostri e mostra il punto di vista di un personaggio qui incontrato.

Camminava in mezzo ai campi, assorto in chissà quali pensieri. Non fece caso al piccolo orso che lo seguiva, né alla biscia che lo osservava avvolta a un ramo. Fu il pinguino, però, a riportarlo alla realtà.
“Sanno che nel mondo reale non farò passi falsi, perciò cercano d’entrarmi nella mente mentre dormo, utilizzando il Mondo dei Sogni.” Il vecchio continuò a camminare disinvolto. “Astuto tentare di carpirmi informazioni ritenendo che l’inconscio possa tradirmi; ma io non sono sprovveduto come quella strega. Sprovveduta, ma è stata utile: le sue azioni mi hanno permesso di raccogliere elementi interessanti.”
Si mise a fischiettare mentre lanciava rapide occhiate all’orso che si grattava la schiena contro un albero e al pinguino che zampettava su un lago ghiacciato spuntato in mezzo al campo; della biscia nessuna traccia. “Aspetteranno un pezzo prima che gli riveli qualcosa: non sono gli unici a sapersi muovere nel Mondo dei Sogni.”
Fece un profondo respiro e chiuse gli occhi. Quando li riaprì, si risvegliò nel letto della camera di motel che aveva preso per quella notte. Accanto a lui la ragazza giaceva immobile. Osservò il suo seno nudo alla ricerca di movimento. “L’ho prosciugata del tutto: avrei dovuto controllarmi di più.” I suoi occhi si soffermarono sui capezzoli che poche ore prima aveva succhiato con avidità. “Peccato: ci sapeva fare.” Emise un sospiro osservando le lunghe gambe tornite e le natiche bianche e sode come uova di struzzo. “Una sciacquetta come tante, ma una sciacquetta di prima qualità.” Un ghigno comparve sul suo viso. “Se avesse avuto un po’ più di cervello, non sarebbe stato così facile circuirla. E invece…una battuta, un drink, un paio di banconote e portarla a letto è stato un gioco da ragazzi. Sicuramente riteneva di fare soldi facili con una sveltina da due minuti. “Cosa vuoi che combini ormai questo vecchio: gliela faccio annusare un po’, mi ci struscio addosso e bum! Già cotto: chissà da quant’è che non vede un po’ di pelo” avrà pensato. E invece…”
Sogghignò al ricordo della faccia di lei quando aveva visto di cosa era capace e di come la sua espressione era mutata da sbigottimento a piacere crescente. Sudava, gemeva, ansimava e, nonostante fosse ormai stremata, lo incitava a continuare. Una volta colmatosi della sua energia sessuale, si era staccato da lei; era convinto che si sarebbe ripresa, ma per il suo cuore e la sua mente lo sforzo doveva essere stato troppo.
Diede uno sguardo agli occhi fissi della ragazza. “Completamente bruciata. Ma in fondo non è colpa mia: è quello che voleva. Anche lei era una lussuriosa; anche lei era una schiava di questo vizio.” Si massaggiò il collo, compiaciuto. “Questa era la sua debolezza. Ma per me è diverso: la lussuria mi dà forza e più mi addentro in essa, più acquisisco potere. Presto ne avrò a sufficienza per raggiungere l’obiettivo.” Si alzò in piedi, dirigendosi verso l’armadio: tirò fuori la divisa militare, posando lo sguardo sulle medaglie affisse su di essa. Molti uomini ritenevano che fossero il mezzo grazie al quale rimorchiava facilmente le donne, ma per lui rappresentavano solo la menzogna che era diventata la sua vita. Il sorriso svanì dal suo volto.
L’avevano chiamato audace, anima indomita. L’unica cosa che aveva saputo fare era sopravvivere e non l’aveva neppure voluto: quel giorno avrebbe voluto morire come tutti gli altri, ma aveva avuto la sfortuna di non beccarsi neppure una pallottola e gli era mancato il coraggio di piantarsene una in testa. Tutti i suoi compagni erano un ammasso di carne sanguinolenta, falcidiati dalle mitragliatrici o fatti a pezzi dalle granate. Una giornata lunga un inferno, dove aveva creduto d’impazzire in mezzo a tutte quelle urla ed esplosioni. Quando era giunta la sera, solo in due erano ancora vivi sul campo tra nemici e alleati: lui e il suo migliore amico, privato delle gambe da una mina.
«Te la caverai. Tu vivrai» non faceva che dirgli tenendolo tra le braccia; aveva continuato a ripetere quelle parole fino all’alba, quando erano arrivati i rinforzi.
«Lascialo andare: è morto da ore!» non facevano che urlare mentre cercavano di staccarlo dall’amico.
Quel che successe dopo era qualcosa di frammentato e confuso. Ricordava che la propaganda militare non si era fatta sfuggire l’occasione di creare un eroe, stravolgendo e ingigantendo i fatti: su qualunque media, in qualsiasi occasione, non facevano che dire che lui, unico sopravvissuto del plotone, aveva continuato a combattere per ore, uccidendo i nemici rimasti e conquistando un importante punto strategico.
«Un eroe» sussurrò posando le dita sulle medaglie. Proprio lui, che in quello scontro non aveva sparato un solo colpo, rannicchiato per tutto il tempo in una buca a tremare. Si era fatto usare senza accorgersene, facendosi fotografare, rilasciando interviste dove ripeteva quello che gli era stato ordinato di dire.
Poi la guerra era finita e non era più servito; solo quando non c’era stato più nessuno che lo guidasse, si era reso conto di cosa era realmente successo. La verità lo spezzò. Il dolore non gli diede tregua. Né l’alcool né la droga riuscivano a placarlo; solo quando faceva sesso riusciva a sedarlo. Si buttò tra le braccia di decine di donne, lasciandosi andare alla lussuria più sfrenata per non ricordare, per dimenticarsi di se stesso. Fu allora, ormai legato indissolubilmente alla lussuria, quando ormai non poteva più tornare indietro, che Liluth, signore di quel vizio, si rivelò e gli mostrò una nuova realtà, un mondo nascosto, e gli spiegò come il vizio era potere, un potere che permetteva d’ottenere tutto quello che si voleva; gli insegnò come addentrarsi sempre più in esso e acquisire sempre più forza. Fu allora che gli disse che era prigioniero e che, se voleva esaudire quello che desiderava, doveva scoprire dove avevano confinato il suo spirito e raccogliere energia sessuale sufficiente a dargli la forza per sorgere di nuovo.
Lanciò un’occhiata al cadavere sul letto. “Ce ne saranno ancora tante come lei prima che acquisisca il potere necessario per liberare Liluth e far sì che entri in me e io diventi lui.”
Mentre s’infilava i pantaloni, ripensò alla strega. “Avrebbe potuto darmi una grande quantità d’energia: la lussuria scorreva potente in lei. Così potente da essere una Posseduta, come me. Avrei potuto cercare di farmela, ma si sarebbe accorta che c’era molto più del semplice godimento in ballo. No, non potevo rivelare come funzionava il potere che veniva da Liluth: sarebbe diventata troppo pericolosa.” Prese ad abbottonarsi la camicia. “Quella sciocca era convinta che fosse il sangue delle vittime a dare forza al Demone e che lui, per ringraziarla, gliene concedesse una parte. Non immaginava che il potere in lei cresceva tutte le volte che fotteva le ragazze che rapiva; avesse capito questo, ora sarebbe più forte di me. Ora lei sarebbe viva e io morto.” Si sistemò la cravatta. “Ma non l’ha fatto e sono io quello che continua a vivere. Sono io l’unico che rimane sul campo di battaglia.” Fece una smorfia. “Proprio come allora. Ma quando avrà liberato Liluth e avrò tutto il suo potere, le cose cambieranno.” Tirò fuori dalla tasca una vecchia foto. «Tu vivrai» disse all’immagine dell’amico che gli sorrideva seduto su un carro armato.
Mentre si allontanava dal motel, una voce nella sua mente non faceva che sussurrargli sempre le stesse cose. “Sarebbe stato meglio se ti fossi sparato in testa quel giorno: non hai fatto altro che portare sofferenza a tutti quelli che hai incontrato. Non sei che un mezzo che altri sfruttano, adesso come allora, e da ciò non ne è venuto, e non ne verrà, nulla di buono. L’unica cosa che hai ottenuto è perderti per sempre.” Serrò le labbra, ricacciando la voce nel pozzo più buio della sua anima.
Adesso era inutile avere rimpianti. Aveva scelto e di questa scelta avrebbe dovuto vivere. E pagarne le conseguenze.

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