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Cinghiali: emergenza

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cinghialiEmergenza. Questa è la parola che ultimamente sorge quando si nominano i cinghiali. Il tutto a seguito della morte di due persone attaccate e uccise da questi animali. Dopo questi fatti, i cinghiali sono descritti come violenti, assassini, belve assetate di sangue che assalgono l’uomo a vista. Bestie che vanno sterminate, contro le quali occorre portare una serrata e spietata compagna di caccia, perché si è invasi dai cinghiali, ce ne sono migliaia (alcuni dicono più di un milione) che portano danni all’uomo per centinaia di milioni di euro tra incidenti d’auto e danni all’agricoltura.
I titoli sensazionalistici dei giornali fanno scalpore, ma non fanno vera informazione.
Prendiamo i due casi di persone morte. I cinghiali non hanno attaccato, si sono semplicemente difesi dopo aver subito un attacco: un animale, se non è minacciato, non aggredisce l’uomo. Nel primo caso, i cani dell’uomo hanno assalito i cinghiali (femmine con piccoli) e questi si sono difesi; l’uomo è intervenuto a difesa dei cani e i cinghiali lo hanno assalito, vedendolo come una minaccia per i cuccioli. Nel secondo caso, l’uomo ha preso a fucilate il cinghiale che era andato nell’orto e poi gli si è avvicinato; l’animale ferito lo assalito e ucciso. In entrambi i casi, l’attacco è venuto dall’uomo, non dagli animali.
Il problema non sono i cinghiali: il problema è l’uomo, che pensa sempre di poter fare quello che vuole e di avere tutto a disposizione. Peccato che oltre a sbagliare a pensare così, sia anche carente di consapevolezza.
Chi abita in campagna e ha dei cani, dovrebbe sapere che questi animali sono attratti dall’odore degli animali selvatici e sono portati dall’istinto a seguirlo e inseguire le bestie se le vedono (specie poi se corrono): questo vale per i cinghiali, ma anche per daini, caprioli, lepri, volpi (e anche ricci). Perciò, anche se si abita in campagna, per una questione di sicurezza anche per il cane, sarebbe meglio portarlo a passeggio con il guinzaglio.
Si dovrebbe sapere che avvicinarsi a un animale ferito è pericoloso e che lui, sentendosi in pericolo di vita, reagisce con forza, cercando di fare di tutto per la propria sopravvivenza.
Se i cinghiali (e altri animali) si avvicinano a dove abita l’uomo, è perché l’uomo ha distrutto il loro habitat, disboscando colline.
Soprattutto non va dimenticato che è stato l’uomo a immettere a forza, in territori dove non erano presenti, i cinghiali. Perché salvo alcune aree, in molte zone questi animali non c’erano più: sono stati immessi perché i cacciatori potessero cacciarli e divertirsi a ucciderli. E’ tutta una questione di soldi: la caccia è un business che frutta molto denaro. Si spendono molti soldi per avere la licenza di caccia e il porto d’armi, di conseguenza i cacciatori non ci stanno a rimanere a bocca asciutta e vogliono avere i loro trofei: per questo animali come i cinghiali vengono immessi per ripopolare il territorio (non parliamo poi dei fagiani, allevati come galline e poi messi in libertà prima dell’apertura della caccia: ormai abituati all’uomo, sono prede facili, ci si può avvicinare a pochi metri e sparargli facilmente; a molti piace vincere facile). Naturalmente, come spesso accade, la cosa sfugge di mano all’uomo e ci si trova dinanzi a un problema. I cacciatori vengono allora fatti intervenire, venendo fatti passare come risolutori di problemi, e si fanno battute di caccia dove sono uccisi decine di questi animali.
A fronte di tutto ciò, due sono le cose da far notare.
Uno, che è tutta una questione di soldi (siamo nell’Era dell’Economia) e perché qualcuno ci guadagni (chi gestisce la caccia) in tanti (persone e animali) ci rimettono: il problema non sono gli animali, ma come sempre è l’uomo, è lui che crea danni e pericoli, non le bestie.
Parlando di danni e pericoli, si arriva al secondo punto. I cacciatori non sono risolutori di problemi, anzi, spesso causano problemi e sono un danno: è gente che per divertirsi uccide degli esseri viventi, senza alcuna necessità. Una volta la caccia era un mezzo per sostenersi e aveva una logica (anche se poteva apparire come qualcosa di brutale), ora è solo un divertimento e non c’è nulla di logico nel divertirsi spezzando una vita. A questo va aggiunto che tanti tra i cacciatori, perché dispongono di un’arma, si sentono nel diritto di fare quello che vogliono e non rispettare le regole. Sì, perché la caccia ha le sue regole, ma pochi le rispettano, perché tanto non c’è nessuno a controllare (e spesso li lasciano fare). Anche se non dovrebbero, i cacciatori sparano a pochi metri dalle case, dalle strade (quando dovrebbero stare ben più lontani), sparano appena vedono muoversi qualcosa senza prima guardare che cos’è (è così che vengono uccisi canie e gatti, ma anche persone), ammazzano specie protette (è il caso dell’aquila reale uccisa nel modese, morta a causa di decine di ferite causate da pallini: un atto che non può che essere volontario e non un incidente come supposto dal tg dell’Emilia Romagna, perché non si può scambiare un’aquila reale per un fagiano o altri volatili cacciabili), invadono proprietà private e con arroganza pretendono di fare quello che vogliono anche in casa altrui; sparano anche addosso alle persone e non si fanno tanti problemi, perché tanto sono assicurati e se ci scappa il morto o il ferito loro sono tutelati. Non per niente ogni anno ci sono decine di morti a causa della caccia: una cosa che continua a perpetrarsi da un pezzo.
Se non fosse chiaro il discorso, si ribadisce che il problema non sono gli animali: il problema, come spesso succede (se non sempre), è l’uomo.

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