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Belle & Sebastien

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Belle e Sébastien nel filmBelle & Sebastien (2013) è un film che nasce dalla serie televisiva creata dalla scrittrice/attrice Cécile Aubry negli anni ’60, ma anche dalla serie animata degli anni ’80 che ha fatto conoscere i due protagonisti in tutto il mondo. Sul telefilm non posso esprimermi, dato che ho trovato solo qualche scena postata su Youtube, pertanto il confronto avverrà con l’anime.
La premessa doverosa è che non era possibile, e nemmeno auspicabile, riproporre la sceneggiatura del cartone giapponese: in nemmeno due ore non era possibile mettere in scena quanto visto in 52 puntate. La scelta fatta dal regista Nicolas Vanier di non far partire Sebastien alla ricerca della madre attraverso la Francia e la Spagna è stata giusta, altrimenti sarebbe stato realizzato qualcosa di tirato via, concentrando invece l’azione nei luoghi dove è nato e cresciuto Sebastien: il paesino, i pascoli e le montagne. Il tutto ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, con la presenza dei nazisti che controllano i valichi e il villaggio per impedire la fuga di ebrei in Svizzera.
Belle e Sébastien nell'animeQuesta è la differenza più evidente che subito salta all’occhio, ma ce ne sono tante altre. Pucci (il piccolo cane che aveva Sebastien) non è presente. Cesar, il pastore che ha fatto da nonno a Sebastien, non incarna il vecchio saggio e comprensivo come nel cartone, ma è una persona un po’ burbera con il vizio del bere. La madre di Sebastien è sempre gitana, con il bambino che aspetta il suo ritorno e non la va a cercare; la differenza non sta solo in questo, ma starà allo spettatore scoprirlo vedendo il film. C’è Angelina (nipote di Cesar, che fa da mamma a Sebastien) e c’è Guillaume (il dottore del paese), ma il loro rapporto non è quello di due fidanzati che poi si sposeranno.
I pregiudizi verso Belle sono rimasti, ma messi sotto una luce diversa. Se nell’anime la caccia all’animale era nata dall’isteria della gente (emblematica la scena di una madre che comincia a strillare che Belle gli voleva mangiare il bambino solo perché si era avvicinato alla culla) per il semplice fatto che fosse grande, grosso e bianco (etichettato per questo il Diavolo Bianco), nel film trova una spiegazione più credibile (anche se c’è da dire che i pregiudizi e la superstizione mostrati nella serie giapponese non erano poi tanto campati in aria visto come si comporta alle volte la gente): gli abitanti del luogo, a seguito di alcune pecore uccise, trovano le tracce del cane (ben diverse da quelle del lupo) e lo ritengono responsabile dell’accaduto e pertanto da eliminare perché un pericolo, non solo per le bestie, ma anche per loro, dato che il cane si era incattivito per le botte che il proprietario sempre gli dava, al punto da farlo scappare.
Interessante il punto di vista che uno degli abitanti dà a Sebastien sul cane: nessuno nasce cattivo, uomo o bestia, ma lo diventa in base alle esperienze che fa nella vita, a quanto gli succede. Interessante, ma anche duro, dato che si ritiene che non ci sia speranza di cambiamento per chi ha intrapreso una certa strada; un modo di pensare che è tipico di chi possiede una mentalità adulta e non quella aperta e fiduciosa di un bambino.
Ed è grazie a questa che Sebastien riesce a guadagnare la fiducia di Belle e divenire suo amico. Il film è proprio questo: una bella storia di amicizia tra uomo e cane, il tutto immerso nella natura. Non pochi sono i messaggi di come l’uomo la dovrebbe rispettare, non ritenendosi padrone di tutto e fare come pare a lui.
Bellissima la fotografia, intelligente la storia senza divenire pesante o banale (come non banali sono i messaggi dati a riguardo del rispetto della natura, della solidarietà verso i perseguitati, del fare la propria parte contro le ingiustizie), capace di dare qualche sorpresa (la persona che informa Guillaume sugli spostamenti delle ronde dei nazisti per far fuggire gli ebrei non è quella che ci si può aspettare) e di non giocare sui soliti luoghi comuni (il vecchio saggio, i nazisti tutti carogne spietate).
Non è esente tuttavia da pecche. Belle colpita da una pallottola a una gamba se ne sta docile mentre viene medicata venendole versata dell’alcool sulla ferita, mentre si sa che avere a che fare con un animale ferito, per quanto addomesticato e tranquillo, non è cosa così semplice. Come è poco verosimile che un branco di lupi affamati venga messo in fuga dal semplice abbaiare del cane: nell’anime più volte Belle si è scontrata e azzuffata coi lupi per difendere Sebastien; forse il regista ha voluto evitare una scena ritenuta violenta. Altrettanto poco verosimile come Belle capisca che le tagliole sono pericolose perché glielo spiega il bambino.
Un film ben realizzato, senza essere un capolavoro, capace di lasciare qualcosa di buono, ma anche di far riflettere, soprattutto sul rapporto che l’uomo deve avere con la natura e i suoi animali. Un rapporto che per essere tale deve rispettare la libertà e l’identità dell’altro, dove non si può proiettare su un animale aspetti e un sentire che sono tipicamente umani, come spesso invece si vede fare nella società attuale. Soprattutto occorre saper distinguere la finzione dalla realtà: avere a che fare con un cane, specie di grosse dimensioni, non è cosa immediata come si vede nel film. Va bene che esistono cani intelligenti e sensibili e che alle volte è superiore a quella degli umani (ma qui c’è da riflettere su quanto è caduto in basso l’essere umano), ma ogni cane ha le sue caratteristiche e vanno conosciute e comprese, soprattutto vanno rispettate le sue esigenze e non piegarle ai propri egoismi. Soprattutto non occorre farsi prendere dall’euforia nata dal vedere un film e da eventuali facili entusiasmi che portano più che altro problemi a causa di un’ignoranza di fondo. Interessante al proposito la lettura di questo articolo: vivere con un animale è una bella esperienza, ma è anche una responsabilità che non va mai dimenticata.

1 comment to Belle & Sebastien

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