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Archetipi - Il numero Quattro

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Il numero quattro« Certe cose », ha scritto il dott. Jung, « non possono divenire oggetto di pensiero, ma devono sorgere da lontane profondità, per esprimere gli atteggiamenti più profondi della coscienza, e le più sublimi intuizioni dello spirito, armonizzando in tal modo il carattere di unicità e irripetibilità della coscienza legata all’esperienza immediata, con l’arcaicità del passato dell’umanità ». (1)
Questa realtà, così ben spiegata da Carl Gustav Jung, accompagna da sempre l’uomo e i modi in cui ha cercato di trovare risposte sulla sua natura, sulla vita, usando simboli e proiezioni per giungere alla comprensione.
Di simboli, miti e religioni sono ricchi, al punto che anche in architettura la proiezione del contenuto psichico costituiva un processo puramente inconscio: città, fortezze, tempi, hanno avuto una specifica influenza sull’uomo che le vedeva. Per esempio, simbolo centrale della religione cristiana è la croce e a seguito di questo le chiese sorgevano all’incrocio delle due arterie principali che dividevano la città e che immettevano agli sbocchi delle quattro porte: questo era il modo per indicare che la città aveva un centro (mundus, che significa anche cosmo), valente a stabilire il rapporto della città e dei suoi abitanti con l’altro mondo, il regno e la dimora degli spiriti ancestrali. (2)
Come già si è visto in un altro post, il quattro ha una forte ricorrenza: i quattro evangelisti e la Trinità contrapposta a Satana, sempre restando nell’ambito cristiano, ma se si ricerca e si osserva con un poco di attenzione, si può vedere che è qualcosa di ricorrente, che salta fuori molto spesso, senza nemmeno rendersene conto. Il quaternario è il simbolo usato da Pitagora per comunicare il nome di Dio; nella religione ebraica il quattro simboleggia il Tetragramma biblico, cioè le quattro lettere che compongono il nome di Dio. Quattro sono gli elementi: fuoco, acqua, aria, terra. Quattro i punti cardinali: nord, sud, est, ovest.
Come si vede, il quattro è qualcosa presente in tutta la simbologia. Va fatto tuttavia notare che il punto di vista sul suo significato può cambiare: nella numerologia cinese (così come in altre lingue orientali) la parola “quattro” è omonima della parola “morte” e quindi il numero viene considerato sfortunato (un simbolo di morte che ben appare nel manga Berserk di Kentaro Miura con la Mano di Dio prima dell’arrivo di Phempt, dove i membri sono solamente quattro: dopo la trasformazione di Grifis a quinto membro, le cose in apparenza sembrano cambiate, ma le vicende sono ancora in divenire).
Che sia qualcosa d’inconscio, posso darne testimonianza per quanto riguarda le opere che ho realizzato. Ariarn, Periin, Ghendor e Reinor sono i protagonisti delle vicende di Storie di Asklivion – Strade Nascoste: non c’è stata progettazione in questo, è qualcosa che è nato naturalmente, venuto fuori in maniera istintiva. Certo, nella storia sono presenti personaggi che hanno un ruolo importante (Rentar, il Sorvegliante, Lerida: il loro aggiungersi porta a sette, altro numero importante), ma sono questi quattro personaggi con i quali la storia inizia, va avanti e termina. Con la conoscenza acquisita in seguito ad approfondimenti e letture varie, a posteriori ho riflettuto che ognuno di loro incarnava uno degli aspetti di cui tanto parlava Jung (intuizione, sensazione, pensiero, sentimento), ma quando ho cominciato a narrare le loro avventure non sono certo partito da questo presupposto, semplicemente fungevo da osservatore e riportavo quanto avveniva in quel mondo visto dalla fantasia.
Stessa cosa è avvenuto con L’Ultimo Potere, quando Guerriero si trova a entrare nel gruppo formato da Tempo, Spazio e Ombrosa.
Possono sembrare coincidenze, ma la parte inconscia lancia sempre segnali e il fatto che ricorra così spesso tale numero, che è simbolo di organicità e compiutezza, dimostra che anch’esso, come altri, è un archetipo che vuole portare a consapevolezza aspetti di cui è portatore.

1- L’uomo e i suoi simboli. Carl Gustav Jung, pag.230. Tea 2010
2- L’uomo e i suoi simboli. Carl Gustav Jung, pag.229. Tea 2010

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