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Monstress Volume 2. Sangue

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Monstress volume 2 SangueMonstress Volume 2. Sangue inizia subito forte con Maika che fa strage di pecore a Thyria, l’adorata città dell’Imperatrice dei Flutti: per quanto non voglia ammetterlo con gli altri, il mostro che è dentro di lei è sveglio e ha fame. Ha sempre fame. Il braccio che le mancava dal gomito ora le manca fino alla spalla.
Accompagnata dalla piccola volpe e dal gatto Ren, si è recata in questa città perché vi è situata una base della madre, sperando di trovare indizi che facciano luce di un passato che non ricorda. Riesce nel suo intento: in uno scrigno nascosto nel muro trova una chiave d’osso.
Supportata dai Fratelli Imura, predoni che già in passato avevano aiutato lei e la madre, intraprende un viaggio per mare per raggiungere l’isola delle Ossa, un luogo nato sui resti di un dio morto.
Braccata dalla Corte del Crepuscolo, da quella dell’Alba, dalla Federazione umana, dalla Cumaea, ora sulle sue tracce ci sono anche le regine di Thyria, anche loro interessate a quello che porta con sé.
Tema centrale del secondo volume di Monstress, come già fa intuire il titolo, è il sangue e le capacità che è in grado di dare a chi lo possiede: una forza e un potere che fanno gola a tanti. Nuove rivelazioni vengono date da Marjorie Liu non solo su di esso: si scopre che Maika è legata alla Corte dell’Alba da una stretta parentela, che il bambino presente nella foto che la ragazza ha trovato è legato alle Regine di Sangue e anche per questo loro sono tanto interessate a lei.
Anche il mostro che è dentro di lei sta cercando di ricordare il proprio passato e proprio sull’isola delle Ossa scopre la paurosa azione che molto tempo prima ha messo in atto.
Monstress volume 2 Sangue - Verso l'isola delle Ossa-1Interessante e ben fatto è come mostrato il rapporto tra Maika e la madre, sui dubbi e la necessità della ragazza di scoprire il motivo delle azioni della madre, se lei provasse affetto per la figlia o fosse soltanto un mezzo per i suoi scopi. Altrettanto interessanti sono le reazioni del mostro nello scoprire quello che ha fatto e il suo legame con l’Imperatrice Sciamana, colei che ha creato la Maschera. Maschera che tutti cercano di avere e che nel finale rivelerà qualcosa d’importante per Maika. Finale che rivelerà anche un’altra piccola sorpresa, introducendo un nuovo tassello per la trama creata da Marjorie Liu.
Sul fronte dei disegni, Sana Takeda si mantiene sui livelli del volume precedente: colori sempre azzeccati (vedere le tavole dedicate per esempio all’arrivo di Maika sull’isola delle Ossa avvolta dalle nebbie), grande cura per i primi piani, le tavole a tutta pagina e gli animali. Takeda si dimostra a suo agio nel disegnare nuove creature come il Nocchiero, i fratelli Imura (con sembianze di tigri), i membri dell’equipaggio che accompagnano Maika nel suo viaggio (sembianze di squali e calamari), per non parlare delle sirene. Peccato per la frettolosità del tratto in alcune delle tavole più piccole che altrimenti avrebbero reso il lavoro di Takeda quasi perfetto. Ciò non toglie che la disegnatrice sappia essere veramente espressiva.
La qualità del volume, come d’altronde lo è per tutti i volumi degli Oscar Ink Mondadori, è buona: copertina rigida, carta opaca di buona qualità, rilegatura resistente. Unico neo, il prezzo del volume, che è sempre di 19 E come il primo, ma presenta quaranta pagine in meno (160 pagine contro le 200 e più di Monstress Volume 1. Rivelazione; in questo articolo la recensione del precedente volume). Questa è una scelta editoriale sbagliata, perché se i volumi che hanno più pagine come Shangri-la e Black Monday sempre della stessa collana (sempre con lo stesso formato per quanto riguarda il secondo, più grande il primo) hanno un prezzo superiore (22 E), quelli con una foliazione minore dovrebbero costare meno; 17 E sarebbe stato un prezzo equo per Monstress Volume 2. Sangue.
A parte questo, il secondo volume della serie creata da Marjorie Liu e Sana Takeda è una lettura che merita di essere fatta.

Monstress volume 2 Sangue - La Corte dell'Alba

Un nuovo mondo

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Shimalya controllò lo zaino: abiti di ricambio, sacco a pelo, tenda, un piccolo kit di pronto soccorso, un paio di borracce per l’acqua. Doveva viaggiare leggera per coprire la maggior distanza possibile prima di essere scoperta. Perché sapeva che ciò sarebbe avvenuto e allora l’avrebbero inseguita per riportarla indietro, come facevano con chi tentava di andarsene.
Diede un ultimo sguardo al piccolo monolocale: un letto, un tavolo, una sedia, un mobile per tenere l’indispensabile, un lavello e un cesso. Una casa come tutte le altre: essenziale e pratica. Ma completamente priva di bellezza. Non le sarebbe mancata.
Uscì nel corridoio, passando davanti a porte identiche alla sua. Scese le strette scale, imboccando il marciapiede spoglio. Nessun albero o lampione costeggiava la via, solo palazzi squadrati: scatole dentro scatole, dove l’importante era farci stare più gente possibile.
Avanzò nella notte, il cammino rischiarato da una luce malata e debole: nel cielo doveva esserci la luna, ma lo smog la celava completamente alla vista. Tutto era silenzio, tutto era immoto. Era una strana impressione essere sola in giro per la città: dava una sensazione di esultanza e libertà, ma anche di angoscia, come se fosse in una città fantasma oppure fosse l’ultimo essere vivente sul pianeta. E forse era davvero così: i suoi compagni non sembravano più esseri umani, ma macchine che eseguivano sempre le solite mansioni, senza ricercare nulla di nuovo.
Raggiunse gli ultimi edifici della città e si voltò indietro per l’ultima volta. Un gesto inutile, perché sapeva che non c’era nulla che meritasse di essere ricordato, ma ugualmente necessario per renderla ancora più consapevole della scelta che stava facendo.
Ci sono momenti in cui ci si deve fermare, in cui bisogna lasciare andare, arrendersi all’evidenza che il mondo in cui si vive non ha possibilità di cambiamento ed è privo di speranza.
Strade, palazzi: tutto era grigio, come i vestiti che indossava. Qualsiasi cosa considerata superflua era stata eliminata. I libri e i dipinti lasciati dai loro antenati erano usati per accendere fuochi. Le statue ridotte in piccoli pezzi per essere usate nella copertura delle strade. Bellezza e cultura erano termini che non erano più usati, banditi come una malattia; il linguaggio era stato limitato all’indispensabile, usando solo ciò che serviva alle mansioni da eseguire.
Arriva il tempo in cui la porta del nostro mondo va chiusa alle spalle, perché la casa che tanto ha ospitato non è più un rifugio, ma una fredda prigione, dove non c’è niente se non sbarre. Una casa fatta di assenza, abitata solo da fantasmi, che smorza la luce e toglie calore, facendo avvizzire la vita.
Fantasmi dal tocco gelido che fermano il cuore.
Fantasmi dalla voce di tomba, che chiamano a scendere con loro nel sepolcro.

“Avevi ragione, Bardo: questa non è vita, ma un adagiarsi in una morte anticipata.”
Il sepolcro è per i morti, non per i vivi. Per i vivi c’è la strada, anche se non si conosce dove porterà; ma dovunque essa conduca, sarà sempre vita.
Shimalya si voltò: davanti a lei c’era la distesa di campi coltivati. Riprese il viaggio con maggiore lena.

Era in cammino da sei giorni e l’ansia cominciava a farsi largo in lei. Non certo per l’acqua e il cibo: essendo ancora nelle aree coltivate, ne trovava in abbondanza. Temeva, anzi ne era convinta, che avessero capito che era fuggita e si fossero messi alla sua ricerca.
“Indietro non ci torno: non voglio più fare la vita di prima.” Si guardò intorno con apprensione, maledicendosi per non aver seguito Bardo quando poteva farlo. “In che direzione ti sei diretto? Non so dove andare, so solo dove non voglio tornare.”
Una colomba passò sopra il suo capo, volando lontano dalla strada; la seguì, mossa da un pensiero irrazionale ma che in un qualche modo sapeva essere giusto. Passò in mezzo ai campi, le spighe di grano che le carezzavano le gambe; la colomba era sempre davanti a lei, come se la stesse guidando.
Shimalya arrivò sulla cima della collina e si fermò: il volatile si era diretto verso la foresta e vi si era addentrato. Bloccata da una forza invisibile, Shimalya fissò il verde delle chiome degli alberi e la fitta penombra che dominava sotto di esse: nessuno si avvicinava alla foresta. Era come se fosse un mondo alieno, un luogo da evitare a tutti i costi. Nessuno sapeva cosa si celava in essa, ma tutti ne avevano paura. Bardo le aveva detto che c’era stato un tempo in cui i loro antenati addirittura vi vivevano.
“Magari è lì che ti sei diretto” pensò Shimalya mentre cercava di tenere a bada l’inquietudine. “E forse ci hai trovato la morte.” Il suo corpo cercò d’istinto di farla allontanare da essa, ma lei lo costrinse a obbedirle. “Meglio la morte, che la vita fatta finora.”
Lentamente cominciò la discesa, la foresta che si faceva sempre più grande, finché non torreggiò su di lei.
Alle volte occorre perdersi per trovare ciò che si cerca.
Shimalya fece un profondo respiro. “Mi sono fidata di te fino adesso, Bardo, e continuerò a farlo.”
S’inoltrò in mezzo agli alberi: la penombra non era così spaventosa come aveva temuto, anzi era qualcosa di piacevole e rilassante. Tutto intorno a lei c’erano profumi e rumori che la avvolgevano in maniera accogliente e piacevole. “Perché abbiamo avuto paura di un luogo simile?” continuava a chiedersi mentre si avventura in quel mondo nuovo.
Spuntò in una radura e lì trovò qualcosa d’inaspettato ad attenderla: una porta. Si avvicinò e la guardò con stupore: se ne stava in piedi in mezzo al nulla, ed era sempre la stessa, che la guardasse da davanti o da dietro. Ci girò intorno, studiandola. “Magari se busso…”.
Stava per mettere in atto il suo pensiero, quando una voce maschile la fermò. «Non verrà nessuno ad aprirla, perché non c’è nessuno dall’altra parte ad attendere. Questa è una porta che può essere vista e aperta da chi è capace di trovare.»
Shimalya si voltò di scatto: ai bordi della radura, seduto su un sasso, un uomo la guardava sorridendo. “Da dove sbuca? Prima non c’era…”
«Bardo mi ha detto che un giorno saresti arrivata, Shimalya.»
«E come faceva a saperlo?»
«Tu eri l’unica, di tutte le persone che conosceva, che non si sarebbe adattata alla vita in cui siete cresciuti, che avrebbe compreso che questo mondo non le sarebbe più bastato perché ormai conosceva tutto quello che aveva da dare. Sapeva che prima o poi avresti ricercato qualcosa di nuovo per continuare a essere viva.»
Shimalya lo guardò titubante. «Anche lui è arrivato qua?»
«Sì.»
«Anche lui ha aperto la porta?»
«Sì.»
Shimalya tornò a fissare la porta. «Che cosa c’è dietro di essa?»
«Quello che stai cercando: un nuovo mondo.»
«Se la varco, potrò raggiungere Bardo?»
«Potresti, ma non te lo consiglio.»
«Perché?»
«Non è ancora il tempo: Bardo è in un mondo cardine, impegnato in una dura lotta e tu non hai ancora l’esperienza per qualcosa del genere.»
«Ma hai detto che dietro la porta c’è…»
«Un nuovo mondo, uno degli infiniti esistenti.» L’uomo si alzò e si diresse verso di lei, aprendo la porta e facendo cenno di seguirla. Sbucarono in un campo dall’erba rosa. «Devi sapere che trovando la porta sei divenuta un’Osservatrice dei Mondi.»
«E questo cosa significa?»
«Che hai trovato quello che volevi. Scoprirai mondi nuovi, li conoscerai e apprenderai le sue storie, così da poterle raccontare nei tuoi viaggi.»
«Perché dovrei farlo?»
«Perché le storie danno la speranza di andare avanti.»
Shimalya seguì l’uomo che si stava dirigendo verso un gruppo di alberi viola galleggianti diversi metri sopra il suolo; dai loro rami pendevano delle scale di corda e tra le fronde scorgeva delle piccole casupole fatte di liane. Non sapeva chi avrebbe incontrato, ma non vedeva l’ora di conoscerlo. Allungò il passo, superando l’uomo: per la prima volta nella sua esistenza si sentiva viva.

Promozione 24-28 novembre

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Dal 24 al 28 novembre, L’Ultimo Demone e Strade Nascoste saranno in promozione sui vari store con uno sconto del 25 %.

On writing

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On writing di Stephen KingOn writing di Stephen King può essere considerato un manuale di scrittura atto ad aiutare chi vuole intraprendere lo stesso percorso dello scrittore statunitense?
Sì e no.
No, se ci si aspetta che vengano rivelati i trucchi e i segreti per costruire un testo che conquisti i lettori e faccia vendere milioni di copie. Se ci si pensa, questa è solo un’illusione, e chi asserisce il contrario probabilmente sta cercando di tirare acqua al suo mulino e spillare dei soldi ai malcapitati che si fanno abbagliare da false promesse: non esistono formule magiche per il successo. E se della scrittura interessa solo questo, allora è meglio lasciare perdere.
Sì, se si è alle prime armi e si vuole conoscere meglio cosa spinge a scrivere e come farlo; chi ha già un po’ di esperienza riconosce la bontà e la veridicità di quanto affermato da King.
On writing si presenta come una lettura scorrevole, dove King racconta un po’ della sua vita, dell’incidente che gli è quasi costato la vita e dà delle dritte utili sul fronte della scrittura: dritte molto semplici, ma essenziali per chi vuol essere scrittore.
Innanzitutto, se si vuole diventare scrittori si devono fare due cose soprattutto: leggere molto e scrivere molto.
Leggere molto e in modo vario aiuta a conoscere stili diversi e capire cosa funziona e cosa non funziona in un testo: non ci vuole un esperto nel comprendere se un testo coinvolge o meno. Anche dai libri scadenti si può imparare, più che da quelli buoni: si evitano di commettere certi errori.
Scrivere molto aiuta a capire cosa usare in un testo per renderlo leggibile e interessante: è in questo modo che si comprende la grande utilità della sintesi (dalla prima stesura occorre eliminare solitamente il 10%). E a questo punto si collega quello dell’ispirazione, che può essere trovata solo se si lavora sodo. King raffigura l’ispirazione come un tizio terra terra, che gli piace stare in cantina, lasciando allo scrittore il lavoro di fatica mentre lui se ne sta in panciolle a fumare sigari, ammirare trofei e ignorando l’autore (o meglio, facendo finta); ma se ci si fa il mazzo, prima o poi questo tizio tirerà fuori il suo sacchetto di magie e comincerà a usarle.
Poi avere un luogo dove scrivere indisturbati, così da poter chiudere la porta e tenere il mondo fuori (inclusi telefoni, cellulari, internet) e poter concentrarsi solo su quello che si vuole scrivere. Avere un ambiente lavorativo sereno aiuta: concentrarsi in un posto dove angosce e interruzioni improvvise e continue sono una costante è molto difficile, se non snervante e debilitante. Provare per credere.
Infine c’è un punto fondamentale che tanti scrittori o aspiranti scrittori, specie in Italia, hanno dimenticato: essere onesti e ricercare la verità. Non importa di quale genere si voglia scrivere, purché sia una propria passione; la si potrà sfumare, diluire, dargli all’apparenza aspetti diversi, ma deve essere qualcosa che appassiona e si ama. Allontanarsi da ciò, preferendo altro per far colpo sugli altri o per arricchirsi, sarebbe un abbaglio. In primis, perché la missione di scrittori consiste nell’individuare la verità all’interno del labirinto di menzogne della vostra storia, non essere tacciati di disonestà intellettuale nel nome del dio denaro (1). Se tanti generi avvizziscono (come successo con il fantasy in Italia) è perché ci sono stati autori ed editori che, invece di scrivere una storia che sentivano propria, hanno plagiato opere che hanno venduto molto, sperando di ricalcare lo stesso successo di fama e di soldi, senza capire che stavano realizzando qualcosa priva di qualsiasi emozione e sincerità di base. Le imitazioni concepite a tavolino non funzionano: è questo che tanti addetti ai lavori dovrebbero mettersi in testa.
Quanto scritto finora è un breve riassunto di On writing e riporta quelli che seconde me sono i punti principali da tenere conto per uno scrittore; certo, c’è anche la padronanza e la conoscenza della grammatica della lingua in cui si scrive, ma questa è una cosa che andrebbe data per scontata se si vuole essere scrittori (ma visto quello che si legge in giro, tanto scontata non è). Ci sono suggerimenti utili, ma la cosa più importante che secondo me King fa capire è che ognuno deve trovare la propria strada di scrittore da solo, la vorando sodo, ascoltando suggerimenti validi quando ci sono, ma evitando di spendere tempo e soldi in corsi o scuole di scrittura creativa, che non servono a evolvere nel percorso che si è scelto.
On writing è un libro che consiglio di leggere perché molto utile per comprendere cosa sia lo scrivere storie; senza contare che ha delle parti davvero divertenti (King sa essere critico e pungente su certe cose in maniera esilarante).

1. On Writing. Stephen King. Pickwick 2017, Pag.147.

Berserk 72-77

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Qualche anno è passato (era l’aprile del 2013) da quando ho scritto l’articolo (1) sul manga Berserk di Kentaro Miura per la rivista Fantasy Magazine e nel frattempo l’autore non è andato molto avanti con la storia; la lentezza del mangaka (ma non è l’unico nel settore) ormai è ben conosciuta e la parentesi dedicata al lavoro non perfettamente riuscito di Gigantomachia non ha certo aiutato nel far progredire le avventure di Gatsu e compagni.
L’opera del mangaka si è sempre ispirata a film o elementi che caratterizzavano un determinato periodo: ne sono stati ottimi esempio i primi volumi del manga, con atmosfere cupe e personaggi che s’ispiravano alla famosa serie di Hellraiser. Come non citare L’armata delle tenebre, dove era evidente che Miura per Gatsu si è ispirato a Ash nella scena in cui si trancia un braccio da solo e poi lo sostituisce con uno artificiale di metallo. Per non parlare di I pirati dei Caraibi, che ha ispirato le avventure per mare di Gatsu deciso a raggiungere l’isola degli Elfi per far tornare sana di mente Caska.
Berserk è sempre stata un’opera di genere fantastico, ambientata in un mondo fatto di regni e castelli che ricorda il periodo rinascimentale, ma tendente prevalentemente all’orrore; seppur rimangano i temi cupi, essi hanno un’impronta meno marcata per lasciare più spazio a un’impronta fantasy che dal numero 47 della serie regolare italiana, pubblicato nell’aprile 2003. Tale data non è un caso, perché è in questo periodo che il fantasy ha un suo boom grazie soprattutto alla trilogia cinematografica di Peter Jackson su Il Signore degli Anelli. Chi ha seguito il manga si è accorto che parte della drammaticità dei primi volumi è andata perduta; l’elfo Pak è diventato sempre più elemento comico e di alleggerimento delle varie situazioni, mentre gli scontri, seppur ardui e con un prezzo da pagare, sono apparsi meno ardui e disperati: l’unico in cui Gatsu è parso davvero in difficoltà è quando si è scontrato Gurnbeld, elemento della nuova Squadra dei Falchi (Gatsu, privo di armatura, era già provato dall’incontro/scontro con un membro della Mano di Dio), ma niente a che vedere comunque con quelli del Conte Lumacone o di Lucine. Se la storia ha perso forza rispetto alla prima parte, c’è però da dire che i disegni si sono fatti ancora più curati, dettagli e belli: un vero e proprio spettacolo per gli occhi.
Copertina di Berserk n.77 di Kentaro MiuraCom’è andata avanti la storia di Berserk dopo la scrittura di quegli articoli, che comprendevano l’intero arco narrativo fino al numero 72?
Dopo la sconfitta del Dio del Mare grazie all’iuto delle sirene, Gatsu e i suoi compagni (Caska, Silke, Farnese, Serpico, Pak, Ibarella, Isidoro, Isma, Roderick, Magnifico, continuano il loro viaggio per mare per raggiungere l’isola del re degli elfi. Nel mentre, Rickert giunge assieme a Erika a Windom: la capitale è rinata, raggiungendo una magnificenza e una ricchezza mai avute prima; senza contare che popoli prima in lotta tra loro ora convivono pacificamente. La luce di Falconia, il nuovo regno creato da Grifis, è grande, ma è altrettanto grande l’ombra che si cela in essa. Dinanzi alla scoperta di essa, Rickert si rende conto di ciò che ha fatto l’uomo che ha tanto ammirato, del perché abbia sacrificato la vecchia Squadra dei Falchi, e si rende conto che non è più quello che vuole seguire, anche se non riesce a odiarlo come fa Gatsu. Il rifiuto a restare ha però delle conseguenze: coloro che servono Grifis decidono di eliminarlo. Un intervento di qualcuno un tempo nemico evita il peggio e Rickert ed Erika, con i nuovi alleati, fuggono da Falconia diretti verso il villaggio segreto dei Barkilaka.
Nel frattempo Gatsu e il suo gruppo raggiungono l’isola degli elfi, trovandosi fin da subito a combatter con i suoi guardiani, spaventapasseri armati di falci, zucche zannute e fantocci di vimini. Lo scontro è duro, ma non impari e l’intervento di Shilke fa venire fuori chi guida gli artefatti animati: delle streghe come lei. Come si scopre, l’isola, oltre che la nazione degli elfi e di altre creature magiche, è anche il luogo dove vivono streghe e stregoni, preposti alla sua difesa. Uno dei Venerabili Maestri li accoglie e li informa del Grido del Mondo Spirituale, causato dal Falco di luce che sta distruggendo i sigilli terrestri, ovvero i Boschi degli Spiriti, luoghi dove colossali alberi crescono affondando le loro radici spirituali nell’Albero del Mondo, ostacolandone la crescita e impedendo che i suoi rami raggiungano il mondo reale; è così che si scopre la ragione dell’attacco alla casa di Flora, dove la maestra di Silke ha trovato la morte e Gatsu si è scontrato con la nuova Squadra dei Falchi. Distruggendo i sigilli, il Falco ha aumentato la forza dell’Albero che alterato la realtà: in cielo è sempre possibile vedere dei rami protesi, che altro non sono che quelli del leggendario Albero del Mondo che unisce paradiso, terra e inferi. Le sue azioni hanno creato una Strada del Drago, una gigantesca spaccatura che attraversa in profondità il mondo reale e spirituale e che conduce nelle profondità del mondo degli spiriti, ripristinando l’antico caos. Tutto questo perché il sogno di avere un suo regno, anzi di creare un unico regno, diventi realtà.
Come si evolveranno le vicende dopo l’incontro con il sovrano degli elfi lo si vedrà nei prossimi numeri, ma non mi sento di escludere che l’isola, dove cresce uno dei maggiori Boschi degli Spiriti, venga presa d’assedio dalle forze di Grifis e si arrivi a una sanguinosa battaglia tra Apostoli e Maghi, nonché un confronto tra Grifis e Gatsu. Una cosa che se avverrà, non sarà certo a breve, vista la modalità con cui lavora Miura.

1.
http://www.fantasymagazine.it/rubriche/18849/la-bonta-di-un-opera-non-sta-solo-nell-orig/

http://www.fantasymagazine.it/rubriche/18857/la-bonta-di-un-opera-non-sta-solo-nell-orig/

http://www.fantasymagazine.it/18858/la-bonta-di-un-opera-non-sta-solo-nell-originalita-berserk-34

http://www.fantasymagazine.it/rubriche/18859/la-bonta-di-un-opera-non-sta-solo-nell-orig/

Promozione 13-19 novembre

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Dal 13 al 19 novembre, L’Ultimo Potere e Jonathan Livingston e il Vangelo saranno in promozione sui vari store con uno sconto del 25 %.

News su Brandon Sanderson

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Mi spiace molto leggere il post di Luigi Prova, e proverò a dare una spiegazione nella speranza di trovare lettori in ascolto.
I dati di FB ci dicono che noi rispondiamo ogni sei ore di media all’83% dei messaggi.
Siamo quindi consapevoli di cosa vuol dire gestire un social, mantenendo sempre l’educazione e il rispetto verso i lettori o le lettrici.
Circa Brandon Sanderson in particolare, abbiamo pubblicato 12 romanzi, esclusi i tre con Robert Jordan, spaziando dai suoi y/a alla fantasy, alla fantascienza, lo abbiamo accolto lo scorso anno in Italia per Lucca Comics dedicandogli il tempo che merita e non abbiamo mai fatto mancare un suo titolo in vendita tra edizioni rilegate o tascabili.
Questo è sinonimo di come ci teniamo a lui e come siamo i primi a voler vedere i suoi libri pubblicati.
Se in questo momento non stiamo fornendo risposte è perché non ne abbiamo, siamo in attesa di ricevere notizie dai suoi agenti.
Come le avremo, vi faremo sapere.
Conosciamo bene il sito di Sanderson e i suoi avanzamenti dei vari romanzi in scrittura ma questo non si traduce in un’immediata pubblicazione in Italia.
Ci sono rapporti da rispettare con gli intermediari, un calendario editoriale, un tessuto di librerie da considerare, un lavoro commerciale da organizzare, insomma, c’è il lavoro di un editore.
Se questo per voi non è abbastanza e volete consegnare a lui una lettera che ci critica aspramente, non posso impedirvelo; dico solo che mi dispiace molto anche perché non ci siamo mai sottratti a una richiesta e a quanto ci risulta non ci sono mai arrivate petizioni.
Infine, per “Edgedancer”: c’è un’edizione americana voluta dallo stesso autore che lo colloca cronologicamente prima del terzo volume del ciclo “Stormlight Archive”, “Oathbringer”, e che è uscita da poco in America come libro singolo, un mese prima del terzo della serie che dovrebbe uscire a metà novembre.
Così facendo, l’autore fa in modo che il lettore non perda l’esatta cronologia degli eventi.
Non va bene neanche se seguiamo i desideri dell’autore stesso?
Spero di aver soddisfatto le vostre richieste e di aver placato un po’ i vostri animi.
Vi capisco molto bene, anche io da fan faccio fatica ad aspettare un nuovo libro di un mio autore preferito ed è anche per questo che ho cominciato a scrivere…

Sergio Fanucci

Risposta Fanucci su Brandon sanderson-1

Risposta Fanucci su Brandon sanderson-2

Questo è quanto scritto da Sergio Fanucci sulla pagina facebook della casa editrice in risposta alle proteste dei lettori per la mancanza di notizie riguardo le opere di Brandon Sanderson di prossima pubblicazione in Italia. Secondo l’editore, la responsabilità è degli agenti di Sanderson e per questo ha ritenuto di dover scrivere una lettera, soprattutto in seguito a un commento di un lettore (Luigi Prova). (Si fa notare a seguito di ciò che sul romanzo “Shadows of Self” della serie Mistborn di Brandon Sanderson , libro la cui uscita è stata annunciata da mesi e che doveva essere nelle librerie italiane in ottobre, ma che in America è uscito due anni fa, al momento non si sa ancora nulla).

Gentile Fanucci,
Vi scrivo dato che noi lettori abbiamo sempre cercato un dialogo ed ancora una volta proviamo a parlarvi in anticipo.
Vivendo in UK, a breve incontrerò il vostro scrittore Brandon Sanderson. Non so se mi verrà dato il tempo di parlargli di persona. In caso negativo, gli consegnerò una lettera (firmata da quasi 200 persone) in cui ho esposto i motivi per cui i suoi lettori italiani sono scontenti di Fanucci. Tra questi:
1) Totale disinteresse nel comunicare con i lettori. Fanucci sembra essere una casa editrice che non si è resa conto di essere nell’epoca dei social network, in cui è di fondamentale importanza avere un dialogo con i propri clienti. I lettori di Brandon Sanderson passano dal sito dell’autore in cui vi è una barra percentuale di tutte le opere cui sta lavorando, dal sapere la data di uscita di “Oathbringer” con un anno di anticipo, a voi. Dopo infinite richieste e petizioni abbiamo ottenuto una nota. Sono passati 6 mesi: niente ulteriori notizie, né date d’uscita, figurarsi pubblicazioni.
2) Ci piacerebbe una traduzione di “Shadows of Self”, “The bands of Mornings” e “Arcanum Unbounded”.
3) Ci sono voci di una possibile estrapolazione di “Edgedancer” dalla raccolta di “Arcanum Unbounded”: una vera offesa per tutti noi lettori di Brandon Sanderson
In conclusione della lettera è scritto anche che noi lettori italiani vorremmo che cedesse i propri diritti ad un’altra casa editrice italiana.
Mi dispiace davvero di essere arrivati a questo punto.

Proteste su opere italiane Brandon Sanderson

La situazione non è certo piacevole e magari si poteva anche evitare di arrivare a certe scelte. Ma se alle volte si arriva ad agire in un determinato modo, è perché si è stati esasperati da certi comportamenti: Fanucci oramai è conosciuta per una comunicazione non certo delle migliori (spesso non risponde a richieste e commenti, a tanti non ha mai risposto), oltre che per poca cura nelle sue traduzioni, per libri con numerosi refusi al suo interno, costi elevati, saghe mai concluse. Il discorso è lungo e ci sarebbe tanto da dire: se una serie vende poco, l’editore non investe ulteriormente su di essa e non la conclude (o la ristampa), perché il suo scopo è sempre e solo il guadagno, non può andare in perdita se vuole continuare a esistere; le traduzioni hanno il loro costo, anche se i traduttori spesso vengono pagati poco e hanno tempi stretti per concludere il lavoro; copertine, materiale cartaceo hanno naturalmente anche loro un costo e il loro ammortizzamento dipende da quanto si riesce a vendere.
Ognuno è libero di scegliere da che parte stare (quella dell’editore o quella del lettore), ricordando spesso che la verità sta nel mezzo. Una cosa però è certa: Fanucci o la si ama o la si odia. Personalmente, se un libro m’interessa e ha un prezzo consono e appropriato, lo acquisto, altrimenti, se reputo che la qualità del lavoro e il prezzo non sono adatti, non lo acquisto: sinceramente, ritengo che andare a toccare il lato economico sia l’unico modo per far capire certe cose a un imprenditore (tale è un editore), più di tanti bei discorsi o proteste (anch’io in passato ho fatto in quest’ultimo modo, ma non è servito a nulla; probabilmente non servirà nemmeno non comprare certe cose se il loro prezzo è alto, ma per lo meno non spenderò soldi).

Non si può più aiutare nessuno

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Sul sito di Bruno Bacelli c’è un articolo inerente quello che sta succedendo in Spagna riguardo la Catalogna: le motivazioni di questi eventi che stanno colpendo il paese non sono proprio chiare, mentre chiare invece sono le conseguenze, ovvero per niente positive. Quello della Catalogna non è l’unico tentativo di staccarsi da un corpo più grande: c’è già stato per esempio quello della Gran Bretagna dall’Europa, per non parlare dei continui discorsi che da tempo si sentono in Italia. Tentativi di ribellione per l’autonomia e l’indipendenza che spesso finiscono in un fallimento.
Non si può più aiutare nessuno, capitolo tratto da Il libro delle epoche di Igor SibaldiSecondo quando scritto nel Libro delle Epoche di Igor Sibaldi, tali fallimenti sono annunciati. Secondo l’autore, la storia è divisa in periodi, ognuno di sei anni, contraddistinto da determinate caratteristiche; quella in cui si sta vivendo, che va dal 2012 al 2018, è denominato Non si può più aiutare nessuno, un periodo che determina la fine di tutto ciò che è invecchiato, che non è più in grado di cambiare, e anche per il nuovo che non è ancora riuscito a cambiare e avrebbe bisogno di aiuto (1).
Vengono riportati diversi esempi di periodi uguali che si sono già incontrati nella storia, perché essi sono qualcosa di ciclico che si ripete con regolarità.
Nel 1796-1802 le coalizioni delle potenze europee, ormai arcaiche, venivano sconfitte una dopo l’altra da un gruppo di giovanissimi generali, tra i quali Napoleone Bonaparte. Le ribellioni fallirono: la rivolta di Liegi, la Rivolta irlandese contro il dominio inglese, la lotta di Toussaint L’Overture per l’indipendenza di Haiti.
Nel 1868-1874 ci fu la caduta del millenario Stato della Chiesa mentre l’Italia si andava formando; stessa cosa accadeva in Prussia, che si ritrovò a sconfiggere la Francia di Napoleone III, nostalgica del suo recente e glorioso passato. Ci fu la repressione della Comune di Parigi, per non parlare del tremendo Criminal Tribes Act, secondo il quale il governo britannico dichiarava centosessanta etnie indiane portatrici di incurabili impulsi criminali ereditari e perciò candidate all’estinzione forzata.
Il periodo che va dal 1940 al 1946 non ha bisogno di tante presentazioni, con la Germania nazista che devastava l’Europa, colpendo soprattutto popoli legati al suo passato remoto (britannici ed ebrei). Si ebbe il trionfo di potenze innovatrici, come gli Stati Uniti. Con Auschwitz e Nagasaki l’uomo scoprì nuovi e più profondi abissi di odio, ferocia e brutalità, che ancora oggi non è riuscito a comprendere, ma che continua a perpetrare.
Che dire del 2012-2018?
Che sta ripetendo lo stesso copione, basti pensare ai capi attuali degli Stati Uniti e della Corea del Nord, con il loro modo di fare sprezzante e arrogante che istiga all’odio e alla violenza. Si può credere o meno alle teorie dell’autore (l’esistenza del Soggetto Collettivo, della Bestia, che possono sembrare qualcosa di fantasioso ma che invece rappresentano aspetti della realtà, sono solo chiamati in altro modo), ma dinanzi ai fatti non ci si può tirare indietro: periodicamente si ripetono gli stessi errori. Il motivo è semplice: l’uomo non impara dai propri sbagli, senza contare che l’esperienza personale non può essere trasmessa alle generazioni successive, che devono imparare in prima persona gli errori compresi da chi li ha preceduti. In questo periodo si deve fare i conti con un’aggressività e una violenza (verbale e fisica) crescente. I mezzi d’espressione attuali (media, ma soprattutto i social) aiutano questa diffusione, hanno abbattuto le barriere e i freni che c’erano prima, dove si crede di poter dire tutto quello che passa per la testa, anche se sarebbe penalmente perseguibile (pensate a quello che dicono i politici italiani ai propri avversari, per esempio “Ti bruceremo vivo”). Purtroppo, ormai ci si è fatta l’abitudine e simili atteggiamenti vengono fatti passare come normalità, quando invece sarebbero da condannare e punire con la galera; è diventato qualcosa di così radicato che è difficile da estirpare. Come scritto da Sibaldi, forse è proprio vero che non si può più aiutare nessuno.

1. Libro delle Epoche. Igor Sibaldi. Frassinelli 2010 pag.136

Thor Ragnarok & Roll

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Copertina di Thor Ragnarok & Roll disegnata da Walter SimonsonAl cinema in questi giorni viene trasmesso Thor Ragnarok, la pellicola che vede come protagonista uno dei personaggi Marvel che negli ultimi anni ha trovato spazio sul grande schermo. Come ormai in tanti sapranno, la Casa delle Idee ha voluto immettere nel suo mondo un personaggio della mitologia vichinga: il figlio di Odino, il Dio del tuono e del fulmine, il più forte tra gli dei, l’unico capace d’impugnare il martello Miolnir. La mitologia vichinga non è solo famosa però solo per Thor e Odino: c’è il Valhalla, la residenza degli eroi uccisi; c’è Yggdrasill, l’albero che unisce e ripara i Nove Mondi; Fenrir, il feroce lupo.
E poi c’è Ragnarok, la battaglia finale tra gli dei e i giganti che porterà la fine del mondo. Tanti sceneggiatori e disegnatori della Marvel hanno messo questo scontro come evento principale della loro gestione nella testata dedicata a Thor. Una delle più famose e ricordate è quella di Walter Simonson realizzata tra il 1984 e il 1985. Inutile dire che, come sempre, fumetto e film seguono una propria strada, con i secondi che si limitano a prendere un poco di ispirazione dai primi.
Thor Ragnarok & Roll, storia ripubblicata qualche anno fa nella collana Supereroi Il Mito, comincia con il ritorno di Thor sulla Terra dopo che lo Scrigno degli Antichi Inverni è stato infranto. Thor, senza saperlo, sta subendo l’influenza magica di Lorelei, la sorella dell’Incantatrice, ma l’incanto non è abbastanza forte da fargli dimenticare la sua fedeltà ad Asgard, riportandovi l’elfo oscuro Malekith il Dannato, la causa della distruzione dello Scrigno. Oltre a scatenare l’inverno sul mondo, tale distruzione porterà l’apertura di un portale per far tornare Surtur, principe di Muspell, già una volta confinato da Odino e dai suoi fratelli Vili e Ve, sacrificatisi per impedire a Surtur e i suoi demoni d’invadere gli altri mondi. Ora il principe di Muspell vuole invadere Asgard per dare fuoco alla Spada del Fato con la Fiamma Eterna e così dare fuoco a tutti i nove mondi.
Sulla Terra si scatena una paurosa battaglia tra le schiere demoniache e gli eserciti di Asgard e della Terra, a cui si uniscono i Vendicatori assieme agli altri supereroi. Intanto ad Asgard si svolge l’epica battaglia tra Odino e Surtur, a cui si uniscono anche Loki e Thor; una battaglia vittoriosa, ma che richiederà un sacrificio.
Thor Ragnarok & Roll è una storia dal respiro epico, che ambienta battaglie del passato nel presente, facendole rivivere in ambientazioni sia moderne sia antiche. Walter Simonson ha saputo creare una storia dal buon ritmo, alla cui trama principale s’intrecciano sottotrame e intrighi che verranno sviluppare negli eventi a seguire; oltre al Ragnarok, queste storie segnano il distacco di Thor dal suo alter ego umano, il dottor Donald Blake. Ma nelle sue storie non c’è solo dramma ed epicità, ma anche poesia, come ben mostrato nel capitolo Cuori di ghiaccio o i miei giorni con Thor, che vede ai disegni il bravo Sal Buscema, dal tratto più morbido di quello usato da Simonson. I colori usati sono vividi e ben si addicono alla storia narrata.
Sicuramente Thor Ragnarok & Roll non è un capolavoro del fumetto, ma è una piacevolissima lettura per chi è appassionato di supereroi e mitologia vichinga.